CHIESA - PARROCCHIALE
Collegiata di Santa Maria della Presentazione
La mattina del 12 dicembre 1720, il vescovo, accompagnato dai convisitatori e dai suoi famigliari, recitato l’itinerario nella chiesa parrocchiale di Carbognano, si incammina verso Vignanello, feudo del principe Ruspoli e, al suo arrivo, nel palazzo dello stesso principe, indossa le vesti pontificali e, preceduto dal Clero e sostenendo il baldacchino il governatore e i priori, si reca alla chiesa di San Giovanni, in sostituzione della chiesa parrocchiale, la quale, per pietà del suddetto principe, è in ricostruzione dalle fondamenta, in una forma più ampia. Alla porta della suddetta chiesa di San Giovanni, ricevuto da don Marco Salvatori, uno dei due parroci, bacia la croce e, dopo la solita incensazione e le preghiere, impartisce la benedizione solenne al Popolo; in seguito riceve l’obbedienza dal Clero, tiene un sermone sulla sacra visita, fa l’assoluzione dei Defunti e celebra la messa.
Visita poi il Santissimo Sacramento conversato in due pissidi e, dopo le preghiere, con Quello benedice il Popolo. Ordina di rinnovare i conopei di seta delle stesse pissidi, di adattare il corporale alla misura della custodia, di dorare la chiave e di fare un vasetto, almeno d’oricalco, con coperchio, per la purificazione delle dita dopo la comunione, il tutto entro tre mesi, pena le sanzioni previste.
La sera, nella stessa proparrocchiale, il vescovo spiega la dottrina cristiana ai pargoli e il catechismo agli adulti per preparare i primi al sacramento della confermazione e gli altri alla comunione generale, comunicando che tale esercizio si sarebbe svolto tutti i giorni dopo i vespri.
Al mattino di venerdì 13 dicembre, il vescovo si reca alla suddetta proparrocchiale e, celebrata la messa, prosegue la visita.
Il fonte battesimale è a norma.
Gli Oli santi si conservano provvisoriamente nel medesimo fonte e sono parimenti a norma.
Anche le reliquie – per le quali il vescovo chiede di trasmettere la nota – si conservano similmente in deposito in questa chiesa e risultano a norma.
La chiesa parrocchiale, angusta e di umile struttura, era dedicata alla Beata Vergine Maria, e l’innata pietà del principe Ruspoli attualmente la sta facendo ricostruire in forme più grandi e, poiché nella vecchia c’erano molti altari e legati annessi agli stessi, il vescovo ha ordinato di annotare i loro titoli e gli oneri delle messe affinché nella nuova si possano assegnare i medesimi legati e oneri agli altari da costruire. Gli altari erano i seguenti: l’altare maggiore, del Santissimo Nome di Gesù, di San Giovanni Battista o del Santissimo Rosario, dei Santi Angeli Custodi, di Santo Stefano, di Santa Monica, dello Spirito Santo, di Santa Lucia, di San Bernardino da Siena, dell’Assunzione della Beata Vergine, della Madonna del Carmine e del patrono San Biagio.
Sull’altare maggiore era eretta la confraternita del Santissimo Sacramento, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva di Roma, i cui confratelli usano vesti di colore rosso, con l’onere di fornire il detto altare di cera e delle suppellettili durante tutto l’anno, anche in occasione del viatico per gli infermi. L’ospedale invece somministrava l’olio per la lampada. Essendo stato smarrito il catasto dei beni della detta confraternita, il vescovo ordina di adunare gli officiali alla sua presenza al fine di provvedere all’indennità della detta confraternita e, nel frattempo, di render conto. La confraternita è tenuta a far celebrare annualmente ventiquattro messe per Domenico Vannocci, dieci per Domenica Bonifica, sei per Tommaso Nobili, quattro per Rosa Tranquilli, dieci per Biagio Cagnoni, due per Luca Cilla. La stessa confraternita paga 3 scudi ai parroci per la recita della corona delle Piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo, il quale pio esercizio si esplica dai medesimi parroci ogni venerdì.
