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CHIESA - PARROCCHIALE

Collegiata di San Michele Arcangelo

La mattina del 12 novembre 1720, il vescovo, recitato l’itinerario nella chiesa parrocchiale di Fabrica, accompagnato dai convisitatori e dai famigliari, si incammina verso Caprarola e, giunto alla porta del paese, gli si fanno incontro il Clero, le confraternite, il governatore e i priori e sulla stessa porta, ornata di fili di seta e sacre iscrizioni, reverentemente inginocchiato, bacia la croce offertagli dall’arciprete. Vestito della mozzetta sul rocchetto, subito, nella vicina chiesa dell’ospedale, indossa gli abiti pontificali e, preceduto dalle confraternite e dal Clero e sotto il baldacchino sorretto dal governatore e dai priori, va in processione alla chiesa parrocchiale, lungo la via diritta, parimenti decorata di fili di seta, e, arrivatovi, è incensato tre volte e, fatte le solite cerimonie e premesse le solite preghiere, sul trono preparato sul presbiterio, tiene un sermone al Popolo sulla sacra visita pastorale, fa l’assoluzione dei defunti, riceve il Clero per l’obbedienza e il Magistrato e celebra la messa prima di passare a visitare.

La chiesa è dedicata a San Michele Arcangelo e il Santissimo Sacramento si conserva sull’altare maggiore, dentro una custodia decentemente ornata, in due pissidi e nell’ostensorio, esaminati i quali, dopo l’incensazione e le solite preghiere, il vescovo ordina di dorare la lunetta dell’ostensorio e di dorare la pisside più grande e di restringerne coperchio entro un mese. Poi, col Santissimo Sacramento, benedice solennemente il Popolo.

Il mattino del 13 novembre, il vescovo, prima di proseguire la visita, celebra nella stessa chiesa.

Il fonte battesimale si trova presso la porta maggiore, a cornu Evangelii, e, esaminato, risulta a norma.

Riguardo al sacrario, si ordina di dipingere decentemente la porticina e la croce e di scrivere, a lettere visibili, “Sacrarium”, entro quindici giorni.

Gli Oli santi si conservano in una costudia a cornu Evangelii, sulla quale il vescovo ordina di scrivere “Olea Sacra” e di apporre lacci più lunghi alla borsa dell’Olio degli Infermi, affinché possa appendersi al collo, e di coprire l’interno della custodia con un velo di seta o simile, entro due mesi.

Le sacre reliquie si conservano in due custodie, delle quali una a cornu Evangelii, l’altra a cornu Epistolae, e incensatele ed esaminatele secondo il solito, si comanda di dipingere decentemente le custodie e di porre la croce sui reliquiari e di trasmettere la nota al fine di allegarla negli Atti.

