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CHIESA

Chiesa di San Marco

La mattina del 18 novembre 1720, il vescovo si reca nella chiesa di San Marco e, dopo aver celebrato la messa, provvede a visitarla.

È retta dalla confraternita della Santissima Trinità, aggregata all’arciconfraternita omonima di Roma, i confratelli della quale usano vesti rosse. La stessa confraternita possiede dei beni che, assieme alle questue, sono amministrati dagli officiali, ai quali il vescovo chiede ragione della loro gestione.

È tenuta a far celebrare dal Capitolo, nella chiesa collegiata, due anniversari ogni anno per legato di Giovanni Penna – ossia uno il primo lunedì di gennaio e l’altro durante l’ottava dei Defunti – come anche altri tre dopo la festa della Santissima Trinità, nel primo giorno non impedito, per i confratelli defunti.

Con le elemosine, si espone il Santissimo Sacramento per le Quarantore nella domenica delle Palme e nei due giorni successivi.

L’altare maggiore è di diritto del suddetto sodalizio che, nelle feste della Santissima Trinità e di San Marco, fa celebrare una messa solenne, con primi e secondi vespri, e una messa letta ogni domenica e festa di precetto.

Padre Baldinucci della Compagnia di Gesù istituì una congregazione di uomini pii che lì si recano al mattino, nei giorni di festa, per le preghiere ed altri esercizi di devozione e di pietà, raccomandati vivamente dal vescovo.

Visto l’altare, si ordina di rimuovere del tutto la pietra sacra con la cornice di legno e di provvedere a una nuova e alla tela cerata e stragola entro un mese, sotto pena della sospensione.

L’altare di San Giuseppe è mantenuto dai falegnami, per devozione. Vi sono eretti due benefici, uno di patronato della famiglia Scialanca, con l’onere di una messa la settimana, il cui rettore è don Giuseppe Scialanca, e l’altro della famiglia Concini, con l’onere di due messe la settimana, retto da don Francesco Andrea Pazielli, ai quali sacerdoti si ingiunge di trasmettere la nota dei beni e di informare dell’adempimento, sotto le pene ad arbitrio.

Esaminato l’altare, il vescovo comanda di coprirlo con tela cerata e stragola e di dipingere la croce sul fronte entro un mese.

L’altare della Natività è di diritto della famiglia di Bernardino Perini e vi è eretto un beneficio di patronato dei medesimi, con l’onere di una messa la settimana e una messa solenne nella festa della Natività del Signore, coi primi vespri, e una messa dei Defunti il giorno seguente per l’anima del detto Bernardino e parenti. Il rettore è don Antonio Perini, al quale si chiede di trasmettere la nota dei beni e informare dell’adempimento.

L’altare di San Giovanni Battista è di diritto della famiglia Mecostefani e vi è eretto un beneficio con l’onere di due messe al mese e una messa solenne nella festa del santo titolare. Il rettore è don Liborio Stefani, al quale il vescovo ingiunge di informarlo dell’adempimento.

In quanto all’altare, si ordina di restaurare l’icona e di porre le cornici a quella e alle tabelle dei Secreta e di provvederlo di due candelabri e di tela cerata e stragola entro un mese.

L’altare di San Sebastiano è di diritto di Pietro Damiano e vi è eretto un beneficio con l’onere di tre messe la settimana, il cui rettore è don Sante Falciani da Carbognano, al quale si chiede di trasmettere la nota dei beni e dare informazioni dell’adempimento.

In merito all’altare, si comanda di provvederlo di una nuova pietra sacra, sotto pena della sospensione entro un mese, di due candelabri d’oricalco, di tela cerata e stragola e di fissare il paliotto al telaio entro tre mesi, sequestrando altrimenti i frutti del beneficio.

Riguardo alle suppellettili della confraternita, il vescovo dispone di rinnovare il piede del calice – o almeno di dorarlo -, di provvedere a una nuova pianeta di colore nero, a un nuovo camice con amitto, a un nuovo velo violaceo per il calice, il tutto entro entro due mesi; per quelle dell’altare di San Giuseppe, di provvedere a due corporali con le loro palle; per quelle dell’altare della Natività, di provvedere a un nuovo messale e di restaurare la pianeta di diversi colori, sotto pena del sequestro dei frutti ed altre pene ad arbitrio.

Bisogna, infine, restaurare la porta nelle parti danneggiate entro un mese.

Il custode della chiesa è solito essere un eremita e attualmente è fra Antonio, di settantacinque anni.

Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, Littera G – Visitationes, 21, cc. 174r-175v

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