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CHIESA - PARROCCHIALE

Chiesa di San Silvestro

Il 3 novembre 1720, il vescovo, accompagnato dai canonici don Innocenzo Floridi e don Gian Pietro Massi, convisitatori deputati, recitato l’itinerario nella chiesa cattedrale di Civita Castellana, si reca a Fabrica, dove, giunto nella casa dei signori Cencelli, destinata dal Clero per sua residenza, indossa le vesti pontificali e, accompagnato dal Clero, dal governatore e dai priori – sostenendo gli stessi il baldacchino – si dirige alla chiesa parrocchiale e, fatte le solite cerimonie e preghiere e premessi il sermone pastorale e l’assoluzione dei defunti, celebra la messa e inizia la vista.

Dopo l’incensazione e le preghiere, visita il Santissimo Sacramento nella pisside e nell’ostensorio e benedice il Popolo; ordina poi di stringere il coperchio della pisside che si porta agli infermi.
Dispone di trasferire il fonte battesimale all’altare sospeso al lato della porta maggiore della chiesa, previa demolizione del detto altare, di fare un nuovo vasetto e di provvedere a un catino più ampio a spese della Comunità, circondandolo con una grata di ferro o con una balaustra di legno da non aprire se non durante l’amministrazione del battesimo, il tutto entro dieci mesi, pena le sanzioni previste.

Comanda poi di porre la croce sul vaso dell’Olio degli Infermi, di rinnovare la borsa con lacci più lunghi così da poterla appendere al collo e di scrivere sulla custodia, a chiare lettere, “Olea sacra”, il tutto entro un mese.

Riguardo al sacrario, ordina di eseguire i decreti del vescovo predecessore che prescrivevano di fare ex novo una finestrella più larga e decente, con serratura e chiave, e scrivervi sopra “Sacrarium”.

In seguito esamina le sacre reliquie.

Passando alla visita dei singoli altari, sul maggiore è eretta la confraternita del Santissimo Sacramento, aggregata all’arciconfraternita di San Lorenzo in Damaso di Roma, i cui confratelli indossano vesti bianche e i cui beni sono amministrati dal priore pro tempore al quale si è chiesto di render conto della propria gestione e di trasmettere la nota dei beni. La detta confraternita fornisce l’altare delle suppellettili, dell’olio per la lampada e della cera in tutte le esposizioni e processioni del Santissimo Sacramento durante l’anno e per il trasporto del Viatico agli infermi. È inoltre tenuta a far celebrare le seguenti messe annuali ossia: tre per Mercurio Sette; due per Flora Pattini; una per Egidio Michela; due per Angela Ferdiana; quattro per Giulia Salustri; cinque per Carlo Bellucci; quattro per Giovanni Battista Gabrielli; dieci per Felice Gabrielli e una messa cantata per i confratelli e i benefattori nel primo giorno non impedito dopo qualsiasi domenica di ogni mese.

Sul medesimo altare è eretto il beneficio dei Santi Simone e Giuda, di patronato della Comunità, come per disposizione di Pompeo Bruni, per testamento rogato il 14 ottobre 1622 da Giovanni Battista Ponti, con l’onere di due messe ogni settimana e due anniversari – ossia uno dopo la festa di San Matteo Apostolo e l’altro nell’ottava di Ognissanti. Il rettore è don Giuseppe Felici al quale si chiede di informare il vescovo per l’adempimento.

Don Claudio Menichini istituì un altro beneficio, come risulta da testamento rogato il 29 settembre 1657 per gli atti di Mattia Martebacci, notaio di Corneto, con l’onere di cinque messe ogni settimana da celebrarsi alternativamente e a turno agli altari del Santissimo Sacramento, del Santissimo Rosario, di San Michele Arcangelo, di San Giovanni Battista e della Disciplina. Il rettore è don Luca Antonio Cencelli al quale, similmente si chiede conto dell’adempimento.

Gli eredi di Bernardino Menici erano tenuti a far celebrare quattro messe all’anno, come risulta dalla precedente visita, e poiché si suppone che gli stessi siano stati svincolati per via giudiziale, si intima di esibire la sentenza altrimenti di dare ragione dell’adempimento.

Ispezionato l’altare, si ordina di provvederlo di nuove tabelle dei Secreta e di coprirlo con tela cerata e stragola al fine di conservare le tovaglie pulite, il tutto entro un mese.
Sull’altare del Santissimo Rosario è eretta la confraternita omonima, aggregata all’arciconfraternita della Santissima Trinità di Roma, i cui beni sono amministrati dagli officiali ai quali si ingiunge di render conto della loro amministrazione.

