CHIESA
Chiesa dell'Assunta
La chiesa dell’Assunta è affidata al cardinale Albani.
Sull’altare maggiore è eretto un beneficio, sotto il titolo di abbazia, posseduto dal suddetto cardinale, con l’onere di tre messe ogni settimana, celebrate dal cappellano deputato don Giuseppe Scialanca, al quale il vescovo ordina di trasmettere la nota dei beni. Sul medesimo altare era già eretta la confraternita omonima, ma i confratelli si sono trasferiti nel vicino oratorio costruito da loro. Mancano la pietra sacra, la tela cerata e stragola e bisogna restaurare il paliotto.
L’altare del Santissimo Crocifisso è di diritto della famiglia Restituti e vi è eretto un beneficio con l’onere di tre messe la settimana. Il rettore è il canonico don Francesco Pastorelli, al quale si intima di trasmettere la nota dei beni e di informare dell’adempimento. Visto l’altare, il vescovo comanda di dipingere le cornici delle tabelle dei Secreta e di coprirlo con tela cerata e stragola. Riguardo le sacre suppellettili, intima di provvedere a una nuova pianeta di colore nero, con velo e borsa e di restaurare le altre di diversi colori entro un mese.
L’altare dei Santi Crispino e Crispiniano è di diritto della confraternita secolare dei Calzolai, dalla quale è mantenuto e che fa celebrare per devozione nei giorni di festa. Il vescovo dispone di provvederlo di due tovaglie nuove, di rimuovere da esso la tela violacea, di coprirlo con tela cerata e stragola, di realizzare delle nuove tabelle dei Secreta, di fissare il paliotto sul telaio e di dipingere la croce sul fronte.
L’altare di San Lorenzo è di diritto della famiglia Lorenzi e vi è eretto un beneficio o legato con l’onere di una messa la settimana e una messa cantata nella festa del santo titolare. Il rettore è don Giuseppe Lorenzi, al quale si chiede conto dell’adempimento. Si ordina poi ordinò di spostare in avanti di quattro dita la pietra sacra, di coprire l’altare con tela cerata e stragola e di dipingere la croce sul fronte dello stesso. Le sacre suppellettili sono trovate a norma.
L’altare di Sant’Anna è di diritto della famiglia Brunocchi e vi è eretto un beneficio di patronato della medesima famiglia, con l’onere di due messe la settimana e di una messa nelle feste di Sant’Anna, di San Michele Arcangelo, di San Rocco e di San Silvestro. Il rettore è il chierico Pietro Antonio Peloni. C’è anche un legato di due messe la settimana istituito sul vecchio altare di San Michele Arcangelo da Costanza Fattori, vedova di Carlo Petti, il cui rettore è don Pietro Antonio Martinozzi, il quale esibisce la fede di Giuseppe Petti attestante che don Ottavio Petti, suo fratello, avesse ottenuto dalla Congregazione dei Vescovi e Regolari, a motivo della sospensione dell’altare di San Michele, di poter celebrare le messe a piacere. Il vescovo chiede di informarlo dell’indulto e dell’adempimento al fine di provvedere entro otto giorni. Visto l’altare, si ordina ai patroni di provvedere a due candelabri d’oricalco, a nuove tabelle dei Secreta, a due tovaglie, ai vasetti coi fiori, alla tela cerata e stragola – avendo rimosso la tela violacea – e a restaurare il paliotto entro un mese. Le sacre suppellettili risultano a norma.
In merito alle sepolture, si comanda di rinnovare la pietra sepolcrale della famiglia Brunocchi entro tre mesi.
Sul confessionale è necessario porre il sommario della bolla In Coena Domini e i casi riservati e si deve provvedere a un nuovo confessionale.
La sagrestia ha bisogno di due messali, uno per le messe dei santi e l’altro per le messe dei defunti. Si raccomanda di restaurare la pianeta di colore violaceo, di provvedere alla tabella preparatoria, di ampliare la finestra per far entrare la luce e di porvi una grata coi vetri e una tenda alla porta d’ingresso.
Riguardo al corpo della chiesa, il vescovo ordina di chiudere la finestra della casa dei Gallesani aperta nella parete, entro quindici giorni, altrimenti di provvedervi ex officio, confermando un precedente decreto del vescovo Aleotti, sotto pena di 50 scudi e della scomunica. Bisogna poi rimuovere il tavolato, volgarmente detto “cantoria”, sopra la porta maggiore, chiudere la finestra presso il campanile e imbiancare tutta la chiesa. Monsignor Tenderini dispone di far presente tutto ciò al cardinale commendatario, confidando nella sua innata pietà.
Presso la chiesa, si trova l’oratorio omonimo, dove i i confratelli si riuniscono tutti i giorni di festa per recitare l’ufficio della Beata Vergine ed esercitarsi nelle altre opere di pietà. I beni della confratrernita sono amministrati dagli officiali, ai quali il vescovo chiede conto della loro gestione.
La confraternita è tenuta a recitare una volta all’anno l’ufficio per Luca Rossi e a far celebrare due messe per Laura Santaroni, due per tale Sabbatino, tre per Antonio Fantino, una per Antonio Toparini, una ogni festa della Beata Vergine e altre due – ossia una nella festa di San Michele Arcangelo a settembre e l’altra a piacere – per legato di Marchionne Raimondi e otto per legato di Giuseppe Mazzelli.
La confraternita era anche tenuta a far celebrare una messa cantata dei Defunti per il suddetto Luca Rossi, tuttavia, tuttavia don Antonio Totonelli istituì un altro legato e ingiunse al rettore del legato medesimo di soddisfare l’onere suddetto. L’attuale beneficiato è il canonico don Giovanni Belli al quale il vescovo ordina di esibire la particola e lo stato del legato e di informarlo dell’adempimento.
C’è anche un legato istituito nel 1718 dal don Ottavio Petti, con l’onere di due messe la settimana, delle quali una dev’essere celebrata tutte le domeniche, l’altra invece a piacere. Il rettore è il canonico don Giacinto Ciambruschi, al quale similmente si chiede conto dell’adempimento.
Fu eretto anche un canonicato Scattoni sotto il patronato della confraternita del Santissimo Sacramento, con l’onere di una messa la settimana e tre in canto nelle feste di Sant’Andrea e di Sant’Egidio e nel giorno della morte del fondatore, il cui rettore è il canonico don Fabrizio Borgna.
Esaminato l’altare, si ordina di coprirlo con tela cerata e stragola entro un mese.
È necessario porre i vetri alle finestre, dove mancanti, e di restaurare il tetto nelle parti necessarie.
In sagrestia, bisogna annotare nella tabella gli oneri delle messe ed esibire una copia per allegarla negli Atti.
Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, Serie G – Visitationes, 21, cc. 166v-169v