CHIESA
Chiesa della Madonna della Pieve
L’annesso convento dei Minori conventuali di San Francesco, fu soppresso in virtù della costituzione di Innocenzo X sui conventini e la chiesa fu concessa, con l’onere di mantenerla, alla Mensa vescovile.
Sull’altare di Santa Maria, già per obbligazione dei frati, si celebravano centocinquantasette messe per le anime dei benefattori, il quale incarico è oggi ottemperato da don Lorenzo Agostini a spese della Mensa, parte su questo altare e parte sul maggiore e sull’altro di San Francesco. Tuttavia, ignorandosi i loro nomi, il numero delle messe fu ridotto in passato, come risulta anche dalla visita del vescovo Aleotti.
In virtù del testamento di Giovanni Agostini, si celebra quotidianamente, a spese della Mensa, e i cappellani attuali sono don Domenico Troncarelli e don Pacello Pacelli, che celebrano a settimane alterne e ai quali è stato chiesto di dare informazioni riguardo all’adempimento. Visto l’altare, essendo le pitture laterali indefinite, il vescovo ha ordinato di imbiancare le pareti e di provvedere a nuove tabelle dei Secreta e alla tela cera e stragola.
La confraternita delle pie donne sotto il titolo di Sant’Orsola si prende cura dell’omonimo altare e lo mantiene, in parte con le elemosine e in parte colle rendite di una modica somma, la cui nota è stata esibita dalla santesa Lucia Pacelli. Esaminatolo, lo si è trovato sufficientemente provvisto.
Riguardo all’altare maggiore, si è comandato di restaurare il baldacchino, di provvedere a un paliotto almeno di corame, alla tela cerata e stragola e alle tabelle dei Secreta.
Sull’altare di Santo Stefano, per voto e obbligo della Comunità, si canta la messa nelle feste di San Barnaba e di Santo Stefano. Si è raccomandato di munirlo di paliotto e di tela per coprirlo.
Riguardo all’altare di San Francesco, si è ordinato di provvedere al paliotto.
Essendo poi le tabelle dei Secreta fissate sugli altari, per evitare che si rovinino, il vescovo ha disposto di provvedere a due tabelle amovibili che, dopo la celebrazione della messa, siano conservate dall’eremita o custode della chiesa.
Si è poi ingiunto di restaurare la pianeta di diversi colori e di farne una dalle due nere e di provvedere a un messale per i defunti.
Il corpo della chiesa è stato trovato a norma.
All’eremita, fra Pietro del fu Lorenzo Porchiaroni da Vallerano, di sessant’anni, il vescovo ha raccomandato la pulizia e la custodia della chiesa.