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CHIESA

Chiesa e monastero dei Santi Agostino e Rocco

Al mattino del 24 novembre 1720, il vescovo si reca alla chiesa delle Agostiniane e, durante la messa conferisce la prima tonsura e gli ordini minori a numerosi frati e ad alcuni giovani caprolatti. Amministra poi la cresima e, fatta l’assoluzione dei defunti, procede con la visita.

Dopo l’adorazione, l’incensazione e le preghiere, visita il Santissimo Sacramento nella pisside e nell’ostensorio sull’altare maggiore, trovandoli a norma; ordina, tuttavia, di coprire la custodia internamente con un velo di seta, poi benedice le monache e il Popolo.

L’Olio santo si conserva in una custodia a cornu Evangelii. Si comanda di scrivere a lettere visibili “Oleum Sanctum” sulla porticina.

Il giorno seguente, il vescovo, dopo aver celebrato nuovamente nella stessa chiesa, si dedica ai colloqui personali con le monache.

La mattina del 26 novembre, dopo la celebrazione, prosegue la visita.

Visto il sacrario sacrario, ordina di munirlo di serratura e di chiave, entro quindici giorni.

Sull’altare maggiore sono eretti tre benefici: uno della famiglia Silvi, con l’onere di una messa ogni giovedì, il cui rettore è il chierico Emilio Menichelli, al quale si comanda di trasmettere la nota dei beni e di render conto dell’adempimento; un altro della famiglia Fratoni, con l’onere di una messa al mese a piacere, tanto riguardo al giorno quanto all’altare e alla chiesa, il cui rettore è il chierico Giacomo Fratoni; il terzo della famiglia Allegranti, con l’onere di due messe la settimana – una il lunedì su questo altare e l’altra il sabato sull’altare della Madonna del Carmine -, il cui rettore è don Antonio Perini, al quale similmente si chiede conto dell’adempimento. Il monastero è inoltre tenuto a far celebrare due messe la settimana per legato e per l’anima del cavaliere Giovanni Battista Moscheni e sei all’anno con altrettanti offici dei Defunti da recitarsi dalle monache per disposizione e per l’anima di Pietro Casoni. Il Capitolo ha poi l’onere di celebrare sei messe per legato e per l’anima di Lucia Catena. Su questo altare è eretta la confraternita di San Rocco, i cui confratelli vestono di colore verde e sono tenuti a far celebrare una messa all’anno per Arcangelo Moscheni e una messa cantata con primi e secondi vespri nelle feste dei Santi Rocco, Sebastiano e Martino. Il vescovo chiede agli agli officiali di trasmettere la nota dei beni e di render conto della loro amministrazione. Esaminato l’altare, risulta decentemente ornato.

Sull’altare della Madonna del Carmine sono eretti tre benefici: uno spetta alla famiglia Moscheni con l’onere di due messe la settimana, il cui rettore è il chierico Giovanni Antonio Sardi, al quale si intima di trasmettere la nota dei beni e di informarlo dell’adempimento; un altro della famiglia Allegranti, di cui si è già detto relativamente all’altare maggiore, il cui rettore è tenuto a celebrare su questo altare ogni sabato; il terzo della famiglia Petti, con l’onere di cento messe cento all’anno, al rettore del quale si chiede la nota dei beni e l’adempimento come sopra.

L’altare di Sant’Antonio Abate si mantiene con le elemosine degli uomini pii che vi fanno celebrare ogni domenica dal cappellano don Giuseppe Laurenti. Nella festa del santo titolare poi, si canta messa con primi e secondi vespri e tre anniversari durante l’anno. C’è anche un legato di trentacinque messe per Elena Borgna, il cui rettore è il chierico Nicola Fratoni, e un legato di trenta messe all’anno per l’anima di Bernardino Borgna. Bisogna coprire l’altare con tela cerata e stragola.

La finestrella per la comunione risulta a norma e si confermano i decreti dei vescovi predecessori ossia che la chiave della porta interna sia conservata dalla badessa e che non si consegni a nessuno, sotto pena della privazione dell’ufficio, e quella esterna dal confessore, sotto pena di 3 scudi, in caso di contravvenzione, da applicare ai luoghi pii.

Riguardo la ruota esterna, si ordina di munire la porta di serratura e di conservare la chiave esterna per mezzo del confessore, quella interna per mezzo della badessa e di non consegnarla se non per passare le sacre suppellettili.

In merito al confessionale delle monache, dal lato esterno bisogna fare il resto della porta per l’ingresso e mettere la serratura con la chiave custodita dal confessore e da non consegnare a nessuno, sotto pena della privazione dell’ufficio ed altre ad arbitrio; in merito al confessionale dei laici invece, si ordina di porre una grata di ferro con fori più stretti, entro un mese.

Riguardo al corpo della chiesa, il vescovo intima di restaurare le porte nelle parti danneggiate e di non aprirle dopo il pranzo.

Nella sagrestia esterna, dispone di restaurare la pianeta di diversi colori spettante all’altare di Sant’Antonio e di imbiancare i purificatoi e gli altri panni.

La sera, secondo l’uso, si dedica alla confessione delle monache e tiene un sermone sugli esercizi spirituali.

Il mattino seguente e il giorno successivo prosegue i colloqui.

La sera del 28, accompagnato dai canonici don Innocenzo Floridi e don Gian Pietro Massi, convisitatori, e dal canonico don Rocco Bianchellini, confessore, e dai deputati del monastero, rivestito della mozzetta sul rocchetto, si reca al monastero per visitare la clausura e, all’ingresso, genuflesso, bacia la croce e, in processione, entra nella chiesa interna, dove, premessa un’orazione, riceve l’obbedienza dalle singole monache e, dopo un fervorino sulla santità della clausura e sulle pene contro i violatori, visita e decreta.

