Skip to content
CHIESA

Chiesa di Santa Maria della Pietà

La mattina del 6 novembre 1720, il vescovo, accompagnato dai suoi convisitatori, si reca alla chiesa di Santa Maria della Pietà e, dopo aver celebrato la messa e fatto l’assoluzione dei defunti, la visita.

Il convento annesso, già spettante agli Agostiniani, fu soppresso da Innocenzo X, ma, essendo vescovo Taddeo Altini, i frati furono da questi reintegrati nel loro possesso il 28 marzo 1676, come risulta da istrumento per gli atti di Antonio da Magliano in Sabina, registrato nelle lettere della Comunità e negli atti della Curia vescovile, con la condizione che l’Ordine sia tenuto a far dimorare tanti religiosi quanti possano sostentarsi coi beni assegnati loro dalla Comunità, da don Sigismondo Iannoni e dalla confraternita del Santissimo Rosario e che celebrino dodici messe secondo l’intenzione del suddetto sacerdote e ventidue secondo la mente dei benefattori.

Il Santissimo Sacramento si conserva sull’altare maggiore e, dopo le debite preghiere e la benedizione, il vescovo ordina di coprire la porta del ciborio con un velo di seta vicino la serratura e indorare la chiave entro un mese.

Anche l’interno della custodia degli Olii santi va foderata con un velo di seta e bisogna aggiustare la porticina e indorare la chiave.

Bisogna costruire il sacrario secondo le norme, munirlo di porticina con serratura e chiave, dipingerlo decentemente e scrivere a chiare lettere “Sacrarium”.

Sull’altare maggiore, i padri sono tenuti a celebrare: sei messe all’anno per Sallustia Ponti; due messe al mese per Cesare Felici; due messe per Mercurio Setta; una messa al mese per Felice Alterii; una messa al mese per la famiglia Iannoni; una messa per fra Agostino oblato e un’altra messa una per Bernardo Ceciliani. Inoltre, sono tenuti a celebrare, nella chiesa parrocchiale, ventidue messe per la confraternita del Santissimo Rosario, secondo quanto si è detto di sopra le quali messe, si è disposto di annotare tanto nei libri parrocchiali quanto nel libro di questa chiesa.

Visto l’altare, si è comandato di provvedere il ciborio di un conopeo di seta di diversi colori, di una nuova pietra sacra, di tela cerata e stragola e di dipingere la croce nel fronte entro un mese, pena le sanzioni previste, e di render conto dell’adempimento.

Sull’altare di Santa Monica è eretta la confraternita omonima la quale, per devozione e con le elemosine, fa celebrare la messa ogni quarta domenica del mese. Esaminatolo, si è ingiunto di aggiustare il paliotto e di coprirlo con tela cerata e stragola.

Riguardo l’altare della Madonna del Parto, si è disposto di aggiustare il paliotto e la predella, di dipingere la croce entro otto giorni e di coprirlo di tela cerata e stragola.
L’altare di San Michele trovasi sospeso ed è lasciato in tale stato.

L’altare di Sant’Antonio necessita di altri due candelabri, di restaurare il paliotto e di essere coperto con tela cerata e stragola.

Il vescovo ha sospeso gli di Sant’Andrea e di Santa Caterina in quanto privi di tutto l’occorrente per la celebrazione della messa.

Per i restanti altari già sospesi si è ordinata la demolizione.

In merito ai confessionali, si è comandato di porre su di essi il sommario della Bolla In Coena Domini e le immagini sacre.

Bisogna, poi, munire le finestre di tela o vetri, restaurare il pavimento e il tetto, particolarmente sopra la porta maggiore, e imbiancare tutta la chiesa entro due mesi.

In sagrestia, si è ingiunto di aggiustare l’armadio dove si conservano i paramenti sacri e la pianeta di colore nero e si è sospesa l’altra di diversi colori e si è assegnato il termine di un mese per indorare il calice con la patena, trascorso il quale sarebbe stato sospeso; si è anche ordinato di rinnovare il messale dei morti e decretato di porre il nuovo canone nel messale dei santi e di appendere la carta preparatoria per la messa, il tutto entro tre mesi.

Nel convento, bisognoso di restauri, dimorano soltanto due frati ossia padre Antonio Riusechi, priore, di trentotto anni, al quale si è chiesto di render conto della sua gestione, e fra Giuseppe Falcone, laico professo.

Video