L’altare del Santissimo Nome di Gesù era mantenuto dalla confraternita secolare omonima con l’onere di far celebrare ogni anno dodici messe. Il vescovo chiede di render conto e di informarlo dell’adempimento. Sull’altare c’era un legato di Dianora Grilli, con l’onere di messe quarantacinque, il cui rettore è don Pietro Troili, al quale si domanda conto dell’adempimento e di annotare nell’inventario dei beni i nomi dei notai, il giorno e gli anni nei quali i censi furono creati.
L’altare dei Santi Giovanni Battista e Leonardo o del Santissimo Rosario era di diritto della famiglia Tabacchini che era tenuta a far celebrare ogni anno dieci messe lette e due cantate – ossia una nella festa della Natività di san Giovanni Battista e l’altra nella festa di san Leonardo. In esso era eretta la confraternita del Santissimo Rosario, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva, i cui beni sono amministrati dai suoi officiali, ai quali il vescovo chiede di render conto della loro gestione. La confraternita era tenuta a far celebrare quaranta messe per Virgilio Speranza e sua moglie Rosa, diciotto per Rosa Tranquilli e Clerio Baldassarre, dieci per Bernardina Ciambella, centottantatré a giorni alterni per l’anima di Clerio Baldassarre. C’era anche un legato di tante messe all’anno alla ragione di 3 giuli – frutti di un censo in sorte di 652 scudi – per l’anima di Francesco Cerasoli, il cui rettore è don Giuseppe Cerasoli, al quale il vescovo intima di aggiungere i nomi dei notai e le date degli atti nella nota dei censi e di informarlo dell’adempimento. C’era inoltre un legato di quarantacinque messe per l’anima di Eleonora Grilli, il cui rettore è don Pietro Troili. Tre volte la settimana si recitava il santissimo rosario con le litanie – ossia nei giorni di domenica e mercoledì e sabato dai parroci, ai quali la confraternita corrisponde scudi sei; similmente si recitavano le litanie ogni giorno per legato di Cecilia Lelli – ossia durante l’Ottava di Pasqua di Resurrezione, della Pentecoste, del Corpo di Cristo e durante l’ottava delle sei festività della Beata Vergine. La confraternita faceva cantare una messa, con primi e secondi vespri, la prima domenica di ottobre, nel qual giorno si fa una processione generale ed ogni prima domenica del mese, oltre alla processione, faceva celebrare delle messe lette per i confratelli defunti e sei anniversari per i medesimi, uno durante ciascuna ottava delle festività della Beata Vergine Maria.
Sull’altare dei Santi Angeli Custodi era eretta la confraternita omonima, aggregata all’arciconfraternita di Roma il 13 settembre 1685, i beni della quale sono amministrati dai suoi officiali, ai quali il vescovo chiede conto della loro gestione. La medesima confraternita era tenuta a far celebrare centottantatré messe a giorni alterni, da parte dei parroci, e quattro messe la settimana, celebrate da don Giacomo Serdominici, per l’anima di Clerio Baldassarri.
L’altare di Santo Stefano era già di diritto della famiglia Pazzaglia e gli eredi di Domenico Pazzaglia erano tenuti a far celebrare ogni anno trentasei messe, ma, essendo cessata la celebrazione da molti anni, con la supposizione che non fosse stata costituita la dote, il vescovo intima al vicario foraneo di indagare e riferire al fine di provvedere.
Sull’altare di Santa Monica era eretta la confraternita omonima che manteneva l’altare coi frutti dei beni amministrati da un camerlengo. La confraternita era tenuta a far celebrare dodici messe per Cleria o Cecilia Lelli, ventuno per Domenico Mancini e sei per Bernardina Tabacchini.
L’altare dello Spirito Santo era di diritto dell’ospedale dal quale era mantenuto e che lì faceva celebrare dodici messe all’anno. Gli eredi di Giacomo Scorzi erano tenuti poi a far cantare una messa nella festa di Ognissanti.
