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CHIESA

Chiesa e convento della Madonna delle Grazie

Il 17 novembre 1719, il vescovo, dopo essersi ristorato, si reca alla chiesa della Madonna delle Grazie, distante un miglio dal centro abitato e retta dai Gerolamini, residenti nel convento annesso, e sotto la giurisdizione del vescovo, in virtù del decreto di Innocenzo X, come anche di un breve del 1619. Ricevuto, secondo l’uso, alla porta della chiesa da padre Giambattista Gatta, monsignor Tenderini avanza verso 1’altare maggiore e, fatta l’assoluzione dei defunti, inizia la visita.

Il Santissimo Sacramento si conserva sull’altare maggiore nella forma e modi opportuni.
L’Olio degli Infermi, invece, è custodito a sinistra dello stesso altare.

Vi sono i seguenti oneri annuali: centocinquantasei messe per Tarquinio Graziadio – ossia tredici messe al mese; dodici messe in perpetuo per Giovanni Ridolfi e dodici messe per cinquant’anni, garantite da una casa davanti la fontana di Rignano.

Michel’Angelo Terenzi, con suo testamento del 17 Giugno 1622, rogato da Ilario Bini, dispose di dare ai padri 50 scudi con l’onere di quaranta messe all’anno, ma, non essendo ancora stata versata tale cifra, il vescovo dispone di sollecitare don Carlo Gentile, dimorante in Roma, per ottemperare alla disposizione del testatore e render conto dell’adempimento delle altre messe.
L’altare di Sant’Anna è stato costruito e fornito decentemente dai coniugi Silvestro e Virginia Selvaggi ed è abbondantemente fornito di sacre suppellettili.

L’altare di Santa Monica si mantiene con le elemosine delle pie donne ascritte alla confraternita della Cintura che partecipano alla processione ogni quarta domenica del mese ed è abbastanza fornito.

Gli altari di San Pietro, di San Nonnoso, della Madonna di Loreto sono sospesi finché non si restaurino e si dotino delle sacre suppellettili.

I confessionali sono a norma e la sagrestia, grazie alle pie donazioni, è riccamente provvista.

In quanto al corpo della chiesa, si ordina di aggiustare il tetto e riparare le finestre dove necessario.

Il convento invece, ha bisogno di un grande restauro, ma poiché ha poche rendite a mala pena sufficienti per il vitto di tre o quattro frati, per questo motivo il vescovo comanda che il priore prenda le misure opportune affinché, col passare del tempo, non si accresca il danno.

La comunità è composta dal priore padre Giovanni Battista Gatti, dal vicario padre Domenico Grillo e dal laico fra Antonio de Dominicis.

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