L’altare maggiore è dedicato a San Michele Arcangelo e in esso è eretta la confraternita del Santissimo Sacramento, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva di Roma, come da bolla del 17 marzo 1706. I confratelli usano vesti bianche nelle funzioni durante l’anno, mentre, nell’accompagnare i cadaveri e il venerdì santo, vesti nere. La confraternita possiede molti beni, gestiti dai suoi officiali, ai quali il vescovo intima di trasmettere nota e di render conto della loro amministrazione. Il sodalizio ha l’onere di fornire l’altare di sacre suppellettili e della cera in tutte le feste di prima classe e ogni terza domenica del mese e nella festa, nell’ottava e nelle processioni del Santissimo Corpo di Cristo, come anche di accompagnare il Santissimo con le vesti bianche e le torce nella processione che si fa ogni terza domenica e quando si porta agli infermi e di mantenere sempre accesa la lampada. La cera, invece, negli altri giorni diversi dai suddetti, è somministrata dal Capitolo e dagli altri canonici. La stessa confraternita ha l’onere di far celebrare quattro messe per l’anima di Virginio di Giacomo da Assisi, tre per Errminia di Giacomo da Assisi, una per don Arcangelo Moscheni, sei per Pietro Giannuzzi, una cantata dei Defunti da parte del Capitolo in un lunedì del mese di gennaio non impedito o almeno il giorno seguente per l’anima di Giovanni Penna e dei suoi parenti, un’altra cantata il 23 febbraio per Silvestro Chiossi, altre tre cantate dei Defunti, dopo l’ottava del Corpo di Cristo, per i benefattori, una cantata il 17 ottobre per l’anima di Pietro Giannuzzi, altre tre cantate, durante l’ottava dei Defunti, per i confratelli defunti, un’altra cantata, durante la stessa ottava, per le anime del Purgatorio, come per legato di Giovanni Penna. Su questo altare, inoltre, sono eretti i seguenti canonicati ossia: un canonicato di patronato della suddetta confraternita del Santissimo Sacramento, con l’onere di due messe la settimana e una la terza domenica del mese, il cui rettore è il canonico don Rocco Bianchellini, al quale si chiede di trasmettere la nota dei beni e di render conto dell’adempimento entro otto giorni; uno di patronato della famiglia Chiossi, con l’onere di cinque messe la settimana, il cui rettore è il canonico don Gian Francesco Chiossi; un altro di patronato della famiglia Masselli, con l’onere di due messe la settimana e altre quattro messe durante l’anno, il cui rettore è il canonico don Silvestro Margherita; un altro ancora di patronato della famiglia Flacchi, con l’onere di due messe la settimana e una nella festa di San Michele Arcangelo, il cui rettore è il canonico don Giovanni Antonio Boni. Ci sono poi i seguenti benefici o legati ossia: un beneficio della famiglia Restituti, con l’onere di dieci messe al mese, il cui rettore è l’arciprete don Egidio Toparini; un legato di cinquanta messe all’anno per l’anima di Callisto Callisti, il cuirettore è don Giuseppe Pazielli; un altro legato di tre messe la settimana e due anniversari durante l’anno; un altro ancora di dodici messe all’anno per Marta Garzoli, con una messa cantata per obbligazione del Capitolo; uno di una messa ogni venerdì per don Gian Francesco Bartolotti, per obbligazione degli eredi Gattucci da Gallese, che hanno iniziato una composizione con la Fabbrica di San Pietro. Ci sono anche due cappellanie di patronato della famiglia Flacchi, amovibili a piacere, con l’onere di una messa quotidiana, da celebrarsi a settimane alterne. Il vescovo chiede a ciascuno dei suddetti canonici, rettori e cappellani di informarlo dell’adempimento entro dieci giorni, pena le sanzioni previste. Visto l’altare – dove riposano i corpi dei santi martiri Giuliano, Giacinto, Ponziano e Vittoria – ordina di coprirlo con tela cerata e stragola; per il resto lo trova abbastanza e decentemente provvisto e ornato.

Sull’altare di San Nonnoso è eretto un canonicato di patronato della famiglia Antinelli, con l’onere di due messe la settimana, il cui rettore è il canonico don Pietro Antinelli. I capitolari cantano altre due messe, ossia nella festa del santo titolare e il 23 aprile. Esaminato l’altare, il vescovo dispone di coprirlo con tela cerata e stragola, di dipingere la cornice intorno e la croce sul fronte, il tutto entro un mese.

Sull’altare dei Santi Apostoli Pietro e Paolo sono eretti tre canonicati di libera collazione fondati da Pietro Gallo, i canonici dei quali sono tenuti ad aiutare l’arciprete pro tempore nell’amministrazione dei sacramenti e, per tale motivo, si dicono canonici coadiutori; sono inoltre tenuti a celebrare a turno una messa ogni sabato, con l’applicazione del Sacrificio per l’anima del fondatore, e un’altra messa quotidiana, parimenti a turno, per comodo del Popolo e senza l’applicazione del Sacrificio. Visto l’altare, monsignor Tenderini ingiunge di coprirlo con tela cerata e stragola e di restaurare la cornice e il paliotto entro un mese. I canonici sono don Giovanni Battista Viola, don Lorenzo Nicola Laurenti e don Francesco Pastorelli.

Sull’altare dei Santi Apostoli Tommaso e Giacomo sono eretti due benefici, uno sotto il titolo di San Tommaso, di patronato della famiglia Pecorelli, con l’onere di una messa ogni settimana, il cui rettore è don Giuseppe Laurenti, l’altro sotto il titolo di San Giacomo, di patronato della famiglia Restituti, con l’onere di una messa tutte le domeniche e le feste di precetto, come anche di una messa cantata dei Defunti nella vigilia di Ognissanti e un’altra solenne nella festa di San Giacomo, il cui rettore è don Bartolomeo Bartoli. Visto l’altare, si comanda di provvederlo di una nuova pietra sacra, rimuovendo la vecchia con la cornice di legno entro un mese, e, nel frattempo, di celebrare sull’altare più vicino, di restaurare la cornice e di coprirlo con tela cerata e stragola.

