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CHIESA

Chiesa di San Famiano

La mattina del 30 dicembre 1720, il vescovo, accompagnato dai convisitatori e da altri membri del Clero, si reca alla chiesa di San Famiano e celebra all’altare della confessione del medesimo santo, poi visita e venera il corpo dello stesso, lì devotamente onorato e conservato in un’urna di legno dorata, nel luogo dove condusse vita eremitica e si addormentò nel Signore. Le tre chiavi dell’urna sono custodite rispettivamente dall’arciprete, dall’arcidiacono e dai priori della Comunità e monsignor Tenderini conferma il decreto del predecessore Aleotti di non rimuovere il cristallo se non per ripulire l’interno dalla polvere e sempre alla presenza dell’arciprete e del vicario foraneo.

Sull’altare di San Famiano, ogni anno, si celebrano, per obbligazione della Comunità, quattro messe per l’anima di Rocco Colella e, per obbligazione della chiesa, due messe ogni domenica e festa di precetto, una il martedì e giovedì se non sono giorni di festa, due per legato di Caterina Pacifici, una per legato di Benedetta Panunzi, dieci per legato di Simone Gemelli, dodici per legato di Patrizio Toi, quattro per legato di Benedetto Ciacchi, ventiquattro per legato di Mattia Colavani, quattro per legato di Francesco Marcossi, cinque per legato di Francesca Egidi, cinque per legato di Bernardino Massa, una al mese per legato dell’abate Gian Francesco Raimondi, con un anniversario e sei messe lette il 12 agosto, una al mese per legato di Maria Procaccioli, dieci per legato del canonico don Bernardino Buffi.

Gian Matteo Massari istituì erede la Comunità e ordinò di vendere i suoi beni e di reinvestirne il ricavato per erigere due cappellanie, con la dote di venticinque scudi e con l’onere di quindici messe ciascuna, e, poiché la Comunità accettò l’eredità con beneficio d’inventario e i beni, sono amministrati dal capitano Marconi, il vescovo intima che, nella congregazione particolare da farsi il 3 gennaio con l’intervento dei priori ed altri, si provveda e prescrive alcune cose per il buon governo della chiesa, dell’ospedale e del legato.

Ispezionato l’altare, lo trova a norma.

L’elenco delle reliquie è inserito nell’apposito registro nella chiesa collegiata. Avendole esaminate, il vescovo ordina di rivederle e di chiudere meglio alcune delle custodie, secondo i loro bisogni.

L’altare maggiore è mantenuto dalla confraternita laicale di San Famiano e possiede soltanto un oliveto e alcune mucche, governati dal signor capitano Marconi, al quale si chiede conto dell’amministrazione.

Visto l’altare, si ordina di coprirlo con tela cerata e stragola; per il resto, risulta sufficientemente provvisto.

L’altare di Sant’Antonio Abate è mantenuto dall’Università dell’Agricoltura, che ha l’onere di far celebrare, durante l’anno, sei messe per l’anima di Angelo Fulci e dodici per devozione dei confratelli.

Il vescovo chiede che gli sia trasmessa la nota dei beni e che lo si informi dell’adempimento.

Riguardo all’altare, si comanda di munirlo di quattro vasetti coi loro fiori, di tela cerata e stragola e del baldacchino entro un mese.

L’altare di San Giuliano è di diritto della chiesa – da cui è mantenuto – ed è privo di oneri. Il vescovo intima di provvederlo di baldacchino e della tela cerata e stragola entro un mese.

Sull’altare di San Carlo, per obbligazione della chiesa, si celebrano quattro messe all’anno per l’anima di Benedetto Ciacchi. Riguardo l’altare, si ordina al depositario Gian Francesco Tomassini di far restaurare interamente la cornice deformata in ogni parte entro due mesi e di coprirlo con tela cerata e stragola.

Sull’altare dei Santi Ottavio e Filippo, di diritto della famiglia Troncarelli, è eretto un beneficio con l’onere di una messa ogni settimana e di corrispondere al sagrestano scudi 2,50 per la manutenzione della detta cappella. Il rettore è il canonico don Carlo Cocchi.

Visto l’altare, si raccomanda di dorare o almeno di dipingere decentemente i candelabri e la loro base, di provvedere a dei vasetti coi loro fiori, alla tela cerata e stragola e di porre i vetri mancanti nella finestra sull’altare, il tutto entro un mese.

L’altare della Pietà, benché opposto agli altari suddetti, si mantiene per devozione, a causa dell’immagine della Beata Vergine lì esistente. Per obbligazione della chiesa, vi si celebrano quattro messe all’anno per l’anima di Benedetto Ciachi. Visto l’altare, il vescovo ordina di coprirlo con tela cerata e stragola e di fissare il paliotto al telaio.

L’altare di Santa Maria della Consolazione, già di diritto della famiglia Paolelli e ora dei Gattucci, è privo di oneri di messa e si celebra soltanto per devozione. Esaminatolo, si intima di coprirlo con tela cerata e stragola; per il resto risulta sufficientemente provvisto.

Si comanda di restaurare uno dei confessionali e di provvederli del sommario della Bolla In Coena Domini e dei casi riservati e di apporre le immagini dalla parte del penitente.

L’organo risulta a norma mentre bisogna restaurare le porte della chiesa e munirle di nuove serrature e chiavi.

Riguardo al corpo della chiesa, bisogna provvedere le finestre di vetri nelle parti danneggiate, soprattutto sull’organo, restaurare il tetto e rintonacare e imbiancare le pareti nelle parti necessarie, il tutto entro due mesi.

Nello stesso tempo, è necessario restaurare il tetto del campanile.

La sagrestia dev’essere dotata di otto corporali e ventiquattro purificatoi, bisogna rinnovare i canoni nei messali e provvedere a due camici coi loro amitti e cingoli e a sei manutergi, come anche a dorare il calice con le due patene e restaurare il manipolo di colore nero e l’altro di diversi colori.

La custodia per la reposizione del Santissimo Sacramento nella festa di San Famiano va coperta internamente con un velo di seta e la sua chiave dorata.

I beni della chiesa sono amministrazione dal depositario Gian Francesco Tomassini.

Poiché però lo stato è oltremodo deteriorato per la mancanza di due fattori che si era soliti deputare per l’esazione dei censi e la cura degli stabili, il vescovo si riserva il diritto di nominarli e, nella congregazione particolare del 3 gennaio, designa Egidio Gratiliano Nardoni e Modesto Buti.

Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, serie G – Vistationes, 21, cc. 247r-250v

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