CHIESA - PARROCCHIALE
Chiesa di San Vittore Martire
La sera del 4 giugno 1720, il vescovo, accompagnato dai convisitatori, si reca alla chiesa di San Vittore, dove è accolto dal parroco don Lorenzo Agostini, dal coadiutore don Aurelio Pacelli e dagli altri membri del Clero e, fatta prima l’assoluzione dei defunti, secondo l’uso, procede alla visita.
Premessa l’incensazione e le preghiere consuete, venera il Santissimo Sacramento, tanto nella pisside quanto nell’ostensorio, e, perlustrato diligentemente il ciborio, lo trova a norma e con Quello benedice il Popolo.
Il battistero si trova in un angolo. Il vescovo ordina di coprirlo con un baldacchino e di munirlo di una conca, almeno di rame o di oricalco, per raccogliere l’acqua che scende dal capo del battezzato e riversarla nel sacrario, il tutto entro un mese.
È necessario innalzare ed elevare il vaso del sacrario e di costruirlo a guisa di custodia, scrivendoci sopra, a chiare lettere “Sacrarium”.
La custodia degli Oli santi è presso l’altare maggiore e il vescovo ordina di coprirla con un velo di seta o di dipingerla decentemente, come anche di porre una croce sul vasetto e di scrivere, sopra la detta custodia, “Oleum Infirmorum” entro quindici giorni.
Siccome molte delle reliquie sono racchiuse in un’unica croce, si rinnova il decreto del vescovo precedente ossia che si faccia un’altra croce di legno dorata all’interno e la si collochi, esposta con sei lumi accesi, per la debita venerazione del legno della Croce. Si stabilisce che le altre reliquie si collochino nell’altra croce decentemente dorata e che i reliquiari privi di autentiche non si espongano, ma si conservino nella custodia delle reliquie.
Sotto l’altare maggiore riposa il corpo del patrono san Vittore in una nobile urna la quale il vescovo proibisce di spostare per portarla in processione senza, preferendo che si trasporti una reliquia dello stesso santo lasciata appositamente fuori dell’urna e collocata in una figura di legno. Similmente, riguardo all’urna, ordina di restaurare i due candelabri in modo che si possano accendere i lumi nella festa del santo protettore e quando si apre l’urna. Sull’altare è eretta la confraternita del Santissimo Sacramento, aggregata all’arciconfraternita di Santa Maria sopra Minerva di Roma, i cui confratelli usano vesti rosse. I beni della medesima sono amministrati dai suoi officiali, ai quali si chiede conto della loro gestione. Il sodalizio è tenuto a far celebrare ogni anno due messe per legato di Giacoma Rezzetti, cinque per legato di Virginia Vittorelli, dieci per legato di Anselmo Pasquali, cinque per legato di Arcangelo Latini e dieci per legato di Lucrezia Troncarelli. Sullo stesso altare, è eretta la confraternita laicale di San Vittore, i cui beni sono amministrati dai suoi officiali, e che è tenuta a far celebrare annualmente quattro messe per legato di Bernardina Ciani, due per legato di Andrea Ciprianetti e cinque per legato di Vincenza Pizzale. Vi sono anche: un legato di quaranta messe per l’anima di Giacomo Petrucci, celebrate dal curato e dal suo coadiutore; un anniversario per Vittore Agostini, per obbligazione degli eredi; un legato di dieci messe – o più, nel caso siano maggiori i frutti provenienti dal castagneto in contrada Lantera – per Lucrezia Troncarelli, per obbligazione degli eredi, Francesco Agostini e i fratelli Caldarozzi, possessori del detto castagneto. Nella tabella della chiesa, si trovano annotate anche centoquattro messe all’anno per Curzio Agostini, per obbligazione del patronato della famiglia Agostini, un tempo posseduto da Stefano Falaschi, per cui il vescovo ordina di informarsi, non essendo descritte in altre visite, al fine di provvedere e di informarlo dell’adempimento. Riguardo all’altare, che è mantenuto dalla confraternita del Santissimo Sacramento per le sacre suppellettili, l’olio e la cera per tutto l’anno, particolarmente nella festa del Santissimo Corpo di Cristo e durante l’ottava, si confermano i decreti dei vescovi predecessori, ossia che gli altri legatari i quali hanno degli oneri di messe fissi, tanto su questo altare quanto sull’altare di Sant’Andrea, non usino i ceri offerti dalla confraternita. Si comanda anche che gli officiali della confraternita curino il rinnovo del catasto dei beni con l’espressione dei confini e degli istrumenti entro sei mesi, essendo i beni descritti in modo confuso. Fatto ciò, il vescovo inizia l’esercizio della Dottrina Cristiana per i pargoli e la spiegazione del catechismo per gli adulti, da farsi ogni giorno, di sera, per preparare i primi al sacramento della Cresima e i secondi alla comunione generale.
