CHIESA
Chiesa del Crocifisso
Il 7 giugno 1720, il vescovo, di buon mattino, accompagnato dai convisitatori, si reca alla chiesa della Madonna di Cava Cignali o del Santissimo Crocifisso, distante da Vallerano circa due miglia, e qui giunto, prima celebra all’altare del Santissimo Crocifisso, poi la visita.
Sul suddetto altare, si conserva il Santissimo Sacramento in una pisside d’argento, la quale esaminata, dopo le preghiere consuete e la benedizione, si ordina di dotare di un conopeo decente. Vi si venera un Crocifisso, di massima devozione presso i Popoli circonvicini. I beni e le rendite – ascendenti alla somma di 200 scudi circa – sono amministrati dall’economo don Bartolomeo Ercoli, al quale si chiede conto della sua gestione.
Coi frutti, si mantengono due cappellani, uno dei quali – al presente don Giovanni Foscali – vive lì stabilmente, con la provvigione annua di 54 scudi e con l’onere di celebrare ogni mese ventisei messe e di ascoltare le confessioni, che al presente è don Giovanni Foscali.
Il numero delle messe fu stabilito per decreto del vescovo Gozzadini, che diede licenza di investire il denaro offerto dai fedeli in un censo di 600 scudi a carico degli eredi di Curzio Agostini, come per istrumento del 7 settembre 1640 rogato da Giacomo Scotini, notaio di Civita Castellana e cancelliere vescovile, quale censo fu successivamente estinto e investito in un altro censo. C’è anche un legato di sessanta messe istituito da Germano Loreti con testamento rogato il 3 novembre 1669 per gli atti di Marcello Peretti, con l’onere di celebrare tante messe quante sarebbero state stabilite dal vescovo e, essendo stati investiti 100 scudi in un censo a carico di Lorenzo Lucarelli con istrumento del 30 maggio 1701, rogato dal medesimo notaio, e altri 50 scudi alla ragione del 4%, il vescovo stabilisce che, in futuro, si celebrino, riguardo tale legato, trenta messe all’anno, alla ragione di 2 giuli a messa, in virtù della tassazione dei legati perpetui stabilita da Urbano VIII e osservata dalla Congregazione del Concilio, e ordina di annotare il suddetto legato nella tabella degli oneri della chiesa.
Riguardo all’altare, si comanda di eseguire i decreti dei vescovi predecessori ossia che dinanzi al sacro simulacro si pongano dei cristalli o vetri, e, inoltre, si intima di meglio dipingere l’immagine dello stesso sulla tela che copre il sacro simulacro, di spostare in avanti la pietra sacra di mezzo palmo e di coprire la mensa con tela cerata e stragola entro un mese. Essendo l’eredità di don Cesare Petrucci, già economo, gravata da un debito notevole eccedente i 1.000 scudi, come per sentenza della Curia Romana alla quale l’erede Domenico Andrea Petrucci interpose appello, il vescovo esorta paternamente lo stesso alla soddisfazione del debito, confidando che, prima della chiusura della visita, si possa comporre il negozio con la dilazione competente.
Gli altari di San Vito e di Sant’Egidio sono privi di oneri di messa e si mantengono con le rendite del Santissimo Crocifisso. Si comanda di coprirli di tela stragola.
Sull’altare della Santissima Annunziata, è eretto un beneficio semplice, con l’onere di tre messe solenni all’anno – una nella festa dell’Annunciazione, un’altra il lunedì di Pasqua, la terza la prima domenica di settembre -, nei quali giorni, per devozione, il Clero e il Popolo si recano alla chiesa in processione. Il rettore è don Felice Molini, romano, al quale il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento. Riguardo all’altare, ordina di provvederlo di una croce d’oricalco, di un paliotto di diversi colori – almeno di corame -, di un piccolo leggio per il messale, di tela cerata e stragola e di conservare le sacre suppellettili nella sagrestia del Santissimo Crocifisso.
Bisogna apporre sui confessionali il sommario della Bolla In Coena Domini e le sacre immagini dalla parte del penitente.
In sagrestia è necessario aggiustare la pianeta di colore rosso, quella violacea e l’altra di diversi colori e provvedere alle borse violacea, rossa, verde e nera entro un mese e alla carta preparatoria.
In merito al corpo della chiesa, il vescovo ordina di munire le finestre di vetri e di aggiustare i tetti e le porte nelle parti danneggiate.
Oltre al suddetto cappellano residente, c’è un altro cappellano con l’onere di celebrare ogni domenica e festa di precetto e ascoltare le confessioni e celebrare sessanta messe per legato di Germano Lauretti, ma, essendo stato fissato a trenta messe, le rimanenti si celebrano grazie elemosine manuali avventizie. A questo secondo cappellano – al presente don Bernardino Colavalle da Carbognano -, l’economo corrisponde 18 scudi all’anno. Per la fedele amministrazione delle suddette elemosine, il vescovo ordina di tenere un registro dove annotare sia ciò che si troverà nella cassetta sia ciò che sarà offerto manualmente dai fedeli per la celebrazione, così da poterlo informare dell’adempimento.
Presso la chiesa, vive anche l’eremita fra Biagio, per il servizio e la custodia della medesima, con la provvigione di 8 scudi all’anno, al quale monsignor Tenderini raccomanda la cura e la pulizia degli ambienti e degli altari. Prescrive, inoltre, che nelle stanze non si accolgano contumaci e che si rimuova interamente il fieno attualmente presente nelle stesse, pena le sanzioni previste.