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CHIESA

Chiesa e convento della Madonna del Soccorso

La mattina del 15 gennaio 1721, il vescovo, accompagnato dai convisitatori, si reca alla chiesa della Madonna del Soccorso, distante da Corchiano circa un miglio, e, al suo arrivo, è ricevuto dalla comunità dei padri dell’Ordine degli Eremitani di Sant’Agostino. Celebrata messa sull’altare maggiore e fatta l’assoluzione dei defunti, procede con la visita.

Esaminato il Santissimo Sacramento conservato nella pisside, dopo le preghiere consuete, benedice il Popolo e ordina di rinnovare il ciborio molto vetusto e di provvedere a un nuovo conopeo entro tre mesi.

Il vasetto dell’Olio degli Infermi dev’essere conservato in una cassetta di legno decentemente ornata.

L’altare maggiore è retto dai santesi eletti dalla Comunità e dai padri del Convento. I padri del convento celebrano sei messe per legato di Cecilia Pietroblasi, sette per Pietro Paolo Pietroblasi e sette per Antonio Iannoni. Il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento e, visto l’altare, ordina di coprirlo con tela cerata e stragola e di dipingere la croce sul fronte entro un mese.

Tanto l’altare di San Biagio quanto quello di Sant’Orsola sono sospesi e monsignor Tenderini decide di lasciarli in tale stato.

Sull’altare di San Nicola da Tolentino, di diritto della chiesa, si celebrano dodici messe per Faustina Ridolfi, quindici per Maurizio Vici e dodici per Bernardina Cipriani. Visto l’altare, il vescovo ordina di coprirlo con tela cerata e stragola e di fissare il paliotto sul telaio.

L’altare dei Santi Agostino e Monica, di diritto della chiesa, è privo di oneri di messa ad eccezione di una messa nella festa di Santa Monica per legato di Maurizio Costantini. Esaminato l’altare, si comanda di coprirlo con tela cerata e stragola.

L’altare del Santissimo Crocifisso si mantiene con le elemosine che si fanno dai santesi, ai quali si chiede di rendere conto della loro gestione. Anche in questo caso, bisogna coprirlo con tela cerata e stragola.

L’altare chiamato degli Angeli è di diritto della famiglia Costantini e si celebrano cinque messe per Bernardino Costantini, cinque per Giulio Costantini e venti per Francesco Costantini. Ispezionato l’altare, il vescovo ordina di rinnovare la pietra sacra, di coprirlo con tela cerata e stragola e di rinnovare il baldacchino entro un mese.

L’altare della Santissima Concezione è di diritto della famiglia Celli e si celebrano venti messe per Santa Mancini e cinque per Ortensio Mancini, per obbligazione del cappellano della Santissima Concezione della chiesa parrocchiale di Santa Maria. Essendo lo stesso cappellano tenuto a erogare 2 scudi all’anno per la decorazione dell’altare, il vescovo raccomanda ai patroni di curare che la detta somma sia fedelmente sborsata e si compia fedelmente il pio desiderio del testatore e, dopo che sarà portato a termine il lavoro dell’altare nella chiesa di Santa Maria, si ponga mano ai lavori anche di questo.

L’altare di San Tommaso da Villanova un tempo ospitava l’immagine della Beata Vergine Maria, poi traslata sull’altare maggiore. Esaminatolo, il vescovo ordina di provvederlo di una nuova pietra consacrata e di porla in avanti di tre dita e di coprirlo con tela cerata e stragola entro un mese.

L’altare di Sant’Isidoro risulta sospeso ed è lasciato in tale stato, essendo privo di oneri di messe.

Oltre alle messe suddette e assegnate ai rispettivi altari, celebrate dai padri del convento, i medesimi devono anche celebrare dodici messe per Marta Ciaffardini, tre per Traiano Tasca, tre per Traiano Porfili, due per Stefano de Sanctis e dieci per Santa Pilera. Monsignor Tenderini chiede di informarlo dell’adempimento e intima di rinnovare la tabella, descrivendo meglio gli oneri e suddividendoli per altare ed esponendola in sagrestia.

Sui confessionali bisogna apporre il sommario della Bolla In Coena Domini e delle immagini sacre dalla parte dei penitenti.

In merito al corpo della chiesa, è necessario munire tutte le finestre di telai e vetri, restaurare il tetto, rimuovere l’umidità dalla parte della navata a cornu Evangelii e aggiustare le porte entro tre mesi.

La sagrestia è sufficientemente provvista.

La chiesa fu concessa dalla Comunità ai Padri di Sant’Agostino. La Fabbrica della medesima possiede alcuni beni amministrati dai santesi, ai quali si chiede conto della loro gestione.

Il vescovo, dopo aver chiesto agli Agostiniani di esibire i registri di amministrazione, visita il convento e lo trova a norma.

La comunità è composta dal priore padre Nicola de Sclavis, da padre Tommaso di San Giovanni e dal fratello laico fra Bernardino Giustiniani.

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