Al mattino del 5 giugno, il vescovo si reca nuovamente nella suddetta chiesa e, celebrata la messa, prosegue la visita.
Essendo venuta meno la cura dell’altare del Suffragio per mezzo della confraternita omonima aggregata all’arciconfraternita sotto il medesimo titolo di Roma – come per bolla del 15 dicembre 1680 – a motivo del raffreddarsi della carità e dell’allontanarsi dei confratelli, traviati e menzogneri fin dalla nascita, il vescovo lo affida al parroco, raccomandandogli l’esercizio della devozione affinché non vengano meno le indulgenze che, per la suddetta aggregazione, servono a suffragare le anime dei defunti. L’altare non ha oneri, ma si mantiene con le questue dei cittadini. Si prescrive di eleggere due uomini onesti che, con delle cassette chiuse, possano raccogliere le elemosine e che le stesse cassette siano aperte ogni mese dal parroco della chiesa, annotandole nel registro particolare così da provvedere l’altare di tutte le cose necessarie – ossia di una nuova pietra sacra, di nuove tabelle dei Secreta, di candelabri e di sgabello entro sei mesi – incorrendo, in caso contrario, nella sospensione.
Sull’altare di Sant’Ambrogio, di diritto della famiglia Cicelli, è eretto un beneficio, con l’onere di una messa alla settimana, il cui rettore è don Felice Molini, romano, per concessione del vescovo Blasi, al quale si intima di trasmettere la nota dei beni e di informare dell’adempimento entro otto giorni. C’è anche un legato di una messa al mese per l’anima di Vittore Cicelli, celebrata da don Giuseppe Tani. Ispezionato l’altare, essendo privo dei candelabri e di tutte le altre suppellettili per la celebrazione della messa, il vescovo assegna tre mesi per provvedere, procedendo, altrimenti, al sequestro dei frutti.
Sull’altare di San Vincenzo, di diritto della famiglia Sprega, sono eretti: un beneficio o legato posseduto dal chierico Pietro Antonio Sprega, con l’onere di messe due al mese, e un beneficio o legato simile posseduto da don Pietro Ianni da Canepina, con l’onere di una messa alla settimana e un anniversario – ovvero una messa cantata e quattro lette, il 23 novembre, giorno della morte del testatore Antonio Sprega. Visto l’altare, il vescovo ordina di spostare in avanti la pietra sacra, di provvedere a nuove tabelle dei Secreta, al baldacchino, alla tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare di San Giovanni Evangelista, di diritto della famiglia Agostini, è eretto un beneficio con l’onere di una messa alla settimana, celebrata da don Lorenzo Agostini, al quale si chiede di informare dell’adempimento. C’è anche un legato di una messa istituito da Lorenzo Agostino, il quale consegnò 25 scudi a don Giovanni Battista Menelao, parroco di questa chiesa, col patto che, lui vivente, celebrasse la suddetta messa e, defunto, l’investimento rimanesse per comodo della chiesa, col medesimo onere. Non avendo però l’erede di don Giovanni Battista, Ambrogio Scarlini, ancora consegnato la somma dovuta, monsignor Tenderini assegna il termine di quindici giorni, per depositarla e informarlo dell’adempimento, passati i quali si rilascerà un mandato contro i beni ereditari, con l’intimazione anche della casa. C’è un legato di una messa alla settimana, con un anniversario e cinque messe lette il 5 maggio, istituito da Giuseppe Agostini, con la dote di 150 scudi in censo, già estinto nelle mani del chierico Francesco Agostini, contro il quale, i vescovi predecessori decretarono più volte e rilasciarono mandati per un nuovo investimento e, come risulta dalla seconda visita del vescovo Blasi, si asserisce che la somma sia stata rinvestita a carico di Isidoro Agostini. Il rettore è il suddetto don Lorenzo, al quale si chiede di informare dell’investimento e dell’adempimento entro tre giorni. Essendo privo di tutte le cose necessarie per suo ornamento e per la celebrazione della messa, si prescrive di provvederlo di candelabri, vasetti di fiori, tabelle dei Secreta, tovagliolo o tovaglie decenti e sufficienti, tela cerata e stragola, il tutto entro un mese, sottoponendolo altrimenti alla sospensione e ordinando al vicario foraneo di porre il sequestro sui frutti.
