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CHIESA

Chiesa della Madonna del Ruscello

Al mattino dell’8 giugno 1720, il vescovo si reca alla chiesa della Madonna del Ruscello dove, dopo aver celebrato la messa e fatto l’assoluzione dei defunti, procede alla visita.

Dopo le preghiere, venera il Santissimo Sacramento che si conserva sull’altare maggiore, in una pisside d’argento; lo trova a norma e con Quello benedice il Popolo.

Ordina di porre una croce su una delle cassette delle reliquie e sull’altra di aggiustare i vetri, con l’assistenza del vicario foraneo e del cancelliere, e di trasmettere la nota.

Sull’altare maggiore si venera la devotissima immagine della Vergine e, per il culto della detta sacra immagine e l’adempimento delle messe, ha quattro cappellani i quali sono tenuti a celebrare, ogni anno, tre messe per l’anima di Lorenzo del fu mastro Giulio, venti per Vittore Ricciardi, dodici per Bastiano Troncarelli, dodici per Flora Parisi, dodici – ossia una al mese – nella chiesa di Santa Maria della Salita, quindici per l’anima di Lucrezia Troncarelli, ventiquattro per Domenico Narduzzi, trentasei per Lucrezia Quattromaglie, due per Francesco Paolocci, trentasei per Vittore Chiricozzi, quaranta per il capitano Giacomo Petrucci, cinquantasette per Clemenza da Gallese con un anniversario durante l’anno, trentaquattro per Ottavio da Vetralla con un anniversario, dodici per Vittore Pasquali, trenta per Giovanni Nardi, quattro per don Sebastiano Pacelli, sei per Giacoma Rensetti, cinque per Sebastiano Vannuzzi, dieci per Anselmo Pasquali, dodici per il dottor Antonio Sprega, settantadue per il notaio Lorenzo Pelazzi, sei per Vincenza Pizzana.

 dodici per il dottor Pietro Sprega, venti per l’alfiere Domenico Petrucci, due per Pietro Arigli e moglie, diciannove, con un anniversario, per il notaio Carlo Petrucci, ventuno per don Francesco Troncarelli, ventidue per Lorenzo Petrucci, diciannove, con un anniversario, per Domenico Sprega, ventidue, compreso un anniversario, per Lorenzo Agostini. C’è anche un beneficio di patronato di Angelo Caldarozzi, per il quale il vescovo Aleotti deputò quale economo don Bartolomeo Ercoli, con l’onere di celebrare tante messe in ragione dei frutti, tuttavia, poiché don Bartolomeo, ha supplicato di deputare un altro economo per oneri incompatibili, il vescovo acconsente e deputa don Pier Giovanni Troncarelli, con tutti gli onori e oneri e ordina al suddetto don Bartolomeo di informarlo dell’adempimento delle messe celebrate. C’è poi un altro legato istituito da Pier Vittore Ciprianetti, con l’onere di celebrare tante messe alla ragione di 20 baiocchi ciascuna, il cui rettore è lo stesso don Bartolomeo Ercoli, vita natural durante, e, dopo la sua morte, i beni dovranno tornare alla chiesa, col predetto onere. Esaminato l’altare, risulta sufficientemente provvisto e si comanda solo di coprirlo con tela cerata e stragola per conservare pulite le tovaglie.

L’altare di Santa Barbara è di diritto della famiglia Falaschi e vi è eretto un beneficio con l’onere di tre messe alla settimana e un anniversario per i fondatori e altre quindici messe durante l’anno per l’anima di Isabella Falaschi. Il rettore è don Cesare Ianni, al quale si chiede conto dell’adempimento. Visto l’altare, il vescovo comanda di spostare in avanti di tre dita la pietra sacra, di provvederlo di candelabri con vasetti di fiori almeno dipinti decentemente, di nuove tabelle dei Secreta, di un piccolo leggio per il messale, di tela cerata e stragola entro tre mesi, sotto pena della sospensione.

Sull’altare della Santissima Annunziata, già di diritto della famiglia Petrucci, poi Floriani, è eretto un beneficio con l’onere di due messe alla settimana, al quale, nell’erezione, fu assegnata la dote di 40 scudi in sorte contro Gaudenzio Lucarelli e altri, con la condizione che il cappellano dovesse spendere per la manutenzione della cappella il frutto dei 100 scudi annui del medesimo beneficio. Giovanni Petrucci lasciò 200 scudi con l’onere di celebrare tante messe alla ragione dei frutti. Il rettore è don Giacinto Butironi da Ronciglione, al quale si intima di informare riguardo all’adempimento. Esaminato l’altare, si ordina di spostare in avanti la pietra sacra di tre dita e, poiché il beneficiato ha tralasciato di erogare la somma destinata per gli ornamenti, il vescovo fa sequestrare il denaro nelle mani dei Lucarelli, finché non si sia esibito lo stato e non si sia reso conto, coperto l’altare con tela cerata e stragola e munito delle altre cose necessarie.

