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CHIESA

Chiesa e ospedale di Sant'Antonio

La sera del 6 dicembre 1720, il vescovo si reca in visita all’ospedale di Sant’Antonio.

Di natura ecclesiastica, si regge per mezzo di una congregazione di cittadini e i suoi beni sono amministrati dal santese pro tempore, al quale si ingiunge di render conto della propria amministrazione.

Poiché si stima che le rendite ascendano a più di centoventi scudi, ma essendo l’archivio disordinato e molto confuso, si deputa Giulio Cesare Zuccari a riformare lo stato dello stesso ospedale e a compilare un registro a norma.

Nel frattempo, si ordina di provvedere a tre letti coi loro materassi, coltri e lenzuola, restaurare tutto il tetto e ripulire l’ospedale dalle immondizie e imbiancarlo, pena le sanzioni previste.

Nella stanza destinata ai sacerdoti, non si ammettano i secolari; nelle altre stanze invece, non si conservino i mobili dell’ospedale né si convertano ad altro uso.

Ad eccezione degli infermi, si ammettano soltanto i sacerdoti e i secolari che fossero veramente pellegrini e, a questi, non sia permesso pernottare oltre un giorno, se non con la licenza del vicario foraneo, per ragionevoli cause; non si ricevano uomini con donne, se non congiunti dal primo grado di consanguineità o uniti in matrimonio; le donne pernottino separatamente dagli uomini in una stanza apposita, da chiudersi nottetempo e le cui chiavi siano conservate dall’ospedaliera che non dovrà riaprire se non dopo il sorgere del sole, sotto pena della privazione dell’ufficio; nella stanza detta “Il Cagnardo”, destinata ai viandanti, si ammettano solo gli uomini, non le donne, e solo per un giorno, con la facoltà, riservata al vicario, di concedere una proroga fino a tre giorni, per una giusta causa urgente o a motivo di equità; non si ricevano i merciai o i mercanti o altre persone simili, sotto le pene espresse ed altre ad arbitrio.

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