Sull’altare di Santa Lucia, per obbligazione dei parroci, si celebravano dodici messe all’anno per l’anima di Vincenzo Rosati.
L’altare di San Bernardino da Siena fu eretto da Giulio Calvani, con l’onere di due messe la settimana per l’anima dello stesso fondatore. Il rettore era don Francesco Grasselli, al quale il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento. Gli eredi del detto fondatore, inoltre, erano tenuti a far celebrare una messa solenne con vespri e tante le messe lette nella festa del santo titolare e, il giorno seguente non impedito, una messa cantata con tante messe lette e un responsorio per i defunti. Il predetto cappellano don Francesco Grasselli era tenuto a celebrare dodici messe per legato di Marzio Pallassara, come per istrumento del 9 giugno 1707, rogato dal notaio Paolo Loppi, come anche, per legato di Caterina Paoletti, tante messe quanti saranno i frutti di un castagneto, alla ragione di 2 giuli, e dodici messe per un canone o livello su di un pezzo di terra in contrada Sotto il Ponte della Porta Piccola. Il vescovo chiede al medesimo rettore e a chi di diritto di informarlo dell’adempimento. Poiché, poi, presso Andrea Rosini si trovano alcuni mobili profani spettanti al detto altare, monsignor Tenderini ordina di consegnarli a don Francesco e a Giovanni Grasselli, presunto patrono, al fine di venderli e utilizzare la somma per la ricostruzione del medesimo altare. Il vescovo Aleotti assegnò detto altare alla confraternita secolare del Santissimo Nome di Gesù.
Sull’altare dell’Assunzione della Beata Vergine era eretta l’omonima confraternita laicale, che era tenuta a far celebrare otto messe all’anno per Arvello Chiodi. Il vescovo intima agli officiali di esibire l’inventario dei beni, di render conto e di informarlo dell’adempimento. C’era anche un legato di Domenico Vittori, con la dote come da testamento rogato il 16 febbraio 1701 e con l’onere di tre messe la settimana da celebrarsi particolarmente nelle feste di precetto dopo la messa cantata, per comodo del Popolo. Il cappellano era don Giuseppe Olivieri, al quale si chiede di trasmettere la nota dei beni e di informare dell’adempimento.
Sull’altare della Madonna del Carmine e di San Biagio protettore era eretta la confraternita omonima, i cui beni sono amministrati dai suoi officiali, ai quali si ingiunge di render conto. La medesima confraternita era tenuta a far celebrare quattro messe all’anno per l’anima di Giulia di Meschino Chiodi. C’era anche un legato di quarantacinque messe, come si è detto nella visita dell’altare del Santissimo Rosario. Furono eretti parimenti due legati o benefici dal fu Lorenzo Mancini e da sua moglie: il primo con l’onere di quattro messe la settimana, il cui rettore è don Domenico Tomai; l’altro con l’onere di celebrare tre volte la settimana – ossia la domenica dopo la messa cantata e il lunedì e il mercoledì per le anime dei suddetti coniugi -, il cui rettore è don Domenico Anselmi. Le messe assegnate ai detti altari, al presente, sono celebrate nella chiesa di San Giovanni Decollato, destinata temporaneamente a parrocchiale.
Riguardo le sacre suppellettili, il vescovo ordina di restaurare la pianeta di seta intessuta in oro, la pianeta di diversi colori e l’altra di colore verde e i manipoli delle dalmatiche di colore rosso, il piviale bianco per il trasporto del viatico agli infermi, di confezionare un piviale di colore viola e di descrivere tutte le sacre suppellettili nell’inventario. Trova un calice sospeso e lo lascia in tale stato finché non si sia dorato. Per i due messali, dispone di inserire i nuovi canoni e ne sospende uno. Per la confraternita del Santissimo Sacramento, comanda di provvedere all’ombrello per il trasporto del viatico agli infermi.