CHIESA - PARROCCHIALE
Chiesa di Santa Maria del Rosario
Al mattino del 13 gennaio 1721, il vescovo, nella casa di sua residenza, indossate le vesti pontificali, preceduto dal Clero e dal baldacchino sorretto dal governatore e dai priori, accompagnato dai convisitatori e famigliari, si reca nella chiesa parrocchiale di Santa Maria, alla porta della quale, l’arciprete don Giuseppe Tazza, secondo l’uso, gli porge la croce da baciare, lo incensa tre volte e, asperso il Popolo con l’acqua lustrale, entra in chiesa, dove, dopo le consuete orazioni e preci e fatta l’assoluzione dei defunti, tiene un sermone sulla sacra visita e i suoi frutti, riceve l’obbedienza dal Clero e dal Magistrato e, celebrata la messa, apre la visita.
Parte dal Santissimo Sacramento, conservato nell’ostensorio e nella pisside e, cantati l’inno e l’orazione, benedice il Popolo, prescrivendo poi di coprire l’interno della custodia con un velo di seta e di coprire il tabernacolo con un nuovo conopeo serico o simile di diversi colori, il tutto entro un mese.
Riguardo al fonte battesimale, il vescovo ordina di fare un nuovo cucchiaio d’argento con manubrio, coprire la valvola con un velo di seta, porre un coperchio con la croce sulla cassetta dell’Olio dei Catecumeni e del Crisma e sulla sommità del battistero, entro due mesi, pena le sanzioni previste.
Comanda di scrivere sopra il sacrario, a chiare lettere, “Sacrarium”.
Gli Oli santi si conservano in una custodia a cornu Evangelii dell’altare maggiore. Monsignor Tenderini comanda di coprire l’interno con un velo di seta, di rinnovare la cassetta nella quale si trasportano e munirla di serratura e chiave, di porre la croce sul vasetto dell’Olio degli Infermi e dei legacci più lunghi alla borsa per poterla appendere al collo del sacerdote.
Bisogna porre i cristalli al vasetto delle reliquie di sant’Egidio e all’altro di san Sebastiano, una croce sul vasetto della reliquia di san Biagio e coprire l’interno della custodia con un velo di seta e scriverci sopra, a chiare lettere, “Reliquiæ Sanctorum” entro due mesi.
Sull’altare maggiore sono erette due confraternite – ossia del Santissimo Sacramento e del Rosario – che hanno l’onere di mantenere l’altare delle suppellettili necessarie secondo le possibilità e dell’olio per la lampada a settimane alterne. Il vescovo chiede agli officiali della confraternita del Santissimo Sacramento di render conto della gestione dei suoi beni. Tale sodalizio è tenuto particolarmente a provvedere l’altare della cera per tutto l’anno e, nello specifico, la terza domenica di ogni mese e nelle solennità e nell’ottava del Corpo di Cristo e nella Settimana Santa e quando si porta il Santissimo Viatico agli infermi. Deve inoltre far celebrare due messe al mese per l’anima di Ceccolo Ceccoli. Riguardo alla confraternita del Santissimo Rosario, il vescovo ingiunge di esibire l’inventario di rendere conto dell’amministrazione e raccomanda di recitare il rosario completo tutti i mercoledì, venerdì e sabato e nelle feste di precetto. Sullo stesso altare, sono erette due cappellanie per disposizione di Gerardo Cecconi, con l’onere di celebrare cento messe all’anno per ogni rettore e di assistere nel coro e alle altre funzioni della chiesa sotto pena di 5 giulii per ognuna di quelle, da applicare al medesimo altare, come consta dalla particola del testamento. Il primo rettore è don Bernardino Cecconi, l’altro don Nicola