Tanto la chiesa interna quanto il coro sono trovati a norma.

La sagrestia risulta sufficientemente provvista e ben disposta e anche le stanze delle singole monache sono trovate in regola. Nella stanza delle educande e nell’altra delle converse invece, è necessario porre le grate di ferro alle finestre entro due mesi, come anche nella dispensa e nel granaio. Si intima di rinnovare il precetto ai Toparini e agli Squadriglia di chiudere entro un mese le due finestre delle loro case prospicenti al granaio, sotto pena di 200 scudi in favore dei luoghi pii ed altre ad arbitrio.

Le chiavi della cantina devono essere conservate dalla badessa e non bisogna consegnarle se non alle monache officiali e ai ministri del monastero nei casi veramente necessari e, qualora le officiali vi dovessero accedere non lo dovrebbero fare mai con estranei, anche se donne e per un breve tempo.

La badessa e le altre monache non possono concedere ai secolari i mobili della cantina e altri spettanti al monastero.

La badessa deve annotare qualsivoglia rendita proveniente nelle sue mani e rendere ragione di questa ogni anno al vicario foraneo e al suo depositario.

Le monache seguono la Regola di sant’Agostino.

Le numerarie sono sedici e corrispondono la dote di 200 scudi e non si ammettono se non concittadine.

Non c’è un limite invece alle soprannumerarie, le quali entrano con licenza della Congregazione dei Vescovi e Regolari e con l’elemosina di 400 scudi, oltre la dote.

Oltre alle corali, ci sono sei converse ammesse con licenza della medesima Congregazione.

La Comunità corrisponde al monastero 60 scudi, l’Ospedale invece 200, cosicché le entrate ascendono a circa 1.000 scudi. Le uscite raggiungono quasi la stessa somma.

Le monache sono:

  1. Suor Maria Agnese Galatea Mondini, badessa, di anni 59, professa da 43;

  2. Suor Teresa Maddalena Laurenti, vicaria di anni 60, professa da 42;

  3. Suor Domenica Bernarda Petti, di anni 85, professa da 61;

  4. Suor Angela Caterina Laurenti, di anni 60, professa da 53;

  5. Suor Perna Antonia Silvi, di anni 77, professa da 53;

  6. Suor Cecilia Agnese Maria, di anni 58, professa da 34;

  7. Suor Maria Agostina Cristofari, di anni 60, professa da 42;

  8. Suor Cecilia Francesca Sensoni, di anni 65, professa da 39;

  9. Suor Maria Maddalena Mancini, di anni 54, professa da 36;

  10. Suor Anna Maria Maddalena Pulcinelli, di anni 47, professa da 30;

  11. Suor Nicola Bailli, di anni 47, professa da 29;

  12. Suor Ermenegilda Gaetana Gattucci, di anni 50, professa da 27;

  13. Suor Giulia Rosa Loppi, di anni 44, professa da 28;

  14. Suor Giacinta Antonia Sensini, di anni 30, professa da 21;

  15. Suor Maria Rosa Margherita Pastorelli, di anni 38, professa da 20;

  16. Suor Maria Anna Caterina della Vign, di anni 47, professa da 17;

  17. Suor Camilla Ciambruschi, di anni 45, professa da 16;

  18. Suor Maria Rosa Lucia de Paolis, di anni 47, professa da 16;

  19. Suor Costanza de Rossi, di anni 39, professa da 16;

  20. Suor Giovanna Alessandra Giardini, di anni 39, professa da 16;

  21. Suor Marta Vittoria Stoppini, di anni 36, professa da 16;

  22. Suor Rosa Bartolacci, di anni 32, professa da 12;

  23. Suor Francesca Serafina Rei, di anni 34, professa da 12;

  24. Suor Lucrezia Mariani, di anni 27, professa da 7;

  25. Suor Teresa Vittoria Pulcinelli, di anni 21, professa da 4;

  26. Suor Chiara Geltrude Frizzi, di anni 25, professa da 4;

  27. Suor Angela Felice Flocchi di anni 18, professa da 2;

  28. Suor Maria Colomba Toparini, di anni 18, professa da 2;

  29. Suor Angela Doralice Petrantoni, di anni 20, professa da 2;

  30. Suor Aura Celeste Caschini, di anni 26, professa da 2;

  31. Suor Innocenza Elisabetta Cicognini, di anni 38, professa da 1;

  32. Suor Maria Domenica Viola, di anni 21, novizia.

Le converse sono:

  1. Suor Arcangela Iozzoli, di anni 73, professa da 53;

  2. Suor Maria Marsili, di anni 70, professa da 34;

  3. Suor Teresa Cristofari, di anni 40, professa da 17;

  4. Suor Vittoria Grasselli, di anni 46, professa da 15;

  5. Suor Lucia Iampana, di ani 40, professa da 17;

  6. Suor Angelica Eletta, di anni 21, professa da 2.

L’unica educanda è Faustina Facchetti da Ronciglione, di anni 21, educanda da 7.

La mattina del 29 novembre, il vescovo, dopo aver celebrato, si riunisce al parlatorio con la congregazione delle officiali e coi deputati per discutere dello stato economico del monastero.

Il mattino seguente, recatosi nuovamente alla chiesa delle monache amministra la comunione generale.

Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, Serie G – Visitationes, 21, cc. 181v-187r

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