CHIESA
Collegiata di Santa Maria Assunta
La mattina del 24 dicembre 1720, vigilia di Natale, il vescovo, accompagnato dai convisitatori, i canonici don Innocenzo Floridi e don Gian Pietro Massa, nella cappella del palazzo del cardinale Paracciani, vestiti gli abiti pontificali e preceduto dal Capitolo e dal Clero, sostenendo il baldacchino il governatore e i priori, si reca alla chiesa collegiata – già cattedrale -, alla cui porta, baciata secondo il solito la croce offertagli dall’arciprete, spostatosi poi all’altare maggiore, recitate le preghiere consuete, benedice solennemente il Popolo, i canonici e il Clero, riceve l’obbedienza, tiene un sermone sulla Sacra Visita, fa l’assoluzione dei defunti e celebra messa, al termine della quale apre la visita.
Il Santissimo Sacramento si conserva sull’altare maggiore, nelle pissidi e nell’ostensorio, e, esposto con le solite cerimonie e preghiere, il vescovo, con Quello, benedice il Popolo; ordina poi di indorare la lunetta dell’ostensorio e di fermare i raggi attorno alla sfera entro un mese; per il resto lo trova a norma.
In quanto al fonte battesimale, si comanda di provvederlo di conopeo di seta o simile, di diversi colori, entro un mese e di ripulirlo dalle immondizie.
Gli Oli santi si conservano a cornu Epistolae dell’altare maggiore. Si prescrive di fermare meglio i coperchi del vaso dell’Olio dei Catecumeni e del Crisma e di porre la croce sugli stessi. Similmente, di conservare il vaso dell’Olio degli Infermi in una cassetta di legno, chiusa con chiave e serratura, da utilizzare per ricevere gli Oli santi il giovedì santo; infine di rinnovare l’iscrizione Olea sacra sulla custodia entro due mesi.
La sera del 24 dicembre, il vescovo, rivestito della cappa, assiste ai primi vespri del Natale.
Il mattino seguente, all’ora terza, dopo aver presenziato, durante la notte, all’ufficio e alla messa – avendo tenuto anche la predica, celebra all’altare maggiore e poi, col piviale e la mitria, assiste alla messa cantata, nella quale, parimenti tiene un sermone sul mistero del Natale, prendendo l’argomento da quello dell’Apostolo: Nox praecessit, dies autem appropinquavit. Abiiciamus ergo opera tenebrarum et induamus arma lucis et sicut in die honeste ambulemus, non in commessationibus et in impudicitiis, sed induamini dominum Iesu Christi.
La sera del 25, sempre rivestito di cappa, partecipa ai vespri, tiene la predica ed espone il Santissimo Sacramento nella chiesa di Sant’Angelo.
La mattina del 26, celebra nella chiesa collegiata per poi proseguire la vista.
Ordina di aggiustare i cristalli dei reliquiari e di porvi sopra la croce, laddove manca, e di trasmettere l’elenco.
Sull’altare maggiore è eretta la confraternita del Santissimo Sacramento, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva di Roma, i cui confratelli usano vesti bianche. I suoi beni sono amministrati dal depositario e dai fattori, ai quali si chiede conto della loro gestione. La confraternita ha l’onere di fornire l’altare di cera ogni terza domenica e nell’esposizione del Santissimo Sacramento e quando si porta agli infermi; per il resto si mantiene coi redditi della Fabbrica. Il medesimo sodalizio è tenuto, inoltre, a far celebrare, dai canonici, due messe al mese per l’anima del canonico don Tommaso Colavani, una al mese per Giovanni Pandolfi, due al mese per Tommaso Marioni, una al mese per Mattia Marcucci, dieci all’anno per Girolamo Grossi, una al mese per Giacoma Macchiarelli, una cantata per i confratelli defunti dopo l’ottava del Corpo di Cristo, un’altra simile il 5 ottobre per il canonico don Tommaso Colavani, un’altra ancora simile il 4 giugno per Celestino Salvati, cinque messe all’anno per Francesca Egidii, dodici all’anno per Margherita Marcucci, due alla settimana per il canonico don Gian Domenico Cocchisii da parte del cappellano eletto da parte della confraternita, ma, poiché si suppone che il fondo di questo legato sia stato subastato dalla Fabbrica di San Pietro, il vescovo ordina di indagare per mezzo del depositario Gian Francesco Tomassini, così da informarlo e, nel frattempo, di render conto dell’adempimento. Visto l’altare, si intima di coprirlo di tela cerata e stragola.
