CHIESA
Chiesa di San Filippo Neri
Il vescovo, accompagnato dai convisitatori e dai suoi famigliari, si reca alla chiesa di San Filippo, la mattina del quattro dicembre 1720. Dopo aver celebrato all’altare maggiore, dedicato al santo titolare, si dedica alla visita della chiesa.
Sul suddetto altare, vi sono i seguenti legati: uno di otto messe per l’anima di Profilia Castiglioni; uno di altrettante messe per l’anima di Romana Zuccheri; un altro di cinque messe per l’anima di Lavinia Bisozzi; un altro di otto messe per l’anima di Petruccio Boccalini – il cui rettore rettore è don Filippo Tartarini; uno di altrettante messe per l’anima di Giulia Gottardi – il cui rettore è don Innocenzo Magrini; un altro di quaranta messe lette e una cantata nell’anniversario della sua morte per l’anima di Elena Castiglioni; un altro di dodici messe per l’anima di Giovanni Oddi; uno di una sola messa per l’anima di Artemisia Clarici.
Si ordina di trasmettere la nota dei beni e di render conto dell’adempimento degli obblighi, sotto le pene previste.
Esaminato l’altare, si prescrive di provvederlo di tela cerata e stragola; per il resto è decentemente ornato.
L’altare di Sant’Antonio di Padova è di diritto del principe e vi si celebra una volta a settimana per disposizione della buona memoria della principessa Margherita. Il cappellano è don Sante Madresanta da Bassanello, al quale si ordina di informare il vescovo dell’adempimento dell’onere.
Visto l’altare, essendo privo solamente di tela cerata e stragola, si raccomanda di far presente la cosa alla principessa.
L’altare della Madonna delle Grazie è invece di diritto della famiglia Magrini e vi si celebrano ventisei messe all’anno per legato di Gentilesca Mazzacani. Si ordina al rettore di trasmettere la nota dei beni e di informarlo riguardo l’adempimento, pena le sanzioni previste.
Visto l’altare, si comanda di provvederlo di nuove tabelle dei Secreta, di un nuovo paliotto di diversi colori, almeno di corame, e di tela cerata e stragola, il tutto entro due mesi.
Un tempo la chiesa era mantenuta dalla Comunità, ora, invece, in essa, è eretta una congregazione di uomini pii, aggregati a un’arciconfraternita romana.
I beni sono amministrati da degli officiali ai quali si ingiunge di render conto della loro amministrazione.
Si prescrive che sul confessionale siano apposti i casi riservati, che si restaurino la porta della chiesa e il tetto e si ponga una croce di ferro sulla sommità.
La sagrestia è dotata di suppellettili preziose donate dai cardinali e dai principi di Casa Colonna. Bisogna però restaurare due pianete di diversi colori, provvedere a un nuovo camice con amitto e appendere le preghiere preparatorie per la celebrazione e munire la finestra di vetri nelle parti danneggiate.
Il calice dell’altare di Santa Maria delle Grazie, già sospeso, è lasciato in tale stato finché non si provveda a indorarlo.