CHIESA
Chiesa di Sant'Anna
Antino Carosi e Angelo Sercamilli, nella posa della prima pietra della chiesa, costruita ai tempi del vescovo Aleotti, si obbligarono a dotarla di un censo di 25 scudi onde potere celebrare tante messe all’anno secondo il giudizio dell’ordinario. Il capitano Angelo Carosi, figlio ed edere di Antino, nella prima visita del vescovo Aleotti, fissò la sua porzione a 25 scudi per i quali, il suddetto vescovo stabilì il numero di dieci messe da celebrare durante l’anno da parte del cappellano deputato dallo stesso benefattore, attualmente don Tommaso Carosi.
Riguardo invece agli eredi del Sercamilli, tanto da Aleotti quanto da Blasi, fu assegnato il termine di quindici giorni per versare 12,50 scudi. Non essendo stata ancora ottemperata tale disposizione, monsignor Tenderini ha concesso ulteriori venti giorni per informarlo dell’investimento e della celebrazione delle messe, fissate dal predecessore Aleotti a cinque.
Teodorico Toiani, invece, lasciò 50 scudi – da consegnare entro sei anni – con l’onere di quindici messe. Anche in questo caso, i suddetti vescovi furono costretti a rilasciare un mandato contro gli eredi. Sostenendo questi che il testamento non sia stato consegnato, monsignor Tenderini ha disposto di informarsi riguardo ai diritti, al fine di provvedere.
Filippo Caproli lasciò 25 scudi con l’onere di sei messe, che sono celebrate da don Tommaso Carosi; c’è, inoltre, un legato di sette messe per Giovanni Caproli, con la dote costituita dalla metà di una cantina, celebrate dal medesimo sacerdote.
Artemisia Clarici lasciò 200 scudi, con l’onere di quaranta messe, delle quali diciotto si devono celebrare a Sant’Anna, una a Santa Maria della Valle, una a San Filippo, una a Sant’Eutizio e una a San Donato. L’officiante è don Agostino Procaccioli.
C’è, infine, un beneficio di patronato della famiglia Mariani da Bassanello, con l’onere di due messe la settimana e della recita delle litanie della Beata Vergine nelle feste, dopo la celebrazione della messa. L’officiante sarebbe il canonico Mariani, ma lo supplisce don Giovanni Sinni.
Il vescovo ha ingiunto a tutti i rettori e cappellani suddetti di trasmettere la nota dei beni e di informarlo dell’adempimento.
Tutte le suddette messe si celebrano sull’altare maggiore che, esaminato, si è ordinato di munire di una nuova pietra sacra – dopo aver rimosso la vecchia – e di una nuova tela cerata e stragola.
L’altare di San Gregorio è stato costruito da don Tommaso Carosi, ancora vivente, che ha espresso anche ai vescovi predecessori la volontà di investire 50 scudi – dei quali 25 già investiti – per la dote, con l’onere di dodici messe e del mantenimento dell’altare, dopo la sua morte.
Sull’altare è istituito anche un legato di venticinque messe per Giovanni Perelli, celebrate da don Domenico Nardi da Vallerano.
L’altare di Santa Francesca Romana è di diritto della famiglia Martinozzi. Simeone Castiglioni, con suo testamento rogato da Marco Antonio Ponti, notaio di Fabrica, il 9 ottobre 1602, lasciò una vigna al fine di celebrare, tante messe in ragione dei frutti, e, alla morte della moglie, si aggiunsero altri beni. Il rettore è don Angelo Martinozzi, al quale si è chiesto di trasmettere la nota dei beni e di render conto dell’adempimento.
Visto l’altare, il vescovo ha comandato di dorare o dipingere decentemente la cornice del quadro, di restaurare il paliotto e di coprirlo di tela cerata e stragola entro un mese.
In merito al corpo della chiesa, si è disposto di rimuovere l’umidità e di restaurare il tetto nelle parti necessarie.
Per quanto riguarda le sacre suppellettili, si è ordinato di restaurare la pianeta di colore viola e nero e l’altra di diversi colori entro un mese, pena le sanzioni previste.
Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, Littera G – Visitationes, 21, cc. 201r-203r