L’altare dell’Assunzione è di diritto della chiesa, e, per obbligazione della Fabbrica, si devono celebrare, durante l’anno dodici messe per il canonico don Bernardino Buffa, ventiquattro per Paolo Toi, due al mese per Santa Dolci, una al mese e un anniversario per don Camillo Iorii e un anniversario per i benefattori. Per obbligazione dei canonici, si celebrano, durante l’anno, dodici messe per Virginia Grossi e sei il sabato per l’anima di Margherita Marioni Colavani. L’arciprete deve celebrare altre messe otto, parimenti di sabato, per la medesima Margherita. Allo stesso modo, gli eredi di Andrea Macchiarelli sono tenuti a far celebrare quindici messe all’anno per il suddetto Andrea che lasciò un censo di 50 scudi, reinvestito da parte dei medesimi eredi a carico di Carlo Butti, come per istrumento rogato dal notaio Modesto Butti da Gallese. Ispezionato l’altare, si prescrive di coprirlo con tela cerata e stragola. Avendo saputo che il Capitolo avrebbe utilizzato 30 scudi depositati nelle mani del canonico Marcucci – provenienti dalle elemosine della detta cappella – e gli avrebbe spesi nella visita del vescovo Blasi senza averli mai restituiti, monsignor Tenderini fissa il termine di due mesi per i canonici per reintegrare il detto deposito e ordina che tale somma sia spesa per la decorazione della cappella, secondo l’intenzione dei benefattori, sotto le pene del sequestro dei frutti dei canonicati ed altre ad arbitrio.
Sull’altare dell’Angelo Custode, di diritto della chiesa, è eretta una confraternita di uomini pii che possiede una piccola rendita, sotto l’amministrazione del canonico Marcucci, deputato dal vescovo Aleotti, al quale si chiede trasmettere nota. L’altare un tempo si manteneva per mezzo della confraternita del Santissimo Rosario, ora con le elemosine. Si suppone che al medesimo altare sia stato assegnato un legato da Dionisio Pandolfi. Il vescovo intima al deputato di informarsi al fine di provvedere. Visto l’altare, si comanda di provvederlo di nuove tabelle per i Secreta e di tela cerata e stragola.
Fatto ciò, con la cappa, assiste alla messa cantata e alla predica.
La sera dello stesso giorno, sempre indossando la cappa, partecipa ai vespri, conclusi i quali, tiene la spiegazione della dottrina per i pargoli e il catechismo per gli adulti, da farsi ogni giorno durante la sacra visita, per la preparazione alla cresima e alla comunione generale per la quale si è pubblicata l’indulgenza plenaria concessa dal santissimo nostro papa Clemente XI.
Il mattino seguente, 27 dicembre, la visita prosegue dall’altare di San Giovanni Evangelista. Di diritto della chiesa, vi è eretto un beneficio di patronato della famiglia Petrattini, con l’onere di due messe alla settimana, come anche di una messa cantata nella festa di San Giuseppe e un’altra simile nella festa di San Giovanni a giugno. Il rettore è don Andrea Petrattini, al quale si chiede dell’adempimento. I canonici sono tenuti a celebrarvi, durante l’anno, cinque messe e un anniversario nel mese di agosto per l’anima di Giovanni Battista Panunzii. La confraternita del Santissimo Sacramento è tenuta a far cantare dai canonici due messe, ossia la prima nella festa di San Giuseppe e l’altra nella festa di San Giovanni, per i confratelli defunti. Ispezionato l’altare, si ordina di provvederlo di una nuova pietra consacrata, di una nuova base per i candelabri, di nuove tabelle per le Secreta, di un nuovo paliotto di diversi colori almeno di corame e di una nuova predella entro tre mesi.
Sull’altare della Misericordia è eretta la confraternita omonima, aggregata all’arciconfraternita della Morte di Roma, i cui confratelli usano vesti nere. I beni sono amministrati da un depositario, al quale si intima di render conto della propria gestione. Per obbligazione del suddetto sodalizio, vi si celebrano ogni anno, per mezzo dei canonici, dodici messe per legato di Angelo Fulci, diciotto per legato di Giovanni Battista Crescelini, due per legato di Onorato Romani, cinque per legato di Marzia Monaldi, quattro per legato di Cesare Zeni, una messa cantata nella festa di San Vincenzo Ferrer, un’altra simile nella festa della Decollazione di san Giovanni Battista con l’anniversario per i confratelli defunti nel giorno seguente. Il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento. Visto l’altare, comanda di provvederlo di due altri candelabri d’oricalco, di un nuovo paliotto di diversi colori almeno di corame, di tela cerata e stragola e di porre i vetri mancanti alla finestra sull’altare, entro un mese. Poiché lo stato della confraternita è assai ridotto, come anche le rendite sono a malapena sufficienti per sostenere gli oneri, monsignor Tenderini propone al depositario, ai canonici e ad altri probiviri, di unirla alla confraternita del Santissimo Sacramento.