La stessa confraternita è tenuta a somministrare all’altare le suppellettili e la cera, anche in occasione della processione solenne nella prima domenica di ottobre e nelle altre che si fanno tutte le prime domeniche del mese. I parroci, invece, sono soliti qui recitare il rosario col Popolo tre volte la settimana ossia il mercoledì, venerdì e domenica e in tutte le feste di precetto.

La confraternita è tenuta a far celebrare le seguenti messe all’anno: quattro per l’anima di Giuseppe Vessica; altrettante per Giovanni Battista Gabrielli; una messa solenne con primi e secondi vespri e altre lette nella festa del Santissimo Rosario e una per legato di Eugania Bellucci.

La Comunità è tenuta, per voto, a far celebrare una messa solenne e altre lette, coi primi e secondi vespri, nella festa della Visitazione della Beata Vergine Maria. Gli Agostiniani devono celebrare ventidue messe all’anno per i confratelli defunti. Ci sono anche i seguenti legati: uno di sette messe per l’anima di Faustina Gabrielli, con la dote di un censo in sorte di 12, 50scudi, il cui rettore è Tarquino Capotosti; uno di dieci messe per Francesca Gabrielli, a spese degli eredi; uno di trenta messe per Agostino Calabrese, il cui rettore è don Giovanni Sinni e il rettore del beneficio claudiano è tenuto a celebrare una volta a settimana; un altro di venticinque messe per Giacinta Calamari, il cui rettore è don Gregorio Nicoli da Vetralla e un altro di quattro messe per Bernardino Dimenico a carico degli eredi.

Nella visita precedente, si sostiene che fossero lasciati a questo altare, da Mercurio Setta, 100 scudi da erogarsi a beneficio della cappella, come per testamento del 31 luglio 1647 rogato da Lorenzo Menecucci, e, poiché fino ad oggi tale somma non è stata mai corrisposta, il vescovo ordina al parroco don Angelo Iannoni di fare le diligenze per reperire il testamento – il suddetto testamento fu ritrovato in Ronciglione – e i beni, al fine di provvedere come di diritto.

Ispezionato l’altare, si dispone di provvederlo di una nuova pietra consacrata – dopo aver rimosso la vecchia – con una cornice di legno e di coprirlo con tela cerata e stragola, entro un mese.

L’altare di San Michele Arcangelo è di diritto della chiesa e vi sono i seguenti legati di messe: una messa alla settimana da celebrarsi dal rettore del beneficio di Claudio Menichini; trentacinque messe per Giovanni Battista Ponti, l’officiante delle quali è don Claudio Ponti; ventiquattro messe per Giuseppe Iannoni, celebrate da don Luca Antonio Cencelli; sedici messe per don Giuseppe Iannoni, come per testamento rogato da Pietro Magrini nel 1717, celebrate da don Giovanni Sinni, vita natural durante. Visto l’altare, si ordina ai beneficiati di provvederlo di una nuova croce col crocifisso, di una nuova tela cerata e stragola e di dipingere i candelabri entro un mese.

Anche l’altare di Sant’Andrea è di diritto della chiesa e vi è eretto un beneficio o legato dotato da Lorenzo Cencelli e da sua moglie Maria, con l’onere di novanta messe. Il rettore è don Fabio Ponti. C’è un ulteriore legato di quattro messe istituito da Simone Cenceli, con l’onere di altre otto messe, ossia quattro da celebrarsi sull’altare di San Giovanni Battista e quattro sull’altare della Madonna del Carmine. Ora è privo di rettore poiché non si reperiscono i beni, ma, risultando dalla particola del testamento rogato il 12 aprile 1639 che il testatore avesse lasciato una grotta, il vescovo ordina a don Fabio Ponti, che indaghi con diligenza e lo informati – la grotta fu venduta a Francesco Ricci il 30 aprile 1686 per istrumento rogato da Erasmo Gattucci e, dal ricavato, fu imposto un censo in sorte di 20 scudi a carico di Francesco Ricci il 12 agosto 1686, come per istrumento rogato da Francesco Potenzi (fu deputato a rettore il reverendo Fabio Ponti). Visto l’altare, decentemente ornato, per devozione di Gian Francesco Cencelli, siloda la pietà del benefattore.

L’altare di Sant’Antonio Abate è di diritto della chiesa e vi sono i seguenti legati: uno di due messe al mese fondato da Marco Antonio Anselmi, il cui rettore è don Angelo Bastianini, e un altro di ventidue messe all’anno per l’anima di Evangelista Puccettini, con la dote consistente in un pezzo di terra ad uso d’orto nella contrada Il Fossato, il cui rettore è don Luca Antonio Cencelli, al quale si chiede di trasmettere nota della fondazione e di informare dell’adempimento. Visto l’altare, il vescovo comanda di provvederlo di quattro vasetti dipinti decentemente coi loro fiori, di tela cerata e stragola, il tutto entro un mese.

