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CHIESA E OSPEDALE

Oratorio della Santissima Trinità e ospedale dei Pellegrini

Il 12 ottobre 1719, il vescovo si reca all’oratorio della Santissima Trinità, dove è eretta la confraternita sotto il medesimo titolo o anche di San Sebastiano, aggregata alla venerabile arciconfraternita della Santissima Trinità di Roma, i cui confratelli, vestiti di vesti rosse, partecipano alle processioni pubbliche e accompagnano i cadaveri dei defunti e, nei giorni di festa, recitano l’ufficio della Beata Vergine Maria e, nei giorni stabiliti, l’ufficio dei Defunti per i confratelli.

La confraternita possiede i beni stabili e i censi in comune con l’ospedale annesso, amministrati da un depositario al quale il vescovo chiede ragione della sua gestione.

Sull’unico altare, vi sono i seguenti oneri di messe annuali: venti – ossia tre nel giorno della morte, il 3 ottobre, e le altre nei giorni festivi – per l’anima di Cinzia Paglia; due, da celebrarsi in giorni festivi, per Giacomo Pusti; dodici per Damiano Paglia; dieci per Giovanni Paglia; venti per Minerva Paglia Andreoli – delle quali tre nel giorno della sua morte, il 19 settembre; venti per Angela Martella; venti per Anna Stella Olivieri; dieci per Maddalena Stella e otto per Bernardina Ansetti. Inoltre, per legato di Bernardino Porfiri, si corrisponde l’elemosina manuale ai sacerdoti pellegrini che desiderano celebrare la messa nell’oratorio, come per istrumento rogato da Giacomo Scotini, già notaio e cancelliere della Curia vescovile.

Monsignor Tenderini richiede di informarlo dell’adempimento entro un mese e, riguardo all’altare, di coprirlo con la tela stragola dopo la celebrazione della messa.
In merito all’oratorio, ingiunge di imbiancarlo entro lo stesso termine.

La sagrestia dev’essere provvista di una nuova pianeta e di un velo di colore nero, bisogna restaurare le pianete bianche, provvedere a due albe e a degli amitti decenti e a due corporali e purificatoi, restaurare l’armadio e l’icona di san Vito entro due mesi e imbiancare tutto l’ambiente.

Va ripulita poi dalle immondizie la stanzetta sotterranea e chiusa con una porta, con chiave e serratura, entro tre mesi, pena le sanzioni previste.
L’ospedale della confraternita è a uso dei pellegrini, ai quali si danno soltanto l’abitazione e il letto.

Delle stanze – oltre a quella destinata per bottega – una serve per i sacerdoti, un’altra per gli uomini e la terza per le donne. Essendo però le dette stanze in condizioni estremamente precarie, tanto per i letti quanto per gli altri mobili, ed anche perché i muri furono deturpati, soprattutto nel passaggio dei soldati stranieri, il vescovo ha rinnovato i decreti del suo predecessore Aleotti, ossia di aumentare il numero di letti a diciotto o almeno a dodici, dei quali sei o quattro per i sacerdoti e altrettanti per gli uomini e per le donne, disposti separatamente nelle rispettive stanze e provvedendo, per ciascuno, a un materasso con coperte di lana e lenzuola decenti. Inoltre, si è stabilito di rintonacare e imbiancare tutto l’ospedale e di fornire la cucina e le botteghe dei mobili necessari, soprattutto in visione del Giubileo dell’anno successivo.

Per quanto riguarda l’accoglienza: non è lecito ammettere nella stessa stanza uomini e donne, almeno che non siano sposati, come anche di non lasciarli mangiare insieme, se non congiunti dal primo o secondo grado di affinità, previa sempre la licenza del signor vicario generale; dopo il tramonto, la stanza delle donne va chiusa a chiave per essere riaperta solo dopo il sorgere del sole; non è permessa la permanenza dei pellegrini per più di un giorno, se non con la licenza del vicario generale; sono proibiti i giochi e i canti tra gli ospiti, pena la rimozione dall’ufficio per ospedaliere che favorisca o non denunci tali cose; nei giorni di mercato e in qualsiasi altra occasione, è vietato accogliere mercanti o merciai o affittare loro una delle stanze, sotto pena di 25 scudi e altre ad arbitrio.

Al fine di provvedere, il vescovo ordina al depositario di redigere l’inventario anche dei mobili esistenti e di rendere ragione e di chiamare anche due matrone per la cura e il cambio delle lenzuola e delle altre cose che possano riparare.

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