Sull’altare di Santo Stefano, di ddiritto della famiglia Zazzari, è eretto un beneficio di patronato della medesima famiglia il cui rettore, don Antino Ferruzzi, è tenuto a celebrare due messe alla settimana per Cinzia Salvati e un anniversario il 22 gennaio per la stessa, cinquanta per Celestina Salvati e sei per Antonio Ricciarelli. Si ingiunge di trasmettere la nota dei beni e di informare dell’adempimento. In quanto all’altare, bisogna porre una nuova immagine del crocifisso sulla croce, restaurare il paliotto e la predella, provvederlo di nuove tabelle dei Secreta e di tela cerata e stragola, entro un mese.
Sull’altare del Santissimo Crocifisso, di diritto della chiesa, i canonici sono tenuti a celebrare a turno tutte le domeniche e nelle feste di precetto, come anche i lunedì e venerdì di ogni settimana, e a cantare la messa nella festa della Santa Croce a maggio, di San Carlo e di San Francesco e una per i defunti nell’ottava di Ognissanti per legato di Francesco Galasso. Visto l’altare, si ordina di ridipingere la cornice nelle parti necessarie, di provvedere a sei vasetti coi loro fiori e alla tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare del Santissimo Rosario è eretta la confraternita omonima, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva di Roma, i cui confratelli usano vesti bianche. I suoi beni sono amministrati dagli officiali, ai quali si domanda di render conto della propria gestione. La confraternita, un tempo fiorente, ora è senza governo e quasi derelitta. Si recitava il rosario tre volte alla settimana, nei giorni di mercoledì, sabato e domenica; poi, però, il santo e salutare esercizio fu trascurato poiché la confraternita non volle corrispondere l’elemosina dovuta al sacerdote assistente alla ragione di 6 scudi all’anno. Avendo monsignor Tenderini esortato i canonici a riprendere tale esercizio gratuitamente, per ottenere un premio maggiore dalla Beata Vergine, i canonici don Angelo Iacobelli, don Filippo Iacobelli, don Francesco Ricciarelli, don Carlo Cochi, don Angelo Testa, Giuseppe Maria Ascari. Colle rendite e i beni della confraternita, un tempo furono eretti tre canonicati, con l’onere di una messa quotidiana da celebrare a turno, i cui attuali beneficiati sono don Famiano Cicelli, don Famiano Antonio Colavani e don Francesco Ricciarelli. Il medesimo sodalizio è tenuto a far celebrare due messe al mese per legato di Francesco Iacobelli, due al mese per legato di Maria Ciachi, una al mese per legato di Lavinia Zalfa; una al mese per legato di Cecilia Paolelli, otto all’anno per legato di Francesco Egidi, una all’anno per legato di Marzia Monaldi, cinquantasei per i confratelli e le consorelle defunti, una messa solenne nella festa di San Domenico, quattro anniversari – uno dopo la festa della Purificazione, uno dopo la festa dell’Annunciazione, il terzo dopo la festa dell’Assunzione, il quarto dopo la festa della Natività della Beata Vergine – per i medesimi confratelli, come nella tabella della Sagrestia e per immemorabile consuetudine, una messa il 2 marzo per Costanzo Tiberi, una simile il 6 dello stesso mese per Vittoria Manni, un’altra il 28 aprile per Andrea Cecchini, un’altra ancora il 24 luglio per Felice Crescenti, una simile il 19 settembre per Antonio Tassi, un’altra il 30 dello stesso mese per Lavinia Zalfa, una messa solenne nella prima domenica di ottobre, festa del Santissimo Rosario, una messa cantata dei defunti il giorno seguente per i confratelli defunti, una messa simile il 9 ottobre per Fausta Roscioli, un’altra il 10 dicembre per Bartolomeo Tiberi e un responsorio il 29 novembre per Dionisio Pandolfi. Inoltre, per legato di Rocco Colletta, la confraternita è tenuta a dare ogni anno l’elemosina di 4 scudi e una libbra di cera ai Cappuccini. Per disposizione di Domenico Colavani e coi frutti di 40 luoghi dei monti, deve dotare ogni anno, nella festa di San Famiano, sei fanciulle povere della stessa Città da estrarsi a sorte, con la cedola, un tempo, di 25 scudi oltre la veste per ciascuna, e, al presente, di 20 scudi, a causa della diminuzione dei frutti dei detti luoghi, stante il beneplacito della Congregazione del Concilio. La confraternita era solita