CHIESA
Chiesa di San Biagio
Dedicata al santo patrono di Corchiano, si trova fuori dall’abitato e possiede dei beni amministrati dai santesi della confraternita laicale omonima lì eretta, ai quali il vescovo ha chiesto di render conto della loro gestione.
Sull’altare maggiore è eretto un beneficio, il cui rettore è monsignor Battelli, segretario dei brevi, con l’onere di far celebrare tre messe al mese per Girolamo Bernardi, diciassette all’anno per tale Daria e due al mese all’altare di San Carlo per Venere Placidi. Tutte le predette messe furono ridotte, per decreto della Congregazione del Concilio del 20 agosto 1696, a cinquantasette messe all’anno, come risulta anche dagli atti della visita del vescovo Aleotti.
Vi sono gli ulteriori seguenti legati: quattordici messe per Emilio Sisti, con la dote di un censo in sorte di 35 scudi contro Pietro Paparozzi, come dalla visita di Aleotti, il cui rettore è il canonico Cocchi da Civita Castellana; quindici messe per Troiano Parisi, per obbligazione degli eredi; dieci messe per Polissena Leonori, il cui rettore è don Giuseppe Tazza; due messe per Giacomo Marsili, per obbligazione della chiesa; venti messe per Carlo Corinzio Orsi.
Poiché un tempo fu estinto un censo in sorte di 25 scudi contro Giovanni Bernardino Bottini nelle mani di Angela Ambrosi, moglie di Benigno Sisti e sorella del cappellano don Giovanni Ambrosi, e la somma non fu reinvestita, il vescovo Aleotti assegnò un triennio per depositare la suddetta cifra nel Monte di Pietà di Civita Castellana ad effetto di farla fruttare, e fu rilasciato un mandato contro i beni e gli eredi del detto Benigno, con l’intimazione che fu anche eseguita, il vescovo ha ordinato di investigare al fine di provvedere.
Ci sono poi: un legato di tre messe all’anno e quattro ogni quattro anni per Pietro Ruggeri; un altro di dodici messe per Tommaso del fu Venanzio e sua moglie Lucia, il cui rettore è il canonico Cocchi, come risulta dal XXIII registro dei Benefici; un altro di dieci messe per Anna Maria Paparozzi, il cui rettore è don Felice Molini. Per tutti questi legati, il vescovo ha chiesto di informarlo riguardo all’adempimento.
Esaminato l’altare, si è ordinato di restaurare la cornice e la mensa, di provvederlo di vasetti coi loro fiori e di coprirlo con tela cerata e stragola entro un mese.
L’altare antico di San Biagio è sospeso da tempo, per cui monsignor Tenderini ha disposto di demolirlo entro un mese.
Stessa cosa per l’altare della Pietà.
Sull’altare di San Carlo, vi sono i seguenti legati: otto messe per Battista Meloni, il cui rettore è don Giovanni Francesco Ridolfi; dieci messe per Agostina Orsi, il cui rettore è il medesimo. Per obbligazione del beneficiato, inoltre, si devono celebrare due messe al mese per tale Placidi. C’è anche un legato di otto messe per Polissena de Cecco da Todi, con la dote di un censo in sorte di 10 scudi contro Giovanni Filippi, con la fideiussione di Silvio Stefani, come per istrumento rogato il 21 dicembre 1646 per gli atti di Giovanni Costantini, che risulta vacante. Il vescovo ha ingiunto di informarsi riguardo Giuseppe Gori, possessore del fondo censito, come risulta dalla visita di Aleotti.
Riguardo all’altare, si è ordinato di provvederlo di tutto il necessario per la celebrazione della messa entro un mese, sotto la pena della sospensione.
Si è comandato di apporre sui confessionali il sommario della Bolla In Coena Domini e i casi riservati.
In merito al corpo della chiesa, bisogna restaurare il tetto e il pavimento e munire le finestre di tela cerata o vetri e di reti di ferro per tenere fuori gli animali notturni che sporcano molto l’ambiente.
La sagrestia manca di tutto e l’unico corporale è stato sospeso. Il vescovo ha ingiunto a don Ortensio Celli, agente di monsignor Battelli, di rappresentargli lo stato della chiesa, confidando nella sua pietà.