CHIESA
Chiesa e monastero di Santa Chiara
La mattina del 7 gennaio 1721, il vescovo si reca alla chiesa di Santa Chiara e, dopo aver celebrato messa, la visita.
Il Santissimo Sacramento è conservato in una pisside argentea che, insieme alla custodia, trova a norma e, dopo le preghiere consuete, con Quello benedice il Popolo, per poi dedicarsi ai colloqui personali con le monache.
La sera, impone l’abito religioso a suor Maria Serafina Viviani e prosegue i colloqui.
Il giorno seguente, 8 gennaio 1721, monsignor Tenderini celebra nuovamente nella stessa chiesa, prima di proseguire la visita.
L’olio degli Infermi è custodito a cornu Epistolae e, assieme alle reliquie – per le quali si chiede di trasmettere l’elenco – è trovato a norma.
Sull’unico altare, il confessore o cappellano pro tempore celebra quotidianamente, ma soltanto due volte la settimana applica l’intenzione per le monache defunte. C’è anche un legato di tre messe all’anno per Giulia Mirolli. In merito all’altare, risulta a norma.
A cornu Evangelii c’è una finestrella per la comunione e la ruota per fornire le sacre suppellettili e a cornu Epistolae il confessionale delle monache. Il vescovo conferma i decreti dei suoi predecessori ossia che la chiave della porta interna sia sempre custodita dalla badessa e non si consegni se non per porgere le sacre suppellettili, sotto pena della privazione dell’officio, e la chiave della porta esterna stia presso il confessore e dal medesimo non si consegni ad altri, sotto pena di scudi tre nel caso di contravvenzione da applicarsi in favore dei luoghi pii.
La mattina del 9 gennaio 1721, il vescovo, dopo aver celebrato nuovamente nella suddetta chiesa, tiene alle monache, alla porta della comunione, un sermone sulla sacra visita poi, nel luogo deputato alla confessione, prosegue le confessioni e i colloqui.
La sera, dopo i vespri, accompagnato dai convisitatori, dal canonico Marcucci, vicario foraneo, e da Flavio Antonio Gattucci e Gian Francesco Tomassini, deputati del monastero, vestito della stola sopra il rocchetto e della mozzetta, varca la porta del monastero per visitare la clausura e qui è ricevuto dalla badessa e dalle monache; dopo il bacio della croce e l’aspersione, entra nella clausura e si dirige direttamente al coro o chiesa interiore e, premesso un sermone sulla clausura e le pene contro i violatori e sull’utilità dei quattro voti religiosi e fatta l’assoluzione dei defunti, ricevee le singole monache per l’obbedienza.
Riguardo al luogo della comunione, rinnova il decreto di conservare le chiavi presso la badessa.
La sagrestia risulta sufficientemente provvista e decentemente custodita.
Anche le celle e i dormitori risultano a norma e si ordina solo di porre una grata di ferro alla finestra della stanza delle educande ossia a quella che dà sull’orto del monastero.
Il refettorio manca di luce per cui il vescovo si riserva il diritto di provvedere.
Non essendovi altra porta che quella dell’altro per poter introdurre legna, vino e frumento, monsignor Tenderini ordina ai deputati che, nel tempo opportuno, consultino a riguardo l’architetto della fabbrica della chiesa di Vignanello e riferiscano il consiglio del medesimo onde provvedere.
Si ingiunge alla badessa di esibire i registri di amministrazione.
Le monache seguono la regola del Terz’Ordine di Santa Chiara, i posti delle numerarie sono dodici mentre non c’è un limite per le soprannumerarie, accolte ovviamente con licenza della Congregazione dei Vescovi e Regolari.
Le professe corali sono:
Suor Maria Celeste Marcucci, badessa, di anni 54, professa da 38;
Suor Isabella Deodata Sacchetti, vicaria, di anni 55, professa da 42;
Suor Pulcheria Paolelli, di anni 70, professa da 53;
Suor Camilla Cechini, di anni 70, professa da 53;
Suor Lucia Buti, di anni 71, professa da 54;
Suor Chiara Moscatelli, di anni 78, professa da 52;
Suor Maria Antonia Malacrosta, di anni 75, professa da 50;
Suor Anna Felice Pagliaccini, di anni 56, professa da 42;
Suor Maria Rosa Umiltà, di anni 67, professa da 42;
Suor Maria Elisabetta Menichelli, di anni 52, professa da 30;
Suor Maria Geltrude Mulini, di anni 57, professa da 15;
Suor Maria Vittoria Compagni, trasferita, di anni 48, professa da 33;
Suor Maria Francesca Gambirasi, di anni 31, professa da 11;
Suor Maria Maddalena Nardoni, di anni 24, professa da 8;
Suor Maria Angela Innocenza Massa, di anni 20, professa da 5;
Suor Maria Serafina Viviani, di anni 20, novizia da quattro giorni.
Le converse sono:
Suor Costanza Compagni, di anni 40, professa da 20;
Suor Reginalda Pandolfi, di anni 40, professa da 20;
Suor Maria Cesuetere, di anni 30, professa da 9.
Le educande invece:
Angelica Compagni, di anni 9;
Cecilia Giudici, vedova, di anni 26;
Maria Orsola Bastianelli, di anni 27.
Al mattino del 10 gennaio 1721, il vescovo, dopo aver celebrato nuovamente messa nella chiesa delle monache, alle grate discute con la badessa, la vicaria e i deputati dell’amministrazione del monastero.
Il giorno seguente, celebra nuovamente e, premesso un sermone, comunica tutte le monache.
Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, serie G – Visitationes, 21, cc. 262v-265v