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CHIESA

Chiesa di Sant'Antonio Abate

La mattina del 17 gennaio 1721, il vescovo si reca alla chiesa di Sant’Antonio Abate, dove si festeggia la festa del santo titolare, e dopo aver celebrato, la visita.
La chiesa è dotata di un unico altare dedicato a Sant’Antonio, sul quale è eretto un beneficio semplice con l’onere di tre messe al mese, il cui rettore è monsignor Battelli e possiede dei censi in dote. Ma, siccome don Ortensio Celli – al quale spetta la cura del beneficio – suppone che le messe siano state celebrate dal predecessore per devozione, non, invece, per obbligazione, il vescovo ha ordinato di indagare per provvedere come di diritto e, nel frattempo, di informarlo dell’adempimento.
La chiesa e l’altare si mantengono con le elemosine da parte dei santesi pro tempore, deputati dai priori della Comunità, e possiedono soltanto un pezzo di terra contiguo, concesso in enfiteusi a Tommaso Ridolfi, con l’onere di uno scudo all’anno. Don Giuseppe Crescenzi lasciò alla chiesa un oliveto in contrada Capo La Ripa, con l’onere di una messa la domenica delle Palme, e, poiché i santesi non hanno ancora accettato il legato, nonostante il decreto del vescovo Aleotti, monsignor Tenderini ha dato loro il termine di un mese per deliberare. Si è raccomandato al capitano Ridolfi per conoscere lo stato del legato ed informarlo.
Riguardo all’altare, si è disposto di portare in avanti di tre dita la pietra sacra e di coprirlo con tela cerata.
Si è ingiunto di pulire il calice e di restaurare la pianeta di diversi colori.
In merito alla chiesa nel suo complesso, bisogna munire le finestre di vetri o almeno di tela cerata, il tutto entro due mesi, pena le sanzioni previste.

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