Sull’altare di Sant’Antonio di Padova, di diritto della chiesa, si celebrano quattro messe per l’anima di Giovanni Bertini, dodici per Lorenzo Pelazzi, dieci per Lucrezia Troncarelli, sei per Margherita Pelazzi. Le quali messe sono celebrate dal parroco, con l’elemosina manuale da corrispondersi per mezzo dell’economo dell’altare, eretto per devozione dei pii, e dai frutti dei beni spettanti. L’economo attuale è don Giuseppe Falaschi, al quale si chiede conto della propria gestione e di informare dell’adempimento. In quanto all’altare, si ingiunge di spostare indietro la base dei candelabri di quattro dita e di provvederlo di tela cerata e stragola e di baldacchino.
L’altare di San Sebastiano è mantenuto dall’omonima confraternita laicale, la quale è tenuta a far celebrare ogni anno sei messe per l’anima di don Vittore Vittorelli e cinque per Sebastiana Vittorelli. Il vescovo chiede agli officiali di rendere conto della gestione dei beni e di informarlo dell’adempimento degli oneri. C’è anche un legato di dieci messe per l’anima di Vittore Pasquali, per obbligazione degli eredi, come si suppone, con la dote di una cantina nella contrada Irrosciolo e un pezzo di terra, secondo la visita del vescovo Aleotti. Monsignor Tenderini ordina di citare i suddetti eredi per informarlo dell’adempimento entro tre giorni, rilasciando altrimenti un mandato esecutivo contro ciascuno di essi, con l’intimazione anche della casa. Visto l’altare, comanda di eseguire i decreti del suo predecessore, nella prima e nella seconda visita, ossia di restaurare la cornice, dipingere la base dei candelabri, porre una statua del Crocifisso in croce, provvedere alle tabelle dei Secreta e restaurare la predella entro due mesi, trascorsi i quali, la confraternita sarà soppressa e sarà deputato un economo.
Riguardo all’altare di San Giacomo, già di diritto della famiglia Petrucci, con l’onere di settantacinque messe per obbligazione degli eredi, poiché gli eredi sono incerti e i beni non sono noti, i vescovi predecessori ordinarono di raccogliere informazioni, finora inutili. A motivo di questo legato e dell’altro consimile nella chiesa di Sant’Andrea, all’altare dello Spirito Santo, il commissario della Fabbrica, in virtù delle sue facoltà, agisce contro i beni ereditari e contro i possessori terzi, come ha riferito don Egidio Scarlini, al quale il vescovo ingiunge sia di insistere col commissario per l’instaurazione dei legati e l’adempimento delle messe sia di informarlo dell’esito della causa. L’altare, un tempo concesso al capitano Giacomo Iacobuzzi, è ora curato, per devozione, da Flavia Ianni, alla quale si raccomanda vivamente che provveda a nuove tabelle dei Secreta, a quattro vasetti coi loro fiori, al baldacchino e alla tela cerata e stragola.
L’altare del Santissimo Crocifisso o di San Giovanni Evangelista è sospeso da molti anni per cui si ordina a don Bartolomeo Ercoli, rettore del beneficio erettovi, con l’onere di due messe al mese, di demolirlo e di trasferire il quadro all’altare della sua famiglia sotto il titolo di San Nicola, e di celebrare lì le dette messe, trasmettendo la nota dei beni e informando dell’adempimento entro cinque giorni.