Sull’altare dei Santi Carlo e Filippo è eretto un canonicato sotto il titolo di San Carlo, con l’onere di due messe la settimana, il cui rettore è il canonico don Giacinto Ciambruschi. C’è anche un beneficio sotto il titolo di Santa Caterina, con l’onere di trenta messe all’anno, il cui rettore è l’abate don Giovanni Stella da Civita Castellana. C’è anche un beneficio sotto il titolo di San Carlo, con l’onere di una messa nella festa del santo titolare, il cui rettore è don Giuseppe Laurenti. Inoltre, c’è un legato di ventiquattro messe per l’anima del fu Giovanni Laurenzi, per obbligazione dei capitolari. Il vescovo chiede a tutti i suddetti rettori di informarlo dell’adempimento e, riguardo all’altare, di provvederlo di nuove tovaglie, di un paliotto di diversi colori, almeno di corame, di tela cerata e stragola, di spianare la mensa, di restaurare la cornice e di dipingere la croce sul fronte entro un mese.

L’altare di San Giovanni Battista e di Santo Stefano è di diritto delle famiglie Ferranti e Toparini ed in esso sono eretti due benefici: uno è sotto il titolo di Santo Stefano, di patronato della famiglia Toparini, con l’onere di una messa la settimana, alla quale bisogna aggiungere altre venticinque messe per disposizione di Antonio Toparini, il cui rettore è il chierico Silvestro Toparini; l’altro è sotto il titolo di San Giovanni Battista, con l’onere parimenti di una messa la settimana, il cui rettore è il chierico Francesco Saverio Villani. Visto l’altare, il vescovo ordina di provvederlo di una nuova pietra sacra, di una nuova croce col Crocifisso, di tela cerata e stragola, il tutto entro un mese, e, nel frattempo, di celebrare le messe all’altare più vicino.

Sull’altare della Madonna del Carmine è eretta la confraternita omonima, dalla quale è mantenuto, i cui confratelli usano vesti sul modello dei frati dell’Ordine, particolarmente nella processione che si fa ogni seconda domenica del mese e nella festa. I beni della confraternita sono amministrazione dai suoi officiali, ai quali il vescovo chiede ragione della loro amministrazione. La medesima è tenuta a far celebrare, durante l’anno, una messa solenne nella festa della titolare, coi primi e secondi vespri e con tre anniversari, una messa ogni mercoledì, una messa un sabato al mese, una messa cantata ogni seconda domenica del mese, cinque messe durante l’anno, nelle feste della Purificazione, dell’Annunciazione, dell’Assunzione, della Natività e della Concezione della Beata Vergine Maria, con l’applicazione per i benefattori, nove messe per Gian Martino Crescini, una per Arcangelo Moscheni e tre per Giulia di Giovanni Valli. Sul medesimo altare, sono eretti i seguenti benefici e legati: un beneficio o legato della famiglia Pettelli, con l’onere di una messa nella festa della Madonna del Carmine e un’altra nella festa di San Nicola di Bari, il cui rettore è il canonico don Francesco Pastorelli; un beneficio o legato Sensini, con l’onere di ventiquattro messe, il cui rettore è don Virgilio Trelli; un beneficio o legato Stoppini, con l’onere di due messe al mese e una messa cantata dal Capitolo nell’ottava dei Defunti, per l’anima di Domenico Stoppini, il cui rettore è lo stesso del precedente; un legato di cinque messe per Egidia Contini, il cui rettore è lo stesso. C’è anche un legato di don Francesco Bartolotti, sotto il titolo di beneficio o cappellania, gli eredi del quale facevano celebrare una messa ogni mercoledì, ma gli eredi Gattucci da Gallese hanno cessato la celebrazione, mediante una composizione con la Fabbrica di San Pietro. Visto l’altare, il vescovo intima di provvederlo di Crocifisso e di tela cerata e stragola entro un mese.