L’altare di Santa Caterina è di diritto della famiglia Pesciotti e vi è eretto un beneficio, fondato da Cesare Felici, con l’onere di tre messe la settimana, il cui rettore è don Giuseppe Felici. C’è anche un legato di cinquanta messe istituito dalla Laura Felici, il cui rettore è don Eutizio Fidali da Soriano, al quale si chiede di trasmettere nota. Gli Agostiniani sono tenuti, inoltre, a celebrare due messe al mese, come dalla tabella del loro convento, per cui il vescovo ordina di apporre nella tabella il nome dei benefattori, di informarlo dell’adempimento e di annotare le messe nei registri di questa sagrestia. In quanto all’altare, si dispone di provvederlo di quattro vasetti coi loro fiori, di tovaglie, di tela cerata e stragola, raccomandando il tutto alla signora Cristina, attuale patrona.

L’altare della Santissima Annunziata è di diritto della famiglia Palmegiani e vi sono i seguenti legati: uno di quindici messe per l’anima di Domenico Palmegiani, il cui rettore è il chierico Felice Angelo Palmegiani; un altro di una messa al mese per Fabrizio Cianchelletti, retto da don Fabio Ponti, un altro ancora di una messa al mese per Bernardino Fiora; uno di venti messe all’anno per l’anima di Annunziata Scalchi Palmegiani, il cui rettore è don Angelo Iannoni. Esaminato l’altare, il vescovo ordina di rinnovare lo sgabello dei candelabri e di dipingerlo decentemente assieme ai candelabri e di provvedere ai vasetti coi loro fuori, alla tela cerata e stragola, il tutto entro un mese.

L’altare di San Biagio è di diritto della chiesa e vi è un legato di tre messe alla settimana, il cui rettore è don Carlo dello Pozzo, abitante a Pistoia. Il vescovo intima ad Antonio Grani, suo agente, di informarlo dell’adempimento. In quanto all’altare, comanda di apporre una nuova cornice, di riattare i candelabri, di provvedere ai vasetti coi loro fiori e alla tela cerata e stragola, entro un mese, pena le sanzioni previste.

Sull’altare del Santissimo Crocifisso o della Disciplina è eretta la confraternita omonima, aggregata all’arciconfraternita del Gonfalone di Roma, i cui beni sono amministrati dal priore pro tempore, al quale si chiede conto della propria amministrazione. La detta confraternita, i cui confratelli usano vesti bianche, è tenuta a far celebrare, ogni anno, otto messe per Nicolò Morgante, sei per Elisea Pecorelli, una per Egidio Micheli, quattro per Giovanni Battista Gabrielli e, ogni mese, un anniversario per i confratelli defunti. Il rettore del beneficio di Claudio Menechini è tenuto a celebrare una volta la settima, come già si è detto. Visto l’altare, si ordina di fermare sulla croce il simulacro del crocifisso, di provvedere a dei vasetti coi loro fiori e di tela cerata e stragola entro il mese.

La sera dello stesso giorno, il vescovo riprende la visita dall’altare del Santissimo Salvatore, situato presso la porta maggiore della chiesa e già sospeso, per cui si intima di demolirlo e, di trasferirvi, al suo posto, il battistero.

L’altare di San Francesco è di diritto della chiesa e vi è eretto un beneficio di patronato di Francesco Nicola Potenzi, con l’onere di quattro messe al mese, delle quali due per l’anima di Giovani Cesare Potenzi e altre due per sua moglie Santa, e di mantenere detto altare, come per testamento e donazione rogati da Angelo Alatini, notaio di Vallerano, il 5 gennaio 1685. Ogni anno, si celebrano anche dieci messe per l’anima di Domenico Bianchini, il cui rettore è don Giovanni Sinni, cinque per Cesare Potenza, sedici per Numigia Alessandrini, otto per Benedetto Ricci, tutte per obbligazione dei parroci, ai quali il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento. In quanto all’altare, ordina di provvederlo dei vasetti coi loro fiori, di altri due candelabri e di tela cerata e stragola, raccomandando la cura e la pulizia ad Antonio Potenzi.

