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CHIESA - PARROCCHIALE

Chiesa di San Valentino

La mattina del 14 gennaio 1721, il vescovo, accompagnato dai convisitatori e dai famigliari, si reca nella chiesa parrocchiale di San Valentino dove, fatta l’assoluzione e celebrata la messa, la visita e decreta.

Il Santissimo Sacramento si conserva sull’altare maggiore. Dopo le preghiere consuete, monsignor Tenderini benedice il popolo e ordina di provvedere a una nuova pisside più ampia e a un nuovo conopeo e di coprire l’interno della custodia con un velo di seta entro un mese.

Si comanda poi di fare un coperchio alla cassetta nella quale si conserva la reliquia di San Valentino e, essendo già stata sospesa, è lasciata in tale stato.

Il vescovo prescrive di porre una croce sul vasetto dell’Olio degli Infermi e di scrivere, tanto sul vasetto quanto sopra la porta della custodia, “Oleum Infirmorum”, di coprire l’interno con un velo di seta e di attaccare alla borsa dei lacci più lunghi per poterla appendere al collo.

Sull’altare maggiore è eretta la confraternita del Santissimo Nome di Gesù, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva, i cui confratelli vestono di rosso, celebrano una messa solenne e i vespri il primo gennaio, festa della Circoncisione di Nostro Signore, e ogni seconda domenica del mese fanno una processione. Gli officiali della medesima amministrano i beni per i quali il vescovo chiede loro conto. Sullo stesso altare, ci sono; un legato di una messa al mese per il fu Carlo Sei, il cui cappellano è il curato pro tempore; un altro di sei messe all’anno per Santa Medi, il cui rettore è il medesimo curato; un altro ancora di dieci messe per Angela Spiriti, retto da don Giuseppe Tuccitta; un legato di quattro messe per Domenico Sebastiani, retto dal precedente; uno di dieci messe per Maddalena Alessandrini – delle quali una si celebra nella festa di Santa Maria Maddalena e l’altra nella festa di Ognissanti -, vacante per la morte di don Girolamo Bernardi; un altro di dieci messe per Quintilia Roberti; un altro ancora di dodici messe per Agnese Mozzicarelli, retto dal canonico don Antonio Pizzi; un legato di centosette messe per Dionisio Paoletti, il cui rettore è don Carlo Pietroblasi; uno di dieci messe per Dario Costantini, retto da don Nicola Costantini; un altro di cinquantasette messe per Maurizio Costantini – delle quali una si celebra all’altare di Santa Maria nella festa di San Lorenzo e un’altra nella festa di Santa Monica all’altare omonimo nella chiesa della Madonna del Soccorso – retto dallo stesso; un altro ancora di venti messe per Pacifica Marconi, il cui rettore è sempre lo stesso; un legato di dodici messe per Antonio Paoletti – delle quali una si celebra nella festa di Sant’Antonio Abate -, retto dal chierico Angelo Celli; un legato di dieci messe dieci per Aurelia Costantini, retto da don Carlo Pietroblasi; uno di venti messe per Francesco Orsi, il cui rettore è don Pietro Paolo Costantini; un altro di dieci messe per Maddalena Cecconi. Il vescovo ordina a tutti i cappellani di informarlo dell’adempimento e di trasmettere nota separatamente. Ispezionato l’altare, manda di provvedere il tabernacolo di un nuovo conopeo di diversi colori, di vasetti coi loro fiori, di restaurare la cornice e di coprire la mensa con tela cerata e stragola entro due mesi.

L’altare della Natività di Nostro Signore è di diritto della famiglia Pozzi e ci sono: un legato di otto messe per Giuseppe Pozzi, il cui rettore è il parroco pro tempore; uno di cinque messe per Angela Antonelli, retto dal canonico don Antonio Pizzi, tuttavia, nell’atto di fondazione l’onere si asserisce essere di tre messe al mese con l’assistenza alle funzioni e l’erogazione di 25 scudi per la decorazione dell’altare. Essendo sospeso, il vescovo decide di lasciarlo in tale stato poiché quasi denudato e cadente per la vetustà.

