CHIESA
Chiesa della Madonna delle Grazie
Il primo luglio 1720, il vescovo, accompagnato dai suoi convisitatori, si dirige alla chiesa delle Clarisse e, sulla porta, è ricevuto dal confessore don Guglielmo Ortensi Paglia. Si reca poi all’altare maggiore dove, dopo la celebrazione della messa e l’assoluzione dei defunti, visita il Santissimo Sacramento nel tabernacolo, custodito decentemente in una pisside argentea, e, dopo le debite e consuete preghiere, benedice solennemente il Popolo.
L’Olio degli Infermi si conserva a cornu Epistolae dell’altare maggiore. Il vescovo ordina di porre la croce sul vasetto e l’iscrizione Oleum Sanctum, come anche di rinnovare la borsa coi lacci di colore viola e di aggiustare meglio la copertura di seta all’interno della custodia.
L’altare maggiore è dedicato alla Madonna delle Grazie e sotto di esso riposa il corpo di Santa Paola vedova e martire. Su di esso, per obbligazione delle monache, si devono celebrare tre messe la settimana per l’anima di Mercurio Amici, una alla settimana per l’anima di Laura Fabrani, una il 2 agosto per l’anima di Ottavio Ciani, una ogni sabato per l’anima di Domenico Boccapesce, con le litanie della Beata Vergine recitate dalle monache, come per testamento dello stesso, aperto dal notaio Giovanni Battista Pechinoli il 24 ottobre 1671. Si suppone che il suddetto Domenico, il 3 gennaio 1653, avesse dato alle monache altri 100 scudi con l’onere di una messa ogni ogni lunedì. Ci sono anche un legato di una messa alla settimana per l’anima di Anna Capecci e di trenta messe all’anno per Luzio Miccinelli, che lasciò 100 scudi da investirsi con l’onere di tante mese alla ragione della rendita, fissata dal vescovo Blasi, nella visita del 21 aprile 1717, a tale numero. Ispezionato l’altare, monsignor Tenderini ordina di spostare in avanti la pietra sacra di quattro dita e di coprirlo prima con la tela cerata, poi con la tela stragola; per il resto lo trova decentemente ornato.
L’altare della Madonna di Loreto è di diritto della famiglia Morelli, in quanto Antonio Morelli, con suo testamento aperto dal notaio Giovanni Battista Pechinoli il 12 marzo 1642, lasciò 200 scudi, con l’onere di tante messe alla ragione dei frutti. Dopo la morte del detto testatore, Francesco e Filippo, suoi fratelli ed eredi, stabilirono che le messe si dovessero celebrare su questo altare, come per istrumento rogato dal medesimo notaio il 3 febbraio 1644; il 12 settembre 1689 poi, fu provvisto della suddetta cappellania l’abate Paolo Sutrini Morelli, ma, a causa del matrimonio da lui contratto, il 30 ottobre 1720 fu nominato e istituito il chierico Paolo Antonio Spatera. Il vescovo gli chiede di informarlo dell’adempimento. Riguardo all’altare, ordina di provvederlo di quattro candelabri d’oricalco o almeno di legno dorato, di dipingere la croce sul fronte, di aggiustare la predella, di coprirlo con tela cerata e stragola e di munire di vetri la finestra laterale a cornu Epistolae entro un mese.
L’altare di San Giovanni Battista, già di diritto della famiglia Forlani, è ora devoluto e sospeso perché privo di oneri di messe e delle sacre suppellettili, per cui il vescovo comanda di trattare col capitano Antonio Forlani se per caso voglia provvedervi, altrimenti di provvedere per mezzo delle monache, a norma del decreto del predecessore Aleotti.
In merito al confessionale, la chiave dev’essere conservata della badessa pro tempore e non va utilizzata se non per ascoltare le confessioni.
Tanto il parlatorio, quanto la ruota della sagrestia e l’organo, risultano a norma.
Riguardo la chiesa, bisogna restaurare la porta nelle parti necessarie.
La ruota esterna va tenuta chiusa durante i Divini Uffici e di notte.
Fatto ciò, il vescovo si dedica ai colloqui con ciascuna monaca alle grate esterne del confessionale della chiesa.
Il 6 luglio 1720, dopo i vespri, il vescovo, vestito della mozzetta sopra il rocchetto e accompagnato dai convisitatori don Nicola Ettore, provicario generale e arciprete di Civita Castellana, e dal canonico don Romolo Cochi, dall’agente delle monache, canonico don Antonio Germani, dal procuratore Antonio Germani, e dal confessore don Ortensio Guglielmi Paglia, si reca al monastero per visitare la clausura dove, sul limite della porta, è ricevuto dalle monache disposte in processione e, baciata la croce, si reca alla chiesa interiore in cui, dopo le preghiere e l’assoluzione dei defunti, riceve l’obbedienza delle singole monache e, fatto un discorso pastorale, impartisce la benedizione a tutti gli astanti.
La chiesa interiore e il coro hanno una struttura magnifica.