Sull’altare dei Santi Giovanni e Giacomo, di diritto della famiglia Paesani, è eretto un beneficio con l’onere di due messe alla settimana, comprese dodici messe per l’anima di Sebastiano Paesani e altre dieci per l’anima di Cesare Paesani. Il rettore è don Giuseppe Paesani, al quale il vescovo chiede conto dell’adempimento. Visto l’altare, ordina di spostare in avanti la pietra sacra di due dita e di coprirlo con tela cerata e stragola entro un mese.

L’altare del Santissimo Crocifisso è di diritto di Andrea Agostini e vi è eretto un beneficio o legato con l’onere di due messe alla settimana, come anche di una messa cantata con tre lette nella festa della Santa Croce del mese di maggio e un anniversario nel giorno seguente. Il rettore è don Lorenzo di Nicola Agostini, al quale si ingiunge di informare dell’adempimento. Gli eredi di Francesco Foca sono tenuti a far celebrare una messa cantata nelle feste dei Santi Giovanni Evangelista e Barbara e a mantenere la lampada per tutte le domeniche e feste solenni ma, siccome nella visita del vescovo Aleotti, che ordinò di sequestrare i beni dell’erede di Antonio Foca per l’adempimento e concesse la licenza di vendere un bosco ceduo, con l’onere tuttavia di provvedere l’altare di un nuovo paliotto di seta di diversi colori, con due cuscini simili, previo restauro del paliotto attuale, e di nuove tabelle dei Secreta dorate, non essendo stati adempiuti i suddetti decreti, monsignor Tenderini li reitera e intima di eseguirli fedelmente. Visto l’altare, ordina di provvederlo delle suddette tabelle dei Secreta, di tela cerata e stragola, di spostare in avanti la pietra sacra di tre dita, il tutto entro un mese.

L’altare sotterraneo dev’essere provvisto di pietra sacra, di tela cerata e stragola e, nel frattempo, si proibisce di celebrarvi.

Bisogna poi realizzare un altro confessionale simile a quello già esistente.

Tanto la sagrestia quanto la chiesa nel suo complesso risultano a norma.

I beni della chiesa sono amministrati da degli officiali, ai quali si chiede conto della loro gestione.

I quattro cappellani celebrano messe ventidue al mese per ciascuno, con l’applicazione del sacrificio per l’adempimento dei legati. Ogni sabato, domenica e festa di precetto e nelle feste della Beata Vergine – anche per devozione – sono tenuti a celebrare sul loro altare; le altre messe invece, sono arbitrarie riguardo al giorno. Per comodo del Popolo, uno dei cappellani celebra una messa dopo il sorgere del sole e un altro verso mezzogiorno. È loro obbligo celebrare solennemente ogni sabato, domenica e festa di precetto e anche nelle feste della Beata Vergine Maria per devozione, con primi e secondi vespri. Nei sabati e nelle feste della Vergine, dopo i vespri, si devono recitare le litanie, alle quali si recano in processione i confratelli della confraternita del Gonfalone e gli scolari. I cappellani sono tenuti anche ad ascoltare le confessioni nella stessa chiesa, soprattutto nei giorni di sabato, domenica, nelle feste di precetto e in quelle mariane, come anche ad assistere all’esposizione del Santissimo Sacramento che si fa negli ultimi giorni di carnevale o in altri per devozione. La chiesa somministra a ogni cappellano non confessore 36 scudi, ai confessori, invece, 40 scudi. A quello poi che esercita il ruolo di sacrista 50 scudi e se è confessore 54 scudi e a ciascuno dà la comodità di abitare nelle stanze della detta chiesa. Paga di salario all’organista o maestro dei musici 50,30 scudi con due barili di vino e l’onere di mantenere a proprie spese i cantori necessari in occasione delle festive mariane, della seconda domenica di agosto, di Sant’Anna e della prima domenica di giugno.

Vi sono anche due chierici inservienti, col salario di 8 scudi ciascuno, vesti e calzari.

Tutti i suddetti ministri ricevono il compenso dall’esattore che, similmente, riceve il salario di 27 scudi, ma non lo corrisponde se non con la bolletta del cancelliere sottoscritta dal priore della chiesa.

Il cancelliere percepisce 12 scudi.

La congregazione è costituita da dodici uomini e deputa gli officiali, ma non può eleggere come esattore o priore o per qualunque altro ufficio i debitori della chiesa.

Il vescovo, per il buon governo, conferma i decreti del vescovo Aleotti e ordina di non ammettere l’esattore all’esercizio dell’ufficio, se non dopo aver prestato l’idonea fideiussione, approvata prima dagli uomini della congregazione per voti segreti, sotto pena della scomunica e con la dichiarazione che gli approvanti siano tenuti sempre del proprio, tanto per l’esattore quanto per il fideiussore.

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