L’altare della Pietà è di diritto di Marco Antonio Saccini e degli eredi di Angelo Menecucci che sono tenuti a far celebrare due messe al mese per i fondatori. Il vescovo chiede di informarlo dell’adempimento e di trasmettere la nota dei beni e, riguardo all’altare, di provvederlo di nuove tabelle dei Secreta, di baldacchino, di tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare di Sant’Andrea, di diritto della famiglia Troncarelli, c’è un legato di una messa al mese, celebrata da don Filippo Troncarelli, al quale similmente si chiede conto dell’adempimento. Nelle visite di Aleotti e Blasi si fa menzione anche di un altro legato per l’anima di Lucrezia Troncarelli, del quale non si avevano notizie; tuttavia, poiché il commissario della Fabbrica, come si asserisce, ha preso possesso di un pezzo di terra a castagneto riportato nella tabella della chiesa, sotto le obbligazioni dell’altare maggiore, monsignor Tenderini ordina di trattare col medesimo affinché il suddetto pezzo di terra si assegni al rettore di questo altare per adempimento delle suddette messe. In quanto alla struttura, si prescrive di provvedere a nuove tabelle dei Secreta, al baldacchino e alla tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare di Santa Monica è eretta la confraternita dei Cinturati, agli officiali della quale si chiede di rendere conto della gestione dei beni. La medesima confraternita è tenuta a far celebrare, ogni anno, dodici messe per l’anima di Lorenzo Pelazzi, dieci per Lucrezia Troncarelli, cinque per Silvestra Cagnoni, sei per don Vittore Vittorelli – ossia due nella festa del santo titolare il 4 maggio, una il giorno seguente, due nella festa di Sant’Agostino e l’ultima nella festa di San Nicola da Tolentino – le quali messe sono tutte celebrate dal curato don Lorenzo Agostini, al quale si chiede di informare dell’adempimento. Ispezionato l’altare, il vescovo ordina di provvedere a una nuova pietra sacra – rimuovendo l’antica con la cornice di legno – al baldacchino e alla tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare di San Nicola, già di diritto della famiglia Iselli, ora Ercoli, in virtù della concessione fatta dal vescovo Aleotti a Felice Andrea Ercoli il 19 aprile 1701, ci sono due legati: uno di dieci messe istituito da Francesca, moglie di Lorenzo Iselli; l’altro di quaranta messe fondato da don Bartolomeo e altri Ercoli il 25 gennaio 1710, per gli atti di Marcello Peretti, il cui rettore è don Bartolomeo Ercoli, al quale si chiede conto dell’adempimento. Riguardo all’altare, si ordina di provvederlo di nuove tabelle dei Secreta, del baldacchino e di tela cerata e stragola entro un mese.
Sull’altare dei Santi Nicola e Vincenzo, già del Presepe, di diritto di Cosmo Zezi, la confraternita delle Stimmate di san Francesco di Vignanello è tenuta a far celebrare una volta al mese. Il vescovo domanda di informarlo dell’adempimento. Essendo l’altare quasi spoglio, si assegna alla suddetta confraternita il termine di quindici giorni per provvedere a tutte le cose necessarie per la celebrazione della messa, trascorsi i quali, sarà dichiarato devoluto e assegnato a Lorenzo Bucciotti, nipote del suddetto Cosma, con l’onere di provvedere alle sacre suppellettili e mantenerlo.
L’altare dei Santi Giovanni Battista e Girolamo è di diritto della famiglia Narduzzi e, per legato, don Stefano Scapigliati, parroco di Chia, vi celebra una messa al mese. Il vescovo ordina di spostare in avanti la pietra sacra, di provvedere a dei vasetti coi loro fiori, a un paliotto di diversi colori almeno di corame, alla tela cerata e stragola e al baldacchino entro un mese.
Bisogna aggiustare il baldacchino del pulpito.
I confessionali sono oltremodo vecchi e cadenti per cui monsignor Tenderini comanda di rinnovarli e di porre le grate da entrambi i lati con fori più stretti, posizionandone uno alla destra e l’altro alla sinistra della porta dell’oratorio, mettendo sugli stessi il sommario della bolla In Coena Domini e i casi riservati.
L’organista Giacomo Paesani ha fatto presente la necessità del rinnovo del bancone dell’organo, della pulitura dalla polvere e dalle immondizie, di demolire palchetto e costruire e si è offerto di rinunciare, per tale motivo, alla provvisione di due anni. Il vescovo approva la proposta e l’offerta e incarica il parroco e il vicario foraneo di adoperarsi coi priori della Comunità, le altre confraternite e i patroni degli altari per il completamento dell’opera.
Si ordina realizzare una sepoltura per le donne entro tre mesi e di seppellirle separatamente dagli uomini.
Avendo esaminato le sacre suppellettili, monsignor Tenderini prescrive di dorare il calice e la patena, nel frattempo sospendendolo.
Le finestre della chiesa devono essere munite di vetri, vanno rimossi gli scanni, non adoperandoli se non durante le prediche e, all’esterno, bisogna togliere l’immondizia.
La chiesa è retta da un curato – attualmente don Lorenzo Agostini – e da un coadiutore – nella persona di don Aurelio Pacelli.
I registri parrocchiani sono a norma.
La Parrocchia consta di 226 famiglie, 660 anime di comunione e 342 non comunicanti, per un totale di 1002 individui.
La sera dello stesso giorno, nella stessa chiesa, nell’occasione dell’ottava del Corpo di Cristo, il vescovo assiste all’esposizione del Santissimo Sacramento, prima di esplicare il catechismo al Popolo.
Annesso alla chiesa di San Vittore, si trova l’oratorio del Santissimo Sacramento, dove si conservano le sacre suppellettili, tra le quali si ordina di restaurare due pianete nella parte anteriore e si sospende una di colore nero. Il vescovo prescrive la redazione dell’inventario. Per il resto, trova l’oratorio sufficientemente provvisto.