L’altare di Santa Lucia è di diritto della chiesa e ci sono: un legato istituito da Isabella Gasparri, moglie di Matteo Feliciani, con l’onere di quattordici messe all’anno – ossia una ogni mese e due negli ultimi due giorni di carnevale, il cui rettore è don Alessandro Petruccini; uno di Domenica Pichi, moglie di Livio Giovenali, che istituì erede Olimpia, proietta del Santo Spirito, con l’onere di far celebrare nella festa di Santa Lucia tante messe quanto potranno reperirsi, come da testamento rogato da Pietro Magrini. Il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento e, visto l’altare, ordina di provvederlo di candelabri, vasetti almeno di legno dipinti decentemente coi loro fiori e di un paliotto di diversi colori, almeno di corame, di tela cerata e stragola e di riattare la predella entro un mese, pena le sanzioni previste.

L’altare della Madonna del Carmine è di diritto della chiesa e ci sono: un legato di ventiquattro messe per l’anima di Gentilesca Antonelli, il cui rettore è don Giovanni Sinni; uno di altrettante messe per Antima Granata, per obbligazione degli eredi dei Cencelli; un altro di quattro messe per Simone Cencelli; un altro ancora di otto messe per Caterina Ciancaletta, retto da don Angelo Bastianini, per il quale, pur essendo stato già esibito lo stato dello stesso, ignorandosi oggi quali siano i beni, si ingiunge di riconoscere l’istrumento della divisione fatta tra Vittorio e gli altri fratelli Felici nell’anno 1690 per gli atti di Alatini e l’altro istrumento della divisione tra Settimio e Tommaso fratelli Felici per gli atti di Pietro Magrini il 6 maggio 1704, andando a recuperare i diritti del medesimo legato; uno di ventiquattro messe per Mercurio Sette – ossia due al mese – come per testamento di Lorenzo Menecucci del 30 luglio 1647, il cui rettore è don Luca Antonio Cencelli, al quale si intima di trasmettere la nota e di informare dell’adempimento. Avendo il suddetto Mercurio erogato 100 scudi a beneficio della cappella, non apparendo il pagamento dei medesimi, il vescovo ordina di indagare, confermando i decreti e i mandati rilasciati dai suoi predecessori, nel caso non venga informato della soluzione entro due mesi. Don Domenico Ippoliti, già cappellano del legato di Gentilesca Antonelli, ottenne dal vescovo Altini la facoltà di incidere alcuni alberi, con l’obbligazione di erogare il prezzo in beneficio dell’altare, la qual somma fu depositata presso Giovanni Angelo, fratello del detto Domenico, come dagli atti della visita di Aleotti e da quelli della prima visita di Blasi. Il vescovo comanda di informarsi per recuperare ed erogare la detta somma presso l’attuale cappellano don Giovanni Sinni. Visto l’altare, si ordina di provvederlo di candelabri, vasetti, nuove tabelle dei Secreta, della base per i detti candelabri decentemente dipinti, di un paliotto di diversi colori almeno di corame, di due mappe o tovaglie, di tela cerata e stragola, il tutto entro due mesi, e, per tutti gli interessati, di informalo dell’adempimento. Al termine di ciò, il vescovo compie con diligenza l’esercizio della dottrina cristiana e del catechismo.

Al mattino del 5 novembre, proseguendo la visita, entra nella chiesa parrocchiale di San Silvestro e, celebrata la messa, visita l’altare di San Leonardo. Di diritto della Comunità, vi è eretto un beneficio di patronato della medesima con l’onere di quattro messe la settimana per disposizione di Mercurio Sette, come per testamento rogato da Giovanni Battista Ponti. Il rettore è don Tarquinio Capotosti, al quale si chiede di trasmettere nota e di informare dell’adempimento. Ispezionato l’altare, si comanda di restaurare l’immagine del santo titolare, di fare un nuovo sgabello per i candelabri, di provvedere a una nuova pietra sacra, ai candelabri coi vasetti e i loro fiori, a delle nuove tabelle dei Secreta, a un nuovo paliotto di diversi colori, almeno di corame, alla tela cerata e stragola e ad aggiustare la predella entro tre mesi, sequestrando, in caso contrario, i frutti del beneficio per mezzo del vicario foraneo.

Sull’altare della Santissima Concezione, di diritto della famiglia Ricci, è eretto un beneficio di patronato della medesima, con l’onere di due messe la settimana, come anche di una messa ogni festa mariana, con un anniversario e due messe lette nel giorno della morte del fondatore Agostino Ricci. Il rettore è il chierico Ovidio Potenzi, al quale si domanda di trasmettere nota dei beni meglio distinta e di informare dell’adempimento. In quanto all’altare, il vescovo comanda di restaurare la mensa nelle parti scavate, di provvedere a una base per i candelabri, a due candelabri d’oricalco, a nuove tabelle dei Secreta, a un paliotto di diversi colori, almeno di corame, a un cuscino o almeno a un piccolo leggio per il messale, alla tela cerata e stragola, il tutto entro sei mesi, ponendo altrimenti sotto sequestro i frutti.