Il corpo di santa Paola si conserva in un’elegante urna di legno e oro decorata con cristalli e sigilli. Le altre reliquie risultano parimenti a norma.
La sagrestia è abbondantemente provvista di sacre suppellettili e il vescovo si limita soltanto a prescrivere di fare l’inventario e di confrontarlo nella mutazione degli offici.
Tanto il confessionale dalla parte interiore quanto la ruota comune interiore e l’altra esistente nel parlatorio sono trovati a norma.
Il coro superiore è abbastanza provvisto, ma il vescovo tiene, affinché in esso si conservi la devozione, a raccomandare l’osservanza del silenzio necessario a una casa di preghiera.
La sacra povertà, congiunta alla purezza – raccomandate dal vescovo alle monache – ornano il dormitorio, il refettorio e tutti gli altri ambienti. Considerata attentamente la clausura, risulta inviolata.
Le monache emettono la professione sotto la regola della stretta osservanza dei santi Francesco e Chiara.
Il loro numero, nella fondazione, fu fissato a trentatré e sono da preferire le fanciulle cittadine alle forestiere; in soprannumero tuttavia ne sono ammesse altre ad arbitrio del vescovo e con la licenza della Congregazione dei Vescovi e Regolari.
Le numerarie corrispondono per dote o elemosina 300 scudi. Le soprannumerarie 400 scudi, oltre le solite spese che in entrambi i casi sono necessarie nel momento dell’ingresso e della professione per le vesti, i mobili e le altre cose richieste.
Oltre alle corali, ci sono quattro converse con la dote di 100 scudi, ammesse con licenza della Congregazione dei Vescovi e Regolari e coi capitoli stabiliti dal vescovo Aleotti, l’8 marzo 1700.
La Comunità di Civita Castellana ha l’onere di corrispondere alle monache 200 scudi all’anno dagli introiti della gabella del passo, assegnata agli stessi da Giulio III e descritta nella tabella della Comunità e nel reparto dell’esito comunitativo per ordine della Congregazione del Buon Governo, come per lettere della medesima dirette al governatore del 9 agosto 1681 e del 9 gennaio 1694.
Il monastero, inoltre, possiede beni stabili, luoghi dei monti, censi e canoni, per i quali il vescovo ordina di esibire la nota o l’inventario per mezzo del canonico Germani e di Antonio Germani, agente e procuratore del monastero, entro due mesi.
Le monache sono:
Suor Lorenza Lucarelli, badessa, di anni 71, professa da 55;
Suor Lucrezia Pupi, vicaria, di anni 63, professa da 47;
Suor Maria Ermenegilda Pupi, camerlenga, di anni 52, professa da 35;
Suor Agata Eletta Scottini, di anni 77, professa da 61;
Suor Felicissima Valori, romana, di anni 72, professa da 48;
Suor Rosalba Mazzocchi, di anni 60, professa da 38;
Suor Maria Temperanza Anastasi, di anni 55, professa da 38;
Suor Felice Vittoria Valeri, romana, di anni 53, professa da 36;
Suor Maria Innocenza de Sanctis, romana, di anni 59, professa da 35;
Suor Girolama Sassi, di anni 59, professa da 33;
Suor Maria Maddalena Coluzzi, di anni 44, professa da 26;
Suor Domenica Rosa Lucarelli, di anni 37, professa da 18;
Suor Maria Alessandra Coluzzi, di anni 41, professa da 16;
Suor Maria Geltrude Guglielmi Paglia, di anni 41, professa da 16;
Suor Maria Silvia Fantibassi, di anni 49, professa da 16;
Suor Caterina Angelica Floridi, di anni 36, professa da 12;
Suor Anna Maria Ciriaca Peri da Magliano Sabina, di anni 48, professa da 12;
Suor Angela Serafina Stradella, di anni 37, professa da 11;
Suor Giulia Gaetana Paradisi, di anni 28, professa da 10;
Suor Maria Costanza Gai, romana, di anni 33, professa da 6;
Suor Maria Grazia Bucchi, romana, di anni 32, professa da 4;
Suor Maria Clara Salvati da Rignano, di anni 19, professa da 3;
Suor Maria Deodata Pupi, di anni 19, professa da mesi 8.
Le converse sono:
Suor Brigida Guazzi, di anni 37, professa da 19;
Suor Petronia Gai, di anni 37, professa da 19;
Suor Pacifica Pastorelli da Caprarola, di anni 37, professa da 19;
Suor Lucia Bernabei, di anni 40, professa da 18.
Le educande:
Lucia Anastasi, di anni 15, educanda da 8;
Maddalena Preval, romana, di anni 26, educanda da 3;
Cecilia Zivilli da Corchiano, educanda da un anno e mezzo;
Prudenza Panardi, di anni 30, educanda da undici mesi;
Metilda Stella, di anni 50, educanda da otto mesi;
Agata Forlani, di anni 14, educanda da otto mesi;
Lucrezia Ciotti, di anni 18, educanda da sette mesi;
Costanza Petti, di anni 18, educanda da tre mesi;
Vittoria Severini da Caprarola, di anni 19, educanda da due mesi.