Sull’altare del Santissimo Salvatore è eretto un canonicato sotto il titolo di Sant’Egidio, con l’onere di due messe la settimana – delle quali venticinque da celebrare nella chiesa di Sant’Egidio nei giorni di festa -, il cui rettore è don Michel’Angelo Ciambruschi. C’è anche un legato di patronato della famiglia Giovannuzzi, con con l’onere di due messe la settimana, il cui rettore è don Fabrizio Borgna. C’è anche un legato di cinque messe lette e una cantata nella festa della Trasfigurazione, per disposizione di Gian Angelo Mariotti e il Capitolo è tenuto a celebrare una messa cantata nella festa di Sant’Egidio dopo la processione, per convenzione avuta con Francesco Bellardi. L’altare è retto dai santesi che devono far celebrare cinque messe per Angela Stoppini. Il vescovo chiede di trasmettere la nota dei beni e di informarlo degli adempimenti. Visto l’altare, ordina di coprirlo con tela cerata e stragola; per il resto lo trovò a norma.

L’altare dei Santi Angeli Custodi è di patronato della famiglia Borgiani e c’è un legato di due messe la settimana, istituito dai coniugi Gian Cesare Borgiani e Bernardina Arditi, il cui rettore è don Bernardino Lolli. Esaminato l’altare, monsignor Tenderini ordina di coprirlo con tela cerata e stragola.

Il coro risulta a norma.

Riguardo ai confessionali, bisogna apporvi il sommario della Bolla In Coena Domini e le sacre immagini.

Anche il pulpito risulta a norma.

Il vescovo ordina poi di rinnovare le lapidi delle sepolture delle famiglie Pannuzzi, Silvi e Toparini entro un mese, di chiudere le altre e di fare una nuova sepoltura per gli infanti.

In merito al corpo della chiesa, è necessario restaurare il tetto e il pavimento nelle parti necessarie entro due mesi.

Il campanile va ripulito dalle immondizie e si deve fare la porta con serratura e chiave, al fine di chiudere il passaggio.

La sera del 13 novembre 1720, il vescovo si reca nuovamente alla collegiata, dove tiene l’esercizio della dottrina cristiana per i pargoli e la spiegazione del catechismo da farsi quotidianamente di sera in preparazione alla cresima e alla comunione generale.

La mattina seguente, accompagnato dai convisitatori, va nuovamente in chiesa e visita la sagrestia, chiedendo conto al camerlengo dell’amministrazione dei beni. Esaminate le sacre suppellettili, ordina di dorare i due calici con le patene entro due mesi, assoggettandoli altrimenti alla sospensione, di restaurare due pianete coi manipoli di colore nero, la pianeta verde, la pianeta di diversi colori della confraternita del Suffragio e il manipolo di colore viola. Dispone inoltre di dorare il calice d’argento e di fissare la sua coppa entro tre mesi. Intima poi di fermare le pagine dei tre messali, di rilegarli e di aggiungere le nuove messe dei santi e di provvedere a due messali dei Defunti entro tre mesi. Similmente, comanda di rinnovare le tabelle delle messe entro sei mesi.

Riguardo le suppellettili della confraternita del Santissimo Sacramento, ingiunge di restaurare tre paliotti – ossia quelli di colore rosso, verde e viola -, e di provvedere a dei veli omerali di colore bianco e rosso e a un piviale di colore verde entro tre mesi. Per il resto, loda la diligenza dei confratelli.

La chiesa è dotata anche di una piccola biblioteca per legato di Salvatore Bruni, come nel suo testamento rogato nel 1617 per gli atti di Pietr’Antonio Pietrantoni, per la quale, avendola esaminata, siccome molti libri sono trattati civili o criminali inutili per gli ecclesiastici, concede licenza al canonico don Cristoforo Custodi, insieme all’arciprete e al vicario foraneo di separare detti libri e di permutarli o venderli ed utilizzare il ricavato per l’acquisto di libri sacri o di morale, secondo il disegno del benefattore, e ordina di fare un inventario dei medesimi libri.

La Fabbrica della chiesa possiede i beni descritti negli Atti dopo l’inventario dell’Arcipretura, per i quali il vescovo chiede di rendere conto.

Il cimitero è sito presso la scala della cappella maggiore a cornu Evangelii.

I registri parrocchiali sono a norma.

In merito allo stato delle anime, quelle di comunione sono 2.182, le non comunicanti, numero 1.018, per un totale di 3.200 anime.

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