Sull’altare di San Nicola, di diritto della chiesa, gli eredi di Giovanni Battista o Francesco Verzellotti sono tenuti a far celebrare ventiquattro messe all’anno, come per testamento rogato da Francesco Potenzi. Visto l’altare, il vescovo ordina di pareggiare la pietra sacra con la mensa, di fermare l’immagine del crocifisso in croce, di dipingere la base dei candelabri e di provvedere alla tela cerata e stragola, entro tre mesi.

L’altare di San Giovanni Decollato è di diritto della confraternita omonima, la quale ha l’onere di mantenerlo con le elemosine, possedendo soltanto due cantine. I confratelli usano vesti nere. Monsignor Tenderini li esorta a procurare l’aggregazione a qualcuna delle arciconfraternite di Roma per conseguire le indulgenze. Il sodalizio è tenuto a far celebrare quattro messe per Giovanni Battista Gabrielli. C’è anche un legato di quattro messe per Simone Cencelli. Il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento e trova l’altare sufficientemente provvisto. Poiché il suddetto Claudio Menechini lasciò 14 scudi per investirli ed erogarli nella manutenzione tanto della presente cappella quanto di quelle del Santissimo Sacramento, di San Michele e del Santissimo Rosario ed elesse esecutori il primo parroco, il primo priore della Comunità e il priore della confraternita del Santissimo Sacramento, il vescovo chiede conto di tale disposizione.

Bisogna aggiustare il confessionale a cornu Epistolae e apporre su tutti il sommario della Bolla In Coena Domini, i casi riservati e le sacre immagini dalla parte del penitente.

In quanto al pulpito, è necessario restaurare il baldacchino entro quindici giorni.

Si devono pareggiare i sedili del coro entro un mese.

Avendo considerato le disponibilità della Comunità, si raccomanda la realizzazione di un nuovo organo e la sua collocazione in un luogo più adatto.

In quanto alla sepolture, il vescovo ordina di rinnovare le lapidi rotte e di portarle al livello del pavimento entro sei mesi.

Quest’ultimo dev’essere riparato nelle parti danneggiate, a spese della Comunità e, in futuro, si vieta di scavare per seppellire i cadaveri senza prima ottenere la licenza del vescovo per iscritto, sotto pena di 5 giuli ogni volta e altre ad arbitrio.

Il campanile risulta a norma.

In chiesa, si devono rimuovere le travi fissate nel muro sopra ogni altare per sostenere le lampade e porre le stesse lampade ai lati dei medesimi altari, come già nell’altare di Sant’Andrea, e si concede al vicario foraneo la facoltà di fare ciò a spese dei patroni. Gli altari, poi, vanno coperti dal baldacchino entro un mese. Le finestre vanno aggiustate e munite di vetri e adattate in modo che si possano aprire per far uscire la puzza. Anche il tetto e la porta vanno restaurati nelle parti necessarie entro due mesi.

Monsignor Tenderini rinnova e conferma i decreti dei vescovi predecessori di rimuovere i sedili esistenti presso gli altari, sotto pena della multa di 25 scudi e altre ad arbitrio.

È necessario munire il cimitero di tetto e di mura con finestre proporzionate e, nel mezzo, porre una colonna di pietra con la croce, il tutto entro un mese.

In sagrestia si devono aggiustare la pianeta di colore verde e l’altra di colore violaceo, si sospende la pianeta di diversi colori, si ordina di indorare la patena, restaurare la dalmatica di broccato e il piviale per portare il Santissimo Sacramento agli infermi e fare un piviale di colore nero entro sei mesi, pena le sanzioni previste.

In quanto al legato di Claudio Menechini, di cui si è detto nella visita dell’altare maggiore e di San Giovanni Battista, il vescovo ingiunge di trasmettere la nota dei beni destinati alla manutenzione delle quattro cappelle nominate e di esigere dai deputati le somme dovute dai debitori per depositarle nel Monte di Pietà, onde reinvestirle secondo il disegno del testatore.

La chiesa è retta da due parroci, don Angelo Bastianini e don Angelo Iannoni, i quali possiedono prebende distinte.

I registri parrocchiali risultano a norma.

Le famiglie della parrocchia sono 320, le anime di comunione 983, le non comunicanti 490, per un totale di 1473.

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