CHIESA
Chiesa e convento di San Francesco
Il 14 ottobre 1719, il vescovo si reca alla chiesa di San Francesco, soggetta alla sua giurisdizione in virtù del decreto di Innocenzo X, e, ricevuto dai Francescani alla porta della chiesa, dopo aver fatto l’assoluzione dei defunti, la visita.
Poiché si sta rinnovando l’aspetto della chiesa, il Santissimo Sacramento si conserva sull’altare nella cappella di Sant’Antonio di Padova, in un tabernacolo che, dopo la debita adorazione e le preghiere, trova a norma.
L’Olio degli Infermi si conserva in una custodia di marmo, di forma antica ed elegante, a cornu Evangelii dell’altare maggiore e parimenti risulta a norma.
Il vescovo visita poi le reliquie conservate nell’armadio della sagrestia e ordina di trasmettere la nota da allegare negli Atti della Visita.
Sull’altare maggiore, si celebrano una messa ogni lunedì per la famiglia di Antonio Recinetti, tre al mese per Maria Zelli da Sant’Oreste e i suoi, dieci per l’anima di Cilla Boccapesce, dodici per l’anima di Feliciano Rocchi, un anniversario con messa cantata e due lette per l’anima di Angelo Papaleoni, due anniversari per Lucia Zannarola e i suoi, uno per suor Francesca Ischia, già professa nel monastero di Civita, dopo la festa di Ognissanti. Ispezionato l’altare, risulta sufficientemente provvisto e decentemente ornato.
L’altare del Santissimo Crocifisso un tempo era di diritto della famiglia Spenditori ma, per la sua estinzione, il vescovo Aleotti, a richiesta del padre guardiano e dei frati e a istanza della nobildonna Cecilia Andosilla, lo concesse alla medesima, che si offrì di provvedere per il futuro e di fornirlo delle suppellettili necessarie.
L’altare di Sant’Antonio di Padova è mantenuto dalla confraternita laicale maschile in esso eretta e sotto l’invocazione dello stesso santo, agli officiali della quale, il vescovo chiede di esibire il registro dell’amministrazione. Per obbligazione del convento, vi si celebra ogni giovedì per legato e per l’anima dei signori conti dell’Anguillara e, per obbligazione della suddetta confraternita, sei volte all’anno, con l’elemosina di 2 giuli per ogni messa, per disposizione e per l’anima di un benefattore incognito defunto. Visto l’altare, si ordina di avvicinare di quattro dita la pietra sacra al fronte e di rinnovare la predella. Agli amministratori si chiede anche di trasmettere la nota dei beni e di informare dell’adempimento delle messe entro un mese.
Nella chiesa antica, c’erano anche:
L’altare di San Carlo, di diritto dei conti Petroni, con l’obbligazione di una messa ogni lunedì per le anime di Giovanni Antonio e Susanna Petroni, come dalla tabella degli oneri esistente nella sagrestia;
L’altare di Sant’Eligio, di diritto dell’Università dei Fabbri, con l’obbligazione per il convento di celebrare una volta al mese per l’anima di Angelo Perelli;
L’altare di San Bonaventura, di diritto della famiglia Trelli, con l’obbligazione per convento di celebrare tre volte al mese e sei all’anno per l’anima di Cleria Toti e per le anime della medesima famiglia Trelli;
L’altare di San Bernardino, di diritto della confraternita medesima – i cui confratelli, vestiti di vesti bianche, partecipano alle pubbliche processioni – nel quale si celebra ogni prima domenica del mese per devozione dei detti confratelli;
L’altare di Sant’Omobono, di diritto dell’Arte dei Sarti, senza oneri di messe;
L’altare di San Crispino, di diritto dell’Arte dei Calzolai, parimenti senza oneri;
L’altare dei Cordai, di diritto della confraternita medesima che possiede soltanto una casa e per il resto si mantiene con le questue gestite da un depositario al quale il vescovo ingiunge di render conto della propria gestione. I padri del convento erano tenuti a celebrarvi una messa ogni martedì per la famiglia Velluli e quaranta all’anno, sempre di venerdì, per legato e per l’anima di Marco Antonio Moriconi.
Essendo stati demoliti i suddetti altari e tutti gli oneri trasferiti all’altare maggiore finché non si ricostruiscano, il vescovo ordina di informarlo degli adempimenti.
L’altare della Concezione della Beata Vergine Maria è di diritto della confraternita omonima, che non usa vesti e possiede dei beni amministrati dal depositario o economo scelto dal vescovo – attualmente l’arciprete don Nicola Ettore – al quale il vescovo intima di render conto della gestione e di informalo dell’adempimento degli oneri della medesima confraternita, che è tenuta a far celebrare, ogni anno, due messe per l’anima di Anna Meschini, tre per Faustina Meschini e dodici per un benefattore incognito defunto, che elargì 30 scudi, come risulta dalla Visita del vescovo Aleotti. Sul medesimo altare, inoltre, per obbligazione del convento, si celebrano una messa ogni mercoledì e sabato per la famiglia di Ghelmino Croti e due messe al mese per l’anima di don Antonio Fuccei da Forlì. L’altare è a norma e decentemente ornato.
L’altare di San Rocco è di diritto della confraternita omonima, i cui confratelli, vestiti di vesti di colore verde, partecipano alle pubbliche processioni e godono i privilegi dell’arciconfraternita di San Rocco di Roma per aggregazione. La stessa confraternita possiede diversi beni amministrati dai suoi officiali, ai quali il vescovo chiede di trasmettere la nota, di render conto e di informarlo dell’adempimento degli oneri ossia otto messe all’anno per l’anima di Orazio Cellini e altrettante per l’anima di Giovanni Sciaroni. Ispezionato l’altare, si comanda di restaurare all’intorno la pietra sacra e di collocarla al centro, avvicinandola al fronte almeno di tre dita, di dipingere la croce e di coprire, tanto il detto altare quanto i precedenti, di tela stragola, dopo la celebrazione delle messe.
Nel vicino oratorio, i confratelli conservano le vesti e gli altri mobili loro spettanti.
I due confessionali risultano a norma.
Le sepolture della precedente chiesa sono state chiuse e ne rimangono solo nella parte laterale.
L’iniziativa del restauro, lodata dal vescovo, è stata del guardiano, padre Francesco Ghioni.
La sagrestia è sufficientemente munita.
Il coro, dove si trova anche l’organo, è a norma.
Nel convento, di buona struttura, al momento sono assegnati di famiglia:
Padre Francesco Ghioni, guardiano;
Padre Bartolomeo Vittori, sacerdote;
Padre Alessandro Giuliani, sacerdote;
Fra Francesco Maria Ricci, laico professo;
Fra Gabriele Albertini, laico professo;
Fra Giovanni Battista di Sant’Elia, laico professo;
Fra Bernardino Luzi, oblato.
Il convento possiede beni stabili e censi e amministrati dagli stessi padri ai quali si chiede di esibire l’inventario e di render conto della gestione.