anche conferire tre altri sussidi dotali, in parte per legato di Domenico Iori e in parte con l’elemosina di 300 scudi data da un benefattore ignoto, che si suppone fosse stata investita in censi al 8% – i quali censi poi o furono ridotti o persi – e la suddetta confraternita era solita estrarre tre fanciulle, con la cedola di scudi 13,50 oltre la veste. Tuttavia, non potendosi più corrispondere le doti a causa delle numerose richieste, il vescovo si riserva il diritto di provvedere. Oltre ai suddetti oneri, ci sono quattro cappellanie istituite per i seguenti legati: la prima per legato di Pastore Galassi, con l’onere di una messa ogni giovedì e venerdì e due anniversari durante l’anno e l’obbligo di servire in coro nei giorni festivi, in virtù dell’atto di erezione del 20 novembre 1652. Siccome sembrerebbe che il beneficiato don Giorgio Mattei da Tarano avesse rinunciato fin dal 1718, il vescovo prescrive di appurare con l’arciprete e di informarlo così da provvedere tanto per le messe non celebrate quanto per quelle da celebrare; la seconda cappellania è stata istituita con legato di Ottavia Tondi, con l’onere di celebrare due volte alla settimana e un anniversario il 28 dicembre. Il rettore è don Nicola Brondoli; la terza cappellania è stata istituita per legato di Floraspina Tosini, con l’onere di quattro messe al mese e un anniversario durante l’anno. Il rettore è lo stesso Brondoli, al quale si chiede conto dell’adempimento; la quarta cappellania è stata istituita con legato di Antonia Guardiani, con l’onere di una messa ogni settimana e un anniversario durante l’anno. Il rettore è don Bartolomeo Compagni, al quale si ingiunge di trasmettere la nota dei beni e di informare dell’adempimento. Ispezionato l’altare, il vescovo ordina di provvederlo di altri due candelabri di oricalco, di un nuovo paliotto di seta o simile o almeno di corame di diversi colori per i giorni feriali, di tela cerata e stragola e di porre i vetri alle finestre mancanti entro un mese. Fatto ciò, avendo già celebrato la messa di buon mattino, partecipa con la cappa alla messa cantata e alla predica.
La sera, secondo il costume, assiste col Capitolo e il Clero ai vespri, poi spiega la dottrina e il catechismo.
La mattina del giorno seguente 28 dicembre 1720, il vescovo celebra nella stessa collegiata, poi partecipa alla messa cantata, nella quale tiene la predica. La sera, presenzia ai vespri e spiega la dottrina e il catechismo.
Il 29 dicembre 1720, al mattino, celebrata la messa, prosegue la visita, ripredendo dai confessionali, ordinando di restaurare quello vicino il battistero e di apporre i casi riservati sugli altri due.
È necessario rinnovare la lapide della sepoltura esistente presso il confessionale e presso il deposito di Gaspare Tassi, e, a cornu Epistolae, spianare le lapidi dei sepolcri e ripulire le sepolture, soprattutto quella dei bambini.
In quanto al coro, riguardo al materiale, risulta a norma; tuttavia, poiché le puntature sono state annotate ma non corrisposte, monsignor Tenderini assegna il termine di due mesi ai canonici debitori per corrispondere le somme dovute e già liquidate, trascorsi i quali e non saldate, si rilascerà il mandato contro i morosi e, per il futuro, si prescrive che, nella fine dell’anno, si corrispondano le suddette puntature per mezzo dei sindaci coi denari che la confraternita del Sacramento versa ai canonici per le officiature, i quali si stabilisce di consegnare al camerlengo del Capitolo per assegnare ai suddetti canonici, sotto pena di versarne nuovamente del proprio.
Tanto l’organo, quanto il pulpito e le porte della chiesa risultano a norma.
La cima del campanile, vicino alla croce, dev’essere restaurata con la calce entro un mese.
Arrivato in sagrestia, il vescovo comanda di restaurare la pianeta di colore bianco e quella di seta di diversi colori nella parte interiore e, similmente, la pianeta di colore nero e i messali dei Defunti. Per il resto, la trovò provvista.
La chiesa possiede dei censi e i beni stabili amministrati dal camerlengo, al quale si chiede conto della propria gestione.
Il Capitolo consta dell’arciprete, dell’arcidiacono e di dodici canonici e tutti hanno prebenda distinta.