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CHIESA

Chiesa di Santa Maria

Di diritto della Comunità, dalla quale è mantenuta, fu costruita per volontà di Giulia Farnese, principessa di Carbognano.

L’altare maggiore, dove riposa il corpo di san Giulio martire, è di diritto del principe; vi è eretto un beneficio di suo patronato, con l’onere di quattro messe la settimana, il cui rettore è don Giuseppe Pini, al quale il vescovo ha ordinato di trasmettere la nota dei beni e di informarlo dell’adempimento.

C’è anche un legato di dodici messe per Angelo Liberii, celebrate dallo stesso sacerdote, che si è raccomandato di annotare nella tabella.

Esaminato l’altare, mancando di nuove tabelle dei Secreta e dei fiori e di tela cerata e stragola, si è disposto di farlo presente alla principessa, confidando nella sua pietà.

Sull’altare di San Girolamo, per testamento di Giovanni Battista Pucciolotti, i cui eredi sono i padri dell’oratorio di San Filippo Neri e il conservatorio delle fanciulle di Sant’Eufemia di Roma, è eretta una cappellania, con l’onere, per il cappellano pro tempore, di celebrare tre messe la settimana e due anniversari all’anno e di ascoltare le confessioni. Il rettore è don Giovanni Sinni, al quale si è ordinato di trasmettere la nota dei beni e di render conto dell’adempimento.

Visto l’altare, il vescovo ha disposto di provvederlo di baldacchino e di tela cerata e stragola mentre, quanto alle suppellettili, è necessario restaurare la pianeta di diversi colori e di dorare il calice entro un mese.

Il suddetto Pucciolotti, inoltre, con testamento rogato il 12 luglio 1616 per gli atti di Domenico Amadei, notaio dell’Auditor Camerae, gravò gli eredi a corrispondere ogni anno 100 scudi alla Comunità per dotare le fanciulle povere del luogo.

L’altare di San Liberato è di diritto della famiglia di Giovanni Petrolomi e vi si celebrano le seguenti messe: sedici per Giovanni Petrolomi; venti per Domenico Petrolomi; ora venti, ma un tempo ventisette, per Francesco Fratini, celebrate da don Tommaso Carosi; tante messe in ragione dei frutti di una casa con stalla, alla ragione di 2 giuli, per Francesco Martinozzi, celebrate da don Filippo Martinozzi.

Il vescovo ha ingiunto ai suddetti sacerdoti di esibire la nota dei beni e di informarlo dell’adempimento entro un mese.
L’altare è rimasto sospeso perché privo di tutto il necessario per la celebrazione della messa e si è assegnato il termine di un mese agli eredi e ai legatari per provvedere, dichiarandolo altrimenti devoluto.

Sull’altare di Santa Lucia è eretta la confraternita dei Disciplinati che si occupa di mantenerlo.
Vi si celebra solennemente la festa della santa titolare e un anniversario per i defunti.
Visto l’altare, si è ordinato di coprirlo con tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare di San Michele Arcangelo è eretto un beneficio semplice con l’onere di una messa al mese e di una messa cantata coi vespri nella festa del santo titolare. È retto da monsignor Domenico Passionei.

Esaminato l’altare, il vescovo ha raccomandato all’agente di far presente al rettore la necessità di alcuni vasetti di fiori, di un piccolo sgabello per il messale e di tela cerata e stragola.

L’altare di San Giuseppe fu costruito da Paolo Magrini, che lo dotò, come per istrumento rogato da Vincenzo Carosi, con l’onere di una messa al mese. C’è anche un legato di diciotto messe per Artemisia Procaccioli.

Visto l’altare, si è ordinato di provvederlo di baldacchino, di nuove tabelle dei Secreta, di tela cerata e stragola entro un mese.

L’altare del Santissimo Crocifisso è di diritto della famiglia Perelli e vi è eretto un beneficio con l’onere di tre messe all’anno, in virtù della riduzione ottenuta. Si è chiesto al rettore di trasmettere la nota dei beni e di render conto dell’adempimento.

Già sospeso dal vescovo Aleotti perché privo delle suppellettili necessarie alla celebrazione della messa e trasferite le messe sull’altare maggiore, si è dato due mesi di tempo onde provvedere, dichiarandolo altrimenti devoluto.

L’altare di Sant’Antonio Abate è di diritto della chiesa e c’è un legato di trentasei messe all’anno per l’anima di Francesco Pasquali, con la dote di un censo in sorte di 100 scudi. Anche questo altare fu sospeso dal vescovo Aleotti e si è disposto come per il precedente.

L’altare di Santa Maria ad Nives o dei Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista è di diritto della Comunità, la quale ha la facoltà di deputare il cappellano – attualmente don Angelo Martinozzi – per la celebrazione di quattro messe la settimana e due anniversari all’anno, come per testamento di Domenico Pacelli.

Visto l’altare, si è ordinato di coprirlo con tela cerata e stragola mentre, quanto alle suppellettili, bisogna provvedere a una nuova pianeta di colore nero entro un mese.
Sull’altare della Santissima Resurrezione è eretto un beneficio o cappellania per disposizione di Angelo Picciolotti, posseduto dai padri dell’Oratorio di san Filippo Neri di Roma, con l’obbligo di far celebrare due messe la settimana, una il lunedì, l’altra a piacere. L’officiante è don Tommaso Carosi.

Quanto all’altare, si è ingiunto di dipingere la base dei candelabri, di provvederlo di nuove tabelle dei Secreta, di coprirlo con tela cerata e stragola e di restaurare la predella entro due mesi, quanto invece alle suppellettili, di dorare il calice.

Sull’altare di San Giovanni Decollato è eretta la confraternita omonima o della Misericordia, i cui beni sono amministrati da degli officiali, ai quali si è chiesto di render conto della loro amministrazione. La confraternita è aggregata all’arciconfraternita sotto il medesimo titolo in Roma e i confratelli usano vesti nere ed è tenuta a far celebrare sei messe per Giovanni Ferruzzi; cinque messe per Giulia Gottardi; sei per Anna Carosi e una nella festa del santo titolare per legato di Giovanni Oddi.

C’è anche un legato di dodici messe per Giovanni Sercamilli, per obbligazione dell’usufruttuaria Maddalena Cosmi, alla morte della quale le succederanno gli eredi di Marta Sercamilli, con l’onere di corrispondere ogni anno 5 giuli alla detta confraternita.

Il vescovo ha richiesto diritto di informarlo dell’adempimento.

Quanto all’altare, ha ordinato di coprirlo con tela cerata e stragola mentre, per le suppellettili, di dorare il calice.

L’altare di San Vincenzo Ferrer è di diritto della chiesa, ma attualmente è sospeso, finché non si sarà restaurato e provvisto di tutto il necessario, come si è impegnato a fare Giuseppe Sala.

Il pulpito è a norma.

In merito al corpo della chiesa, si è disposto di munire le finestre di vetri nelle parti danneggiate, restaurare il tetto, togliere le immondizie, aggiustare il pavimento e la porta, provvedere a un vaso per l’acqua benedetta e imbiancare tutto entro tre mesi.

Fonti: ASDCC, Dioc. Civita, Ordinamento Mengacci, Littera G – Visitationes, 21, cc. 203v-206v

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