CHIESA
Chiesa e convento di San Sebastiano
La mattina del 16 dicembre 1720, il vescovo si reca alla chiesa di San Sebastiano, sottoposta alla giurisdizione dell’ordinario in virtù di un decreto di Innocenzo X, e, ricevuto alla porta dal padre guardiano e dai frati, celebra la messa all’altare maggiore.
Dopo aver recitato le solite preghiere, benedice solennemente il Popolo.
L’Olio degli Infermi si conserva a cornu Evangelii dell’altare maggiore.
Sotto il detto altare riposa il corpo di san Felice martire in un’urna molto ben fatta.
I padri sono tenuti a celebrare le seguenti messe: due la settimana, per legato di Lucrezia Frezza, una il lunedì e l’altra il mercoledì; venti all’anno per l’anima di don Pompeo Paolocci; una al mese per Domenico Paoletti; cinque all’anno per Bernardina Ciambella; ventitré per Lucia Pacelli e una messa cantata con altre lette per Lucia Pacelli, dopo la festa di sant’Antonio di Padova.
Nell’ottava di san Bernardino da Siena e sull’altare del medesimo santo, già esistente nella chiesa parrocchiale, facevano celebrare tante messe da altrettanti sacerdoti con anniversario e messe lette.
Nella solennità della Natività del Signore, corrispondono 15 baiocchi ai parroci, per legato di Vincenzo Gessi.
Il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento.
Visto l’altare, ordina di coprirlo con tela cerata e stragola.
Sull’altare di Sant’Orsola c’è un legato istituito da Clerio Baldassarre, con la dote di un censo in sorte di 450 scudi e con l’onere di celebrare messa ogni lunedì e venerdì e una messa cantata nella festa della santa titolare con un anniversario il giorno seguente.
Anche per questo altare, si raccomanda di coprirlo di tela cerata e stragola.
L’altare degli Agonizzanti è di diritto della famiglia Annesi e vi sono i seguenti legati: uno di tre messe all’anno istituito da Bernardino Annesi, come per testamento rogato nel 1718 da Cenzio Loppi; un altro di tante messe quanti saranno i frutti di un arboreto, alla ragione di 3 giuli a messa per l’anima di Francesca Pacelli; un altro di otto messe istituito da Cipriano Annesi, come risulta dalla prima visita del vescovo Aleotti, a carico degli eredi, ai quali si chiede di informarlo dell’adempimento, rilasciando altrimenti un mandato esecutivo contro i medesimi.
L’altare di Sant’Antonio di Padova fu decorato dalla pietà del principe. Vi è un legato di una messa la settimana per Lucia Pacelli, adempiuto dai padri del convento.
L’altare del Santissimo Crocifisso era di diritto di Giovanni Baldassarra, che, il 4 novembre 1692, con istrumento rogato da Pietro Paolo Ciambella donò al medesimo altare un censo in sorte di 200 scudi con l’onere per i frati di celebrarvi ogni mercoledì con un anniversario durante l’ottava d’Ognissanti per l’anima di Giulia, sua moglie, e secondo l’intenzione.
Nell’oratorio sotterraneo, ci sono i sepolcri dei principi defunti e c’è un unico altare di marmo sul quale non si celebra, ma soltanto si conserva il Santissimo Sacramento il Venerdì Santo.
Su uno dei confessionali si ordina di porre le grate di ferro o di oricalco.
Il coro è a norma, la sagrestia sufficientemente munita e la chiesa nel suo complesso decentemente ornata e custodita.
Nel convento dimorano il guardiano padre Giuseppe Maria de Angelis, sacerdote, di anni 42, padre Giacinto de Smit, sacerdote, di anni 60, padre Ludovico Cavalieri, di anni 50, padre Matteo Magni, sacerdote, di anni 43, fra Antonio Maria Bobbi, laico, di anni 50, fra Felice Risinchio, laico di anni 40.
Anche il convento risulta a norma.