L’altare di Santo Stefano è di diritto della chiesa e ci sono: un legato di due messe la settimana per Bernardino Celsi, il cui rettore è il canonico don Antonio Pizzi; uno di ottanta messe da celebrarsi all’aurora per comodità dei lavoratori per Santa e Giovanni Battista Meloni, retto da don Mattia Orsi; un altro di venti messe per Tiburzia Salvati, il cui rettore è don Carlo Cencelli; un altro ancora di venti messe per Claudia Rensetti, retto dall’arciprete don Giuseppe Tazza. Visto l’altare, il vescovo ordina di elevare la mensa di un palmo e mezzo e, essendo sprovvisto di tutto – ossia di candelabri, tabella dei Secreta, paliotto, predella, baldacchino – ed essendosi offerto don Mattia Orsi per farlo restaurare e dotarlo, si accoglie tale richiesta.

Sull’altare dei Santi Apostoli Pietro e Paolo ci sono: un legato di due messe la settimana per Pietro Paolo Pietroblasi, il cui rettore è don Carlo Pietroblasi; uno di otto mese per Agata Piacenti, retto dal medesimo, vita natural durante; un altro di quindici messe per Preziosa Pietroblasi, per obbligazione degli eredi. L’altare è contrapposto all’altare maggiore per cui il vescovo Aleotti ordinò di collocarlo presso l’altare di Santo Stefano, ma, poiché lì c’è la sepoltura, monsignor Tenderini dispone di trasferire i suoi oneri all’altare della Natività, già sospeso, premessa l’intimazione agli asserti patroni del suddetto altare entro un mese.

L’altare della Santa Croce è di diritto degli eredi di Felice Orsi, moglie di Lorenzo Mozzini, e ci sono: un legato di una messa alla settimana per Giulio e Domenica Orsi, il cui rettore è don Ortensio Celli; uno di una messa alla settimana per Ambrogio Meloni, per obbligazione del beneficiato dell’altare di Dio Padre nella chiesa di Santa Maria; un altro di dieci messe per Orsola Orsi, il cui rettore è l’arciprete don Giuseppa Tazza. Visto l’altare, si comanda di provvederlo di nuove tabelle dei Secreta e dei vasetti coi suoi fiori e di eseguire fedelmente i decreti dei vescovi Aleotti e Blasi affinché si ripulisca la sepoltura esistente sotto la predella e poi la si chiuda e la si rifaccia in un luogo migliore dinanzi al detto altare, in modo che sia distante dalla pradella almeno tre cubiti, entro tre mesi e a spese dei patroni.

L’altare dei Santi Andrea e Luca è di diritto degli eredi di Maurizio Meconi e ci sono: un legato di quattro messe per Ortensio Meconi, celebrate dal curato pro tempore; uno di dieci messe per Francesco Speranza, il cui rettore è don Ortensio Celli; un altro di venti messe per Mariano Paoletti, retto da don Nicola Francesco Costantini; un altro ancora di sette messe per Antonio Alessandrini, retto da don Giuseppe Tuccitta; un legato di dodici messe per Cleria Scaramuccia o Roberti – delle quali una si celebra nella chiesa di Santa Maria, all’altare di San Domenico -, retto dal chierico Angelo Celli; uno di quaranta messe per Battista Meloni – delle quali ventisette si celebrano su questo altare, otto sull’altare di San Biagio, e cinque nella chiesa di San Sebastiano – con un anniversario similmente su questo altare, il cui rettore è don Giovanni Francesco Ridolfi; un altro di due messe alla settimana per Annibale Cellini, retto dallo stesso; un altro ancora di dodici messe per Porzia Ridolfi, vacante per morte di don Girolamo Bernardi; un legato di ventiquattro messe per Caterina Meloni, il cui rettore è don Cesare Cencelli; uno di dodici messe per Quintilio Meconi, rettore dallo stesso. Visto l’altare, essendo quasi denudato e non essendo stati adempiuti i decreti dei vescovi predecessori, monsignor Tenderini lo dichiara devoluto e si riserva la facoltà di concederlo ad altri, con la condizione che si chiuda la sepoltura esistente sotto la predella.

Bisogna fissare meglio le grate al confessionale.

Riguardo le sepolture, si ordina di spianare le lapidi della sepoltura comune e degli infanti entro un mese.

In merito al corpo della chiesa, è necessario rimuovere l’armadio presso l’altare della Natività, munire le finestre di vetri nelle parti danneggiate, e imbiancarla tutta entro tre mesi.

In sagrestia, si devo restaurare la pianeta di colore nero ed è necessaria una maggiore cura delle sacre suppellettili, particolarmente nella pulizia dei corporali e delle albe.

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