OSPEDALE
Ospedale degli Ammalati
L’ospedale si trova presso l’omonima chiesa di San Giovanni.
C’è un unico altare dedicato a San Vincenzo, sul quale la confraternita è tenuta a far celebrare le seguenti messe, per legato di Pietr’Angelo Pechinoli, nelle feste della Circoncisione di San Fiorenzo vescovo, di San Timoteo vescovo e martire, il 24 gennaio, della Purificazione, di San Giuseppe confessore, dell’Annunciazione, di San Francesco di Paola, di San Giorgio martire, di San Michele Arcangelo a maggio, della Natività di San Giovanni Battista, dei Santi Pietro e Paolo, il lunedì dopo la prima domenica di luglio, dell’Assunzione, di San Ludovico confessore, della Decollazione di San Giovanni Battista, dei Santi Marciano e Giovanni, di San Francesco, della Commemorazione dei Defunti il 2 novembre e di Santo Stefano protomartire.
Tutte le suddette messe sono celebrate dal cappellano della confraternita al quale il vescovo ha chiesto di informarlo dell’adempimento entro quindici giorni.
Ispezionato l’altare, ha ordinato di provvedere a delle tabelle più dignitose per i Secreta, di coprirlo con tela stragola dopo la celebrazione e che almeno i paramenti sacri si portino dall’oratorio di San Giovanni.
L’ospedale è retto dagli officiali della confraternita e, particolarmente, dal depositario, attualmente don Stefano Bernabei.
L’ospedale fu eretto soltanto per i poveri infermi, cittadini o forestieri, per cui nella stanza dove si trova l’altare ci sono sei letti per gli uomini, sufficientemente provvisti.
Nella stanza contigua, a cornu Epistolae, ci sono due letti per le donne, similmente abbastanza muniti.
C’è un’altra stanza ad uso della cucina e dell’ospedaliere.
Nella parte superiore, ci sono altre stanze che servono o per granaio o nel caso in cui dovesse venire in ospedale qualche sacerdote o laico più rispettabile.
Ai malati si somministrano gli alimenti e le medicine finché non guariscano, poi, se forestieri, si trasportano ai luoghi più vicini, come anche gli altri convalescenti o altri legittimamente impediti, che sono trasportati tuttavia dagli altri ospedali, a cavallo, a Civita.
Si ricevono anche i bambini esposti che poi sono portati al vicino ospedale di Rignano, per consegnarli, gradualmente, all’arciospedale del Santo Spirito di Roma.
I sacramenti agli infermi sono amministrati dal parroco di San Benedetto, al quale, per tale motivo, l’ospedale corrisponde 10 scudi l’anno.
Coloro che vi muoiono sono sepolti nella vicina chiesa di San Giovanni Decollato, secondo l’ordine delle sepolture in essa esistenti.
Il registro in cui si annotano gli infermi è custodito dal depositario. L’altro dove si annotano i morti è presso il parroco di San Benedetto.
Diversi anni fa, fu smarrito il libro del catasto che, ultimamente, è stato restituito al depositario don Stefano Bernabei, sotto il sigillo della confessione.
Fra gli officiali che si deputano tutti gli anni per il governo dell’ospedale, ci sono il priore, il depositario e due visitatori degli infermi, ai quali il vescovo ha raccomandato vivamente l’esercizio della misericordia, occupandosi amorevolmente dei poveri malati, e di informarlo e rendere conto delle passate amministrazioni.
Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, Littera G – Visitationes, 21, cc. 30r–31v