Costantini, ai quali si chiede di trasmettere la nota dei beni e informare dell’adempimento. Ci sono anche: un legato di dodici messe per Lucia Favaroni, il cui rettore è don Paolo Costantini; uno di quattro messo per Lavinia Tini, retto da don Giuseppe Tuccitta; un altro di quindici messe per Doralice Paoletti, retto da don Felice Molini; un altro ancora di otto messe per Margherita Spiriti, retto dall’arciprete don Giuseppe Tazza; un legato di quattordici messe per l’anima di Fazia Profili, vacante per la morte di don Francesco Marconi; uno di dodici messe per Lucia Ciani, il cui rettore è don Francesco Ridolfi; un altro di una messa per Maurizio Costantini, retto da don Nicola Costantini; un altro ancora di cinque messe e di una ogni quattro anni per Maria Capogrossi, vacante per rinuncia del canonico don Innocenzo Floridi; un legato di cinquanta messe per Biagio Luca, il cui rettore è don Felice Molini, per il quale il testatore dispose che si celebrasse la messa alla ragione di 2 giuli. Gli officiali della chiesa della Madonna delle Grazie sono tenuti a far celebrare una messa cantata ogni anno per Giovanni Francesco Costantini il 14 gennaio. Il vescovo ordina ai suddetti rettori di informarlo dell’adempimento e di trasmettere nota distinta. In quanto all’altare, si comanda di provvederlo di nuovi candelabri e vasetti coi fiori, di nuove tabelle dei Secreta, di un piccolo leggio per il messale e di una nuova predella entro tre mesi.
L’altare delle reliquie o di san Domenico è di diritto della famiglia Marcucci e vi si conservano le sacre reliquie. Ci sono: un legato di diciotto messe per Domenico Medii, adempiuto dall’arciprete; uno di dodici messe per Benza Michi, vacante per rinuncia del canonico Floridi; un altro di diciotto messe per Michel’Angelo Valentuomini, il cui rettore è don Giuseppe Tuccitta; un altro ancora di venti messe per Cecilia Pietroblasi, retto da don Ortensio Celli; un legato di otto messe per Cenzia Pizzi, il cui rettore è don Antonio Pizzi, canonico della cattedrale di Orte. C’è una cappellania istituita da Domenico Marcucci con l’onere di tante messe in ragione dei frutti, con l’elemosina di 2 giuli per messa, retta da don Pietro Costantini. Il vescovo ordina a tutti i suddetti rettori di informarlo dell’adempimento e, riguardo all’altare, di coprirlo con tela cerata e stragola.
L’altare dell’Assunta è di diritto della chiesa e si mantiene con le elemosine, per mezzo di due santesi deputati dall’arciprete. Ci sono: un legato di venti messe per Caterina Cianca, il cui rettore è don Giovanni Francesco Ridolfi; uno di venti messe per Zivillo Zivilli celebrate dall’arciprete; un altro di tre messe al mese per Domenico del fu Angelo, il cui rettore è don Domenico Mambrini; un altro ancora di dieci messe in un anno e undici nel successivo per Stefano Mambrini, retto dal precedente; un legato di dieci messe per Milla Gattucci, il cui rettore è don Carlo Pietroblasi; uno di venti messe per Angela Paoletti, retto da don Ortensio Celli; un altro di otto messe per Giovanni Porfiri, retto da don Carlo Ridolfi. Esaminato l’altare, essendo quasi spoglio, il vescovo comanda di provvederlo di nuove tabelle dei Secreta, dei vasetti coi loro fiori, di un paliotto di seta o simile o almeno di corame di diversi colori, di tela cerata e stragola e di decorare in qualche modo la cappella entro tre mesi, sotto la pena della sospensione.
L’altare della Madonna dei Raccomandati, già di patronato della famiglia Costantini, è ora, come si suppone, della famiglia Mecuchi, e poiché i patroni pensano di restaurarlo – come anche l’altare della famiglia Celli – il vescovo concede la licenza perché l’opera si compia quanto prima. Ci sono: un legato di dodici messe per l’anima di Agostino Pizzi Orsi, il cui rettore è don Giovanni Francesco Ridolfi; uno di sedici messe per Polissena Orsi, vacante; un altro per Cristoforo Giuliani di tante messe quanti saranno i frutti di un querceto, alla ragione di 2 giuli, il cui rettore è don Angelo Antonio Petrucci; un altro ancora di quindici messe per Tullia Silvestri, retto da don Nicola Ettore, arciprete di Civita Castellana; un di dodici messe per Romolo Carosi, il cui rettore è don Giuseppe Tuccitta; uno di venti messe per Flaminio Carosi, retto dal canonico don Antonio Pizzi; altri due, rispettivamente di dodici e sei messe, per il medesimo, retti dallo stesso; un altro di otto messe per Angelella Meloni, celebrato dall’arciprete don Giuseppe Tazza; un altro ancora di dodici messe per Francesco Celli, vacante per morte di don Francesco Marconi; un legato di dodici messe per Francesco Fantoni, il cui rettore è don Giovanni Carlo Pietroblasi; uno di sei messe per Cecilia Celli, retto da don Giuseppe Tuccitta. Il vescovo intima a tutti i suddetti sacerdoti di informarlo dell’adempimento e di trasmettere nota separatamente e, riguardo all’altare, di coprirlo con tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare di Dio Padre è eretto un beneficio posseduto dal canonico don Giacomo Paradisi, istituito fin dal 28 febbraio 1603, come dagli atti della Cancelleria generale, con l’onere per il cappellano pro tempore di celebrare quattro messe la settimana e dodici messe all’anno. Ma, poiché l’altare è stato sospeso e demolito per ordine dei vescovi predecessori e gli oneri di messa traslati all’altare maggiore, monsignor Tenderini ordina di trasmettere la nota dei beni e di informarlo dell’adempimento. C’è anche un legato di quattro messe all’anno per Teodosio Benincasa, il cui rettore è don Giuseppe Tuccitta.
L’altare di San Secondo è stato demolito e gli oneri traslati all’altare della Madonna di Loreto. C’erano: un legato di quindici messe per Agata Piacenti, il cui rettore è don Giovanni Carlo Pietroblasi; uno di venti messe per Francesco e Silvio Piacenti, retto da don Eutizio Pietroblasi; un altro di cinque messe per Preziosa Pietroblasi per obbligazione degli eredi; un altro ancora di venti messe per Ciccolo Ciccoli per obbligazione della confraternita del Santissimo Sacramento; un legato di due messe al mese e dieci nella festa di San Secondo e nella sua ottava per Veronica Cecconi, il cui rettore è don Ortensio Celli.
L’altare della Santissima Concezione, già della Santissima Assunzione, era di diritto degli eredi del capitano Ortensio Mancini e ora della famiglia Celli, e vi è eretta una cappellania perpetua con l’onere di tante messe alla ragione di 1,5 giuli a messa e di erogare 2 scudi a beneficio dell’altare. Il rettore è don Giovanni Carlo Pietroblasi, al quale si chiede di trasmettere la nota e la particola della fondazione e di informare dell’adempimento e degli altri oneri disposti dal testatore. Visto l’altare, si comanda di spostarlo di mezzo palmo e di coprirlo con tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare della Madonna di Loreto, un tempo di patronato degli eredi di Giovanni Maria Cellini e ora dei Cencelli, ci sono: un legato di venti messe per Vittoria Corona Cellini, il cui rettore è don Pietro Paolo Costantini; uno di dieci messe per Giovanni Maria Cellini, retto da don Eutizio Pietroblasi. Inoltre, vi si celebrano anche i legati traslati dall’altare di San Secondo. In quanto all’altare, si ordina di spostare di tre dita in avanti la pietra sacra e di provvedere a un piccolo leggio per il messale e alla tela cerata e stragola entro un mese.
L’altare di Sant’Antonio di Padova si mantiene con le questue e le elemosine, vi si festeggia il santo titolare con una processione e possiede solo un censo in sorte di 10 scudi a carico degli eredi di Domenico Sisti. Vi sono: un legato di quarantaquattro messe per Pacifica di Stefano, il cui rettore è l’arciprete don Giuseppe Tazza; uno di quindici messe per la medesima – delle quali dieci si celebrano su questo altare e cinque nella chiesa di San Sebastiano – retto da don Giuseppe Tuccitta; un altro di dieci messe per Angela o Francesca Paoletti, retto da don Ortensio Celli; un altro ancora di dieci messe per la suddetta Angela, retto da don Nicola Costantini. Esaminato l’altare, si prescrivono le stesse cose come per il precedente.
L’altare del Suffragio, già di San Michele Arcangelo, è di di diritto della confraternita del Suffragio e vi si sono: un legato di venti messe per Leandra Pietroblasi, il cui rettore è don Ortensio Celli; uno di quattro messe per Ottavio Iannoni – delle quali una si celebra il lunedì dopo la prima domenica di Quaresima, una nella festa di San Giuseppe, una nella festa dell’Annunciazione e l’ultima si canta nella festa di San Michele – retto da don Nicola Ettore, arciprete di Civita Castellana; un altro di quattordici messe per Medea Costantini, il cui rettore è don Nicola Costantini; un altro ancora di tredici messe per Maddalena di Lorenzo, vacante per la morte di don Angelo Biagioluca; un legato di dodici messe per Clarice di Lorenzo per obbligazione degli eredi; uno di una messa a settimana per Pazienza Pietroblasi, il cui rettore è il canonico don Antonio Pizzi; un altro di dodici messe per Marco Antonio Iannoni, retto da don Giovanni Angelo Iannoni; un altro ancora di dieci messe per Biagio Marchimori, retto da don Ortensio Celli; un legato di dieci messe per Stefano Simeoni, il cui rettore è don Pietro Paolo Costantini; uno di quindici messe lette e una cantata nel giorno della morte – l’11 ottobre – per Francesco Paterna, con altre dieci messe lette da celebrarsi nella chiesa della Madonna delle Grazie, retto da don Giovanni Francesco Ridolfi. Domenico Pastore, inoltre lasciò 100 scudi affinché, con la metà dei frutti, si celebrassero tante messe alla ragione dell’elemosina manuale. Il vescovo chiede ai singoli rettori di informarlo dell’adempimento e di trasmettere nota. In quanto all’altare, bisogna coprirlo di tela cerata e stragola. Si ingiunge agli officiali della confraternita del Suffragio di render conto dell’amministrazione dei beni della medesima.
È necessario apporre sui confessionali il sommario della Bolla In Coena Domini, i casi riservati e le immagini sacre dalla parte dei penitenti.
Il vescovo ordina di di restaurare il baldacchino del pulpito e di rinnovare “Il Bancone” dell’organo.
Le sepolture si tollerano a causa della povertà.
Il campanile risulta a norma.
In quanto al corpo della chiesa, monsignor Tenderini conferma i decreti dei suoi predecessori per la rimozione degli scanni, sotto pena di 5 giuli ciascuno, ad eccezione del periodo quaresimale e dell’Avvento. Comanda poi di restaurare il pavimento e il tetto nelle parti necessarie e di munire le finestre di vetri, essendone prive, entro due mesi.
Il vecchio oratorio e il cimitero servono per i comodi della confraternita del Suffragio e della Concezione della Beata Vergine Maria.
Nell’oratorio nuovo, invece, si riuniscono i confratelli suddetti in tutte le feste di precetto per recitare l’ufficio della Beata Vergine Maria e più volte per l’ufficio dei Defunti. Andrea Mozzicarelli lasciò alla confraternita 100 scudi in tanti censi, con l’onere di trenta messe all’anno a piacere, celebrate da don Ortensio Celli. L’oratorio, decorato di recente, ha un unico altare, sul quale, considerata la supplica dei confratelli, il vescovo acconsente a far celebrare la messa, essendo stato provvisto di tutto il necessario, secondo il giudizio del vicario foraneo.
In sagrestia, è necessario restaurare la pianeta di colore nero e l’altra di colore verde. Si deve, poi, realizzare l’inventario delle suppellettili e rinnovare la tabella degli oneri dividendoli per singolo altare, affiggendo poi la stessa tabella.
La chiesa è retta da un arciprete – attualmente don Giuseppe Tazza.