CHIESA - PARROCCHIALE
Chiesa di Santa Maria
Il vescovo giunge a Borghetto il 12 gennaio 1721, all’ora quindicesima, accompagnato dai convisitatori e dai suoi servi. Il castello è sotto il dominio della Reverenda Camera Apostolica. Indossate le vesti pontificali e accompagnato, secondo l’uso, sotto il baldacchino, si dirige alla chiesa parrocchiale di Santa Maria, dove, alla porta della stessa, bacia la croce offertagli dall’arciprete parroco don Tarquinio Capotosti, benedice il popolo dall’altare maggiore, compie l’assoluzione dei defunti, tiene un sermone sulla Sacra Visita e celebra la messa prima di dedicarsi alla visita.
Partendo dal Santissimo Sacramento, ordina di fissare meglio l’ostensorio e, recitate le solite preghiere, benedice nuovamente il popolo. Le lampade per accompagnare il Viatico agli infermi devono essere munite di vetri speculari.
Riguardo al fonte battesimale, raccomanda di pulire l’interno e di porre la croce sul vaso dell’olio del crisma mentre bisogna scrivere sopra il sacrario, a chiare lettere: “Sacrarium”.
Gli Olii santi sono conservati nella parete a cornu evangelii dell’altare maggiore e sono trovati a norma.
Si ordina di trasmettere la nota delle reliquie e di esibire le autentiche e, nel frattempo, di non esporle alla venerazione.
Sull’altare maggiore sono erette le due confraternite unite del Santissimo Sacramento e del Santissimo Rosario, aggregate all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva di Roma, che hanno l’onere di fornire l’altare di cera e di olio e non possiedono nessun bene, ma fanno diverse questue e sono amministrano dal santese pro tempore. Il vescovo ordina di rendere conto dell’amministrazione e di trasmettere la nota dei beni. Il parroco è tenuto a celebrare ogni domenica e festa di precetto con l’applicazione del Sacrificio per il Popolo e la congrua gli è corrisposta dalla Reverenda Camera Apostolica. L’altare è sufficientemente provvisto, ma manca di tela cerata e stragola.
Oltre all’altare maggiore, sono presenti l’altare di San Carlo, di Sant’Antonio, del Santissimo Rosario e del Santissimo Salvatore.
Quello di San Carlo è di diritto della famiglia Caffardi e gli eredi del fu Gagliardano Gagliardani sono tenuti a far celebrare trenta messe all’anno per l’anima del medesimo, come per testamento rogato il 25 settembre 1636. L’altare è però sospeso da molti anni perché non sono mai stati adempiuti i decreti dei vescovi Aleotti e Blasi e, poiché si suppone che i beni assegnati per dote siano fuori diocesi ed il beneficiato risieda a Ronciglione, il vescovo lo lascia in tale stato e ordina all’arciprete di informarsi e comunicargli onde provvedere.
L’altare di Sant’Antonio è invece di diritto della chiesa e l’affittuario pro tempore della Reverenda Camera è tenuto a far celebrare una messa letta ogni giovedì e una cantata nella festa del santo titolare.
L’altare del Santissimo Rosario è mantenuto dalla confraternita omonima che è deve far celebrare ogni anno tre messe per l’anima di tal Giovanni e altrettante per l’anima del fu Agostino Calabresi.
Gli amministratori del Monte Frumentario fanno celebrare cinque messe l’anno per il fu Andrea Tomai. C’è anche un legato di quaranta messe per l’anima della fu Camilla Cardinali, a carico dei suoi eredi. Tale Diana lasciò una casa ad uso di taverna sita nel suburbio con l’obbligo e l’onere di due messe la settimana, ma non essendo sufficiente il ricavato dell’affitto, il vescovo precedente ordinò che la messe fossero celebrate in ragione delle elemosine manuali. Ogni prima domenica del mese si fa la processione del Santissimo Rosario e, la prima domenica di ottobre, il parroco canta la messa mentre ogni domenica e nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato si recita la terza parte del Santissimo Rosario con le litanie della Beata Vergine Maria. Il vescovo raccomanda tale pratica di devozione anche nelle altre feste di precetto. Esaminato l’altare, si ordina di provvederlo di tela cerata e stragola.
Sull’altare del Santissimo Salvatore si venera un’immagine del Santissimo Salvatore di enorme devozione, dipinta su una tavola di legno e talmente antica che si regge appena per cui, per meglio conservarla, il vescovo precedente ordinò di non portarla in processione nella vigilia dell’Assunzione ma, al posto di quella, di fare un’altra immagine del Salvatore. Tenderini provvede dunque a rinnovare questo decreto. Su questo altare, le confraternite unite del Santissimo Sacramento e del Rosario hanno l’onere di far celebrare cinque messe all’anno. C’è anche un legato di messe cinque per il fu Vincenzo Vincenzi, un tempo ascritto all’altare del Santissimo Rosario. Il vescovo dispone di provvedere l’altare di tela cerata e stragola.
Passando al resto della chiesa, si ordina di porre le immagini sacre sul confessionale dalla parte del penitente, di spianare il pavimento dove necessario, rivedere e riattare il tetto ed imbiancare tutta la chiesa e di restaurare il pulpito, visto lo stato miserevole in cui si trova.
Le sepolture sono trovate a norma.
Riguardo ai paramenti e ai libri liturgici, bisogna aggiustare la pianeta di diversi colori col manipolo e la stola e il manipolo di colore nero e provvedere a due messali nuovi, uno per le messe